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Mondo > Calcio

Il Senegal vince la Coppa d’Africa

di Mario Agostino

- Fonte: Città Nuova

Il Senegal si aggiudica la 35°a Coppa d’Africa di calcio al termine di una finale surreale e ad alta tensione vinta ai supplementari a Rabat, in casa degli sfidanti marocchini

Sadio Mané del Senegal festeggia con il trofeo dopo la vittoria della Coppa d’Africa CAF contro il Marocco, a Rabat, 18 gennaio 2026. Credit: EPA/ JALAL MORCHIDI.

Tutto il contrario di tutto, se non altro a segnare una finale della sentitissima Coppa d’Africa di calcio che difficilmente verrà dimenticata. Quanto successo tra Senegal e Marocco nella nottata di domenica 18 gennaio non è neanche facilmente narrabile, per quanto sia stata condita da tutti i più strambi elementi che più che alla categoria dello sport attengono all’alveo del grande romanzo popolare del calcio del continente nero, ove rimarrà scolpito chissà per quante generazioni di sportivi. Arbitri poco lucidi, fughe tra campo e spogliatoi per la vittoria, lotte più o meno ai limiti del consentito in campo e fuori, psicodrammi nazionali in corso, in mezzo a tanta grande tecnica e forza atletica espressa tra due nazionali, peraltro già durante tutto il torneo, che certamente non sfigureranno neanche ai prossimi Mondiali di calcio estivi di Usa e Canada. Ma andiamo con ordine.

Due scuole del calcio moderno africano

Di fronte, due scuole differenti di un calcio moderno africano che si affaccia con orgoglio sul piano internazionale nello sport più popolare: da una parte il Marocco, padrone di casa spronato da un tifo sfegatato e forte di stelle “europee” dalla tecnica sopraffina come capitan Achraf Hakimi (Paris Saint Germain), Brahim Diaz (Real Madrid), Noussair Mazraoui (Manchester Utd), Abdessamad Ezzalzouli (Betis Siviglia), votato al palleggio e alla gestione del possesso palla; dall’altra i colossi senegalesi che difficilmente scendono sotto il metro e 85, forgiati dalla genetica prorompente che è in grado di dare ai muscoli l’Africa del nord-ovest equatoriale, disciplinata dalle presenze nei maggiori campionati della stessa Europa e da tanta esperienza in competizioni internazionali, dominanti per prestanza fisica e vigore, ma anche perché in grado di assemblare in ogni reparto elementi di grande carisma e spessore umano, tra i quali il mitico capitano Sadio Manè, che abbiamo già raccontato sulle nostre pagine, l’ex colonna difensiva del Napoli, Kalidou Koulibaly (seppure assente in finale), l’eccezionale portiere Edouard Mendy, il mediano Pape Gueye.

Cronaca di un match surreale

La 35a Coppa d’Africa inizia tra gli inevitabili ampi momenti di gioco di studio tra le due compagini, ma concede diverse occasioni fin dai primi minuti. Pape Gueye spreca prima sugli sviluppi di un corner, di testa, mandando addosso al grande portiere marocchino Bounou, che al minuto 38 si ripete alla grande di piede su Ndiaye, al tiro a tu per tu. Prima dell’intervallo, c’è tempo per la risposta dei padroni di casa con Aguerd, ma il tentativo non va a buon fine. Nella ripresa il Marocco sale di tono, ma si divora il vantaggio da conclusioni raccicinate prima con El Kaabi e poi con Ezzalzouli. Nel recupero, succede di tutto: il Senegal segna in mischia con Pape Gueye dopo un palo colpito su calcio d’angolo di testa di Seck al 92’, ma l’arbitro aveva già fischiato un suo dubbio fallo di Seck su Hakimi, che i senegalesi contestano comprensibilmente. Poco dopo però, la tensione sale alle stelle in campo e fuori: all’ultimo minuto di gioco previsto, il VAR richiama l’arbitro per una mano galeotta del terzino senegalese Diouf sulla spalla di Brahim Diaz, che si lancia in terra come tramortito prima di protestare indemoniato. Il direttore di gara concede il rigore nell’incredulità generale, vista la leggerezza del tocco, ma a quel punto i senegalesi perdono quasi il senno: alle vibranti proteste segue il clamoroso invito del commissario tecnico Pape Thiaw di ritirare dal campo i giocatori, che si dirigono negli spogliatoi. Sono minuti concitati, mentre ovviamente confusione e nervosismo dilagano tra i tifosi.

