La scorsa estate avevo già raccontato per Città Nuova del primo incontro, dopo lungo tempo, tra il rabbino capo, l’imam e il vescovo ausiliare di Napoli. L’incontro si era concluso con l’impegno a non lasciarlo un evento isolato. L’occasione per un nuovo incontro si è presentata nel salone della chiesa di Piedigrotta, gremito ben oltre i posti disponibili, nonostante il freddo e il giorno feriale. A questo secondo incontro erano presenti i rappresentanti delle tre grandi religioni monoteiste che si riconoscono discendenti dal comune padre del monoteismo: Avraham, Abramo, Ibrahim.
C’erano il rabbino capo di Napoli, rav. Cesare Moscati, con giurisdizione su gran parte del meridione; S. E. mons. Gaetano Castello, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Napoli e membro della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI; e l’imam Massimo Cozzolino, segretario generale della Confederazione Islamica Italiana e guida dell’associazione Zayd Ibn Thabit a Piazza Mercato.
Diana Pezza Borrelli, del Movimento dei Focolari, ha moderato l’incontro con la sua consueta saggezza. Quotidiano è il suo impegno nel costruire rapporti basati sul dialogo e sull’unità. Nella sua introduzione e nella presentazione dei relatori, la prof.ssa Borrelli ha ripercorso la sua lunga esperienza nel campo del dialogo interreligioso, a partire dalla sua esperienza familiare e dall’ispirazione ricevuta dalla spiritualità dell’unità. Ha ricordato il suo lavoro con Alberta Levi Temin, della comunità ebraica di Napoli, con cui per anni è andata nelle scuole a parlare della Shoah.

Diana Pezza Borrelli, moderatrice dell’incontro. Fonte: Massimo Finizio.
Importante in prospettiva futura è stato il saluto della neopresidente delle amicizie ebraico-cristiane d’Italia, Roberta Ascarelli, che ha auspicato la ricostituzione a Napoli dell’amicizia ebraico-cristiana, seconda ad essersi costituita in Italia ma che da qualche anno non riesce a riprendere le attività. Gli interventi sono stati potenti e semplici, spiegando chiaramente come a nessuno sia permesso usare la violenza contro altri esseri umani.
Il rav. Moscati ha ricordato che tutte le religioni monoteiste predicano la pace (lo shalom ebraico, legato al patto di Dio con l’uomo tramite l’arcobaleno) e che le guerre derivano da interessi economici e di potere, non da Dio. Ha spesso sottolineato i punti in comune tra le tre religioni monoteiste presenti. Particolarmente efficace è stata la sua affermazione: «non dico noi come noi ebrei, ma anche noi cristiani, noi musulmani». Queste tre lettere, “noi”, non “voi cristiani e voi musulmani”, hanno espresso la sintesi di tutto l’incontro.
Moscati ha poi denunciato la strumentalizzazione religiosa per odio, terrorismo e fanatismo, definendola una bestemmia. Ha spiegato che l’amore, nel contesto ebraico, non si limita ai familiari o ai membri della propria comunità religiosa, ma si estende anche agli stranieri e agli oppressi. La Torah insegna agli ebrei a trattare lo straniero con rispetto, ricordando che anch’essi furono stranieri in terra d’Egitto. Ha citato un principio condiviso dal Talmud e dal Corano: salvare una vita equivale a salvare un mondo intero; uccidere un uomo equivale ad uccidere l’intera