L’aurora boreale è uno dei fenomeni naturali più affascinanti: nasce dall’interazione tra le particelle cariche emesse dal Sole e il campo magnetico terrestre, che trasforma il cielo notturno in veli luminosi verdi, rossi e violacei. Secondo la NASA, i colori dipendono dal tipo di gas presente nell’atmosfera e dall’altitudine: l’ossigeno produce luce verde a quote più basse e rossa a quote più alte, mentre l’azoto può generare sfumature blu o viola.
In condizioni normali lo spettacolo è limitato alle alte latitudini e attira ogni anno migliaia di viaggiatori verso mete come Norvegia settentrionale, Lapponia finlandese e svedese, Islanda e Canada artico, poli del cosiddetto turismo dell’aurora. Negli ultimi anni, però, l’intensa attività del Sole legata al massimo del ciclo solare ha aumentato la frequenza e la forza delle tempeste geomagnetiche, spingendo le aurore sempre più a sud. È in questo contesto che si inserisce l’eccezionale sequenza di avvistamenti tra il 19 e il 20 gennaio 2026, quando le luci polari hanno illuminato non solo i cieli del Nord Europa, ma anche località insolite come Svizzera, Germania, Ungheria e Polonia, aree dove il fenomeno è normalmente assente.
Un evento raro, reso possibile da condizioni solari straordinarie, che ha regalato all’Europa centrale immagini tipiche delle regioni artiche.