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Mondo > Società

Tre cardinali Usa contro la politica estera di Trump

di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

La dichiarazione congiunta dei cardinali di Washington, Chicago e Newark rimette al centro il dibattito sul ruolo degli Stati uniti nel mondo riprendendo il testo del discorso di  papa Leone al Corpo diplomatico in Vaticano a favore del multilateralismo al posto della politica della forza

Protesta “No war, no kings, no ICE” a New York, EPA/SARAH YENESEL

È arrivata proprio nel giorno dedicato dagli Usa alla memoria di Martin Luther King, una dichiarazione congiunta di forte critica della politica estera di Trump da parte dei cardinali di Washington, Chicago e Newark, prontamente ripresa e rilanciata dai media vaticani.

Solo in tarda serata la Casa Bianca ha emesso un breve messaggio «in onore del reverendo Dr Martin Luther King» in cui si rinnova «il nostro impegno a sostenere i principi a lungo custoditi della nostra Nazione: la libertà, l’uguaglianza di fronte alla legge e la dignità intrinseca della persona umana, dono di Dio».

L’importanza della dichiarazione dei cardinali Robert McElroy, J. Cupich e Joseph W. Tobin si può cogliere nell’aver incentrato il loro messaggio come contributo al dibattito per «una politica estera autenticamente morale per la nostra nazione». Come pastori e cittadini americani «rinunciamo alla guerra come strumento per ristretti interessi nazionali e proclamiamo che l’azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come un normale strumento di politica nazionale».

La dichiarazione sul «ruolo morale del nostro Paese nell’affrontare il male in tutto il mondo» indica come criterio di lettura degli eventi l’importante discorso che papa Prevost ha tenuto il 9 gennaio al Corpo diplomatico presso la Santa Sede in cui Leone XIV  ha affermato che «La guerra è tornata di moda e si sta diffondendo un entusiasmo per la guerra. Il principio stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva alle nazioni di usare la forza per violare i confini altrui, è stato completamente minato».

L’urgenza del ritorno al multilateralismo è stato ribadito dal Segretario di Stato vaticano cardinal Pietro Parolin nella Lectio magistralis tenuta durante il convegno “L’azione diplomatica della Santa Sede di fronte alle nuove sfide mondiali”, organizzato dalla Pontificia Accademia Ecclesiastica: «il diritto degli Stati di garantire la propria sicurezza – ha ribadito Parolin- non autorizza ad attivare azioni o attacchi preventivi in forme sempre più lontane dalla legalità internazionale».

La dichiarazione dei tre cardinali parte dall’attualità immediata («Gli eventi in Venezuela, Ucraina e Groenlandia hanno sollevato interrogativi fondamentali sull’uso della forza militare e sul significato della pace») per arrivare a mettere a tema il ruolo degli Stati Uniti nel momento in cui «la costruzione di una pace giusta e sostenibile, così cruciale per il benessere dell’umanità ora e in futuro, viene ridotta a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e politiche distruttive».

EPA/AL DRAGO / POOL

Citando sempre Leone XIV («La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano») i cardinali ribadiscono che «aborto e eutanasia sono lesivi di tale diritto», togliendo in tal modo di mezzo la strumentalizzazione di tali temi ai fini di una lettura polarizzante tra cattolici conservatori e progressisti per incentrare il messaggio sulla visione antropologica cristiana che è radicalmente alternativa all’universo di pensiero Maga.

Se come ci ha detto Mario Giro, la caratteristica della politica di Trump consiste nella sua imprevedibilità, è difficile immaginare le reazioni del presidente Usa e dei suoi consiglieri più stretti davanti a tale presa di posizione di figure emblematiche della Chiesa cattolica in quel Paese dove, come afferma il teologo Massimo Faggioli, è radicata in ogni stato, classe sociale ed etnia, configurandosi come un “microcosmo” del cattolicesimo globale grazie alle ondate migratorie europee, latinoamericane e asiatiche. Il dissenso verso la politica di repressione antimigratoria esercitata dalle squadre dell’ICE è uno dei fronti aperti destinati ad emergere.

Un manifestante urla durante una manifestazione organizzata in risposta all’uccisione di Renee Nicole Good da parte di un agente dell’ICE a Minneapolis, a New York, USA, 7 gennaio 2026. Credit: EPA/Olga Fedorova.

La dichiarazione sulla politica estera degli Usa rimanda alla memoria  il testo dei vescovi statunitensi che nel 1983 intendeva delegittimare la riabilitazione dell’idea di guerra nucleare compiuta dall’amministrazione del presidente Reagan.

Il cardinale McElroy, significativamente nominato da papa Francesco presidente dell’Istituto cattolico per la nonviolenza, ha precisato le ragioni della dichiarazione congiunta affermando che «la dottrina sociale cattolica testimonia che quando l’interesse nazionale, concepito in modo ristretto, esclude l’imperativo morale della solidarietà tra le nazioni e la dignità della persona umana, esso provoca immense sofferenze nel mondo e un attacco catastrofico alla pace giusta, che giova a ogni nazione ed è volontà di Dio».

Cardinal Robert McElroy – Catholic Institute for Nonviolence (Credit_ Catholic Nonviolence Initiative)

La presa di posizione comune dei tre cardinali è solo l’annuncio di un impegno destinato a declinarsi progressivamente «nel dibattito nazionale in corso sui tratti fondamentali della politica estera americana» a partire dai «veri interessi del nostro Paese e delle migliori tradizioni della terra che amiamo».

Sarà da vedere come sarà la risposta effettiva dei cattolici negli Usa dove il loro ruolo è cresciuto pubblicamente, nonostante divisioni interne e scandali, grazie ad una capacità di resilienza culturale ai processi di secolarizzazione che hanno visto la crisi del mondo protestante classico a favore di forme di fondamentalismo che giungono fino alle teorie del sionismo cosiddetto cristiano.

Il dibattito sul destino degli Usa nel mondo è sempre stato presente nel dibattito pubblico se solo si pensa, recentemente, all’influsso avuto dalla visione della storia del teologo Niebuhr nella presidenza Obama.

L’universalità di Roma e la pretesa “quarta Roma” ( gli Stati Uniti, cioè dopo Bisanzio e Mosca) restano al centro di una tensione sempre più attuale di un dibattito che riguarda il mondo intero.

QUI il link al sito ufficiale della diocesi di Washington

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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