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Persona e famiglia > Felicemente

Il dolore cronico che coinvolge corpo e mente

di Benedetta Ionata

- Fonte: Città Nuova

Il dolore cronico non è solo un’esperienza fisica, ma coinvolge processi emotivi e cognitivi che amplificano la sofferenza. Stress, umore negativo e attenzione costante ai sintomi interagiscono, rendendo centrale l’approccio psicologico per ridurre il disagio e migliorare la qualità della vita

Un uomo seduto sul divano si tiene la testa. Foto di Nik Shuliahin da Unsplash.

Il nostro cervello interpreta il dolore come stress e da questa interpretazione si attivano i nostri sistemi di risposta, in particolare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e il sistema nervoso simpatico. Questi sistemi, a loro volta, rilasciano ormoni dello stress come il cortisolo e l’adrenalina, che hanno lo scopo di proteggere l’organismo nelle crisi di breve durata.

Nel lutto acuto, ad esempio, queste risposte sono adattive, perché ci aiutano ad affrontare lo shock e il disagio. Tuttavia, se non vengono risolte, gli stessi sistemi possono disregolarsi. Di conseguenza, il sistema neuroendocrino può produrre quantità più consistenti di cortisolo, che a sua volta può portare a infiammazione e allo sviluppo di malattie croniche.

Il dolore cronico può essere compreso sicuramente come un’esperienza fisica, ma non solo. È infatti un fenomeno complesso in cui processi corporei, emotivi e cognitivi si intrecciano. Uno studio che ha esaminato diverse condizioni di dolore cronico, mostra che queste condizioni sono associate a un funzionamento psicologico simile e sistematicamente compromesso. Le persone che convivono con una o più di queste condizioni tendono infatti a riportare un maggiore carico di sintomi somatici, livelli più elevati di stress percepito, una predominanza di affetti negativi, una riduzione degli affetti positivi e una maggiore propensione alla catastrofizzazione del dolore, ovvero a interpretare l’esperienza dolorosa come minacciosa, incontrollabile e invalidante.

Sebbene alcune condizioni mostrino associazioni leggermente più forti con specifiche dimensioni psicologiche, il quadro generale suggerisce che il disagio psicologico che accompagna il dolore cronico sia in larga misura condiviso tra le diverse diagnosi. In particolare, il numero e l’intensità dei sintomi fisici percepiti emergono come l’aspetto più strettamente legato al dolore cronico. Questo significa che non conta solo quanto fa male una specifica parte del corpo, ma anche quanto una persona è costantemente concentrata sulle sensazioni fisiche, quante ne avverte e come le interpreta. Quando molti segnali corporei vengono vissuti come fastidiosi o preoccupanti, l’esperienza del dolore tende ad amplificarsi e a occupare sempre più spazio nella vita quotidiana. In questo senso, il dolore cronico diventa parte di un vissuto corporeo globale, in cui il corpo viene percepito come fragile, problematico o fonte continua di allarme.

Un ulteriore elemento rilevante riguarda il numero di condizioni di dolore presenti nella stessa persona: all’aumentare delle condizioni, si osserva un progressivo peggioramento del funzionamento psicologico, suggerendo che l’accumularsi del dolore cronico comporti un crescente carico emotivo e cognitivo.

Le diverse variabili psicologiche considerate nello studio risultano fortemente interconnesse, indicando che stress, umore negativo, sintomi somatici e modalità disfunzionali di elaborazione del dolore possono essere intesi come espressioni di processi psicologici più ampi e condivisi.

Vista in questo modo, l’esperienza del dolore cronico sembra essere sostenuta da meccanismi comuni a molte condizioni diverse, più che da cause legate esclusivamente a una singola diagnosi. Questo è un punto importante, perché suggerisce che non è necessario un trattamento completamente diverso per ogni tipo di dolore. Interventi psicologici che lavorano su questi processi di base, come il modo di gestire le emozioni, di affrontare lo stress o di relazionarsi al dolore, possono essere utili in molte forme di dolore cronico. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale, la mindfulness e le terapie basate sull’accettazione aiutano le persone a sviluppare una relazione meno conflittuale con il dolore. Così facendo si riduce la sofferenza emotiva e si migliora la qualità della vita, indipendentemente dal tipo specifico di dolore.

Poiché la relazione tra dolore e funzionamento psicologico è probabilmente bidirezionale, il disagio emotivo può sia contribuire allo sviluppo e al mantenimento del dolore sia rappresentarne una conseguenza, rendendo particolarmente importante una presa in carico precoce e integrata. Nel complesso, questi risultati rafforzano una visione del dolore cronico come esperienza soggettiva complessa, in cui la dimensione psicologica non è accessoria, ma centrale per la comprensione, la valutazione e il trattamento della sofferenza.

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