Sale però in questo contesto in cattedra Sadio Manè “il grande capo branco”, unico a non abbandonare il terreno di gioco e impedire così che l’arbitro dia vinta la gara a tavolino al Marocco: Manè riporta tutti i suoi in campo e, clamorosamente, Diaz va quindi sul dischetto calciando il più timido e confuso dei rigori con un maldestro “cucchiaio” comodamente bloccato da Mendy. Ai supplementari, un micidiale mancino di Pape Gueye toglie le ragnatele e gli indugi del fato dall’incrocio dei pali, dopo una portentosa ripartenza a campo aperto del Senegal, che porta a casa così con merito un’epica coppa, tra le lacrime dell’intero Marocco. Per capire lo stato di tensione, basti pensare a quanto accaduto anche in sala stampa al termine della gara. Quando il commissario tecnico Pape Thiaw arriva, i colleghi giornalisti senegalesi fanno partire un applauso spontaneo, mentre nell’altro angolo i colleghi marocchini fischiano: insulti vari, minacce, parti pericolosamente vicine e così Thiaw, incredulo, lascia una conferenza stampa mai iniziata su invito dell’addetto stampa, mentre nell’opposta conferenza stampa, il ct marocchino Regragui pafla di “immagine vergognosa data dal calcio africano”.

Sadio Manè, orgoglio di un popolo

Resta la coppa al cielo alzata dai “leoni della Teranga” che hanno già dalla prima Coppa d’Africa del 2022, la prima della loro storia, il loro eroe popolare: Sadio Manè, emblema di un popolo che nel pallone, almeno per un po’ di giorni trova riscatto. Protagonista per la seconda volta della conquista della Coppa d’Africa, è raggiante al termine di un torneo che, probabilmente, sarà il suo ultimo da professionista. A lui ancora una volta i meriti sul campo, per quanto decisivo sia stato, ma anche fuori: riportando i compagni in campo, ha evitato onta e squalifica che sarebbe costata al Senegal anche i prossimi Mondiali estivi. Prima dell’arrivo di Mane, il Senegal non aveva mai vinto la Coppa d’Africa.

Brahim Diaz, croce dopo la delizia del Marocco

Come ogni storia tra ombra e luce, questa Coppa d’Africa saluta l’amarissimo epilogo del capocannoniere del torneo: Brahim Diaz. 5 gol e una cavalcata di giocate da protagonista, ma chiude nel peggiore dei modi calciando malissimo il rigore che poteva regalare il successo al Marocco dopo 50 anni. Visto il suo sguardo ed il suo bacio al pallone prima del rigore, difficile pensare ad un errore volontario. Ha affidato ai suoi social un messaggio per i tifosi del Marocco, in cui espone pubblicamente tutta la sofferenza causata dall’errore dal dischetto.

Epilogo tra errori ed esempi

Restano immagini che di sportivo non dovrebbero avere nulla: alcuni tifosi senegalesi imbufaliti, probabilmente sovraeccitati dalla scelta discutibile dei propri beniamini di lasciare inizialmente il campo, tentano l’invasione di campo, arginata a fatica ma con successo dalle forze di sicurezza; esattamente dall’altro lato del campo, andava in scena un’indegna caccia all’uomo, nello specifico al secondo portiere del Senegal, da parte di giovani raccattapalle marocchini, al fine di impedirgli di consegnare una semplice asciugamano al portiere Mendy affinché quest’ultimo potesse asciugarsi volto e guanti prima del rigore decisivo, che peraltro poi para.

Ma restano l’esempio di Manè, che ristabilisce equilibrio e vince sul campo, come anche di Koulibaly, che pensa a consolare avversari e scambiare maglia, prima di festeggiare. E resta soprattutto la nuova dichiarazione di forza calcistica del Senegal: «i nostri giocatori sono forza e agilità, perché tutta la nostra vita è stare in equilibrio tra deserto e foresta» affermò Lamine Diack, presidente senegalese della IAAF (International Association of Athletics Federations) dal 1999 al 2015. Ora, però, sanno anche gestire il pallone come sanno solo i grandi campioni. Per due volte in 4 anni, campioni d’Africa.

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