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Persona e famiglia > Noi due

Famiglia e scuola: quando la rete di supporto non funziona

di Dorotea Piombo

- Fonte: Città Nuova

Ascolto vero e impegno condiviso sono fattori chiave nell’educazione dei bambini. La scuola diventa così ponte di sostegno e alleata dei genitori

Foto Pexels

Il rapporto tra scuola e famiglia è il cuore pulsante dell’educazione, un’alleanza che sostiene lo sviluppo del bambino, specialmente quando emergono disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) come dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia. Queste difficoltà non colpiscono solo il minore, ma attivano dinamiche relazionali complesse: i genitori vivono un lutto ambivalente per il “figlio ideale” non realizzato, oscillando tra negazione, rabbia e senso di colpa, mentre la scuola rischia di medicalizzare il problema invece di personalizzarlo.

La Legge 170/2010 e le Linee guida ministeriali prevedono il PDP (Piano Didattico Personalizzato) per i DSA, ma la pratica rivela baratri comunicativi: famiglie che si sentono giudicate, insegnanti sovraccarichi che delegano, e il bambino, piano piano, interiorizza una sensazione di fallimento. Clinicamente, questo può generare uno stress cronico parentale (con rischi di burnout e conflittualità coniugale), bassa autostima infantile e ritardi evolutivi prevenibili con una rete empatica. Ogni genitore merita di vedere il talento del figlio oltre le sillabe inceppate.

Anna e Luca sono i genitori di Tommaso, un bambino di 9 anni con dislessia diagnosticata in terza elementare. Tommaso, vivace e creativo, eccelle nel disegno e nello sport, ma a scuola legge sillabando con sforzo visibile, confonde “b/d” e produce testi illeggibili, scatenando pianti serali sui compiti. Anna, impiegata part-time, si consuma in ore di “aiuti” che diventano battaglie, provando vergogna per non aver “capito prima”. Luca, meccanico con turni estenuanti, reagisce con frustrazione (“Sforzati di più!”), accumulando risentimento verso una scuola percepita come ostile. Le maestre etichettano Tommaso come “pigro” o “non collaborativo”, ignorando i segnali clinici; i colloqui terminano in accuse reciproche: “A casa non fate nulla!” contro “Voi non capite la fatica!”. La tensione erode la coppia: litigi notturni, isolamento sociale… Tommaso che disegna mostri simboleggianti la sua rabbia scolastica. Senza un PDP efficace, la rete collassa, rischiando demotivazione cronica e familiare disgregata.

La svolta arriva piano, con il supporto di uno psicologo che insegna loro a comunicare in modo nuovo, empatico e concreto. Anna e Luca imparano prima gli “Io-messaggi”: invece di accusare, dicono: “Mi sento impotente quando vedo Tommaso piangere sui compiti, possiamo trovare insieme delle soluzioni?”. Creano un semplice diario casa-scuola, in cui annotano ogni giorno i piccoli successi di Tommaso – come il fatto che comprende meglio le mappe concettuali rispetto ai testi lunghi, o che riassume oralmente un capitolo con grande chiarezza. Rivedono il PDP di Tommaso: aggiungono strumenti come software che leggono ad alta voce, tempi extra per le verifiche e meno compiti, con prove orali al posto di quelle scritte. Tutto monitorato direttamente da genitori e insegnanti. Provano anche role-playing a casa per prepararsi ai colloqui: imparano ad ascoltare davvero, dicendo frasi come: “Capisco che gestire una classe intera sia una sfida grande”. Condividono foto dei progressi di Tommaso in un gruppo WhatsApp con le maestre, e usano stellette per premiare lo sforzo, non solo il risultato. Dopo sei mesi, Tommaso finisce il suo primo audiolibro con un sorriso, Anna e Luca dividono meglio i compiti di casa, e il dialogo con la scuola diventa un vero ponte di sostegno.

Questa storia ci ricorda che ogni famiglia merita un ponte solido tra casa e scuola, fatto di ascolto vero e impegno condiviso. Genitori, continuate a costruire con pazienza e fermezza: il vostro bambino ha bisogno della vostra voce per far sentire i suoi talenti. Insegnanti, aprite le porte a un dialogo senza giudizi: il vostro ruolo è accogliere ogni alunno, DSA o no, per far fiorire il diritto allo studio come seme di futuro. Insieme, quando la rete funziona, nessuno resta solo – e ogni bambino cammina verso la luce della propria unicità.

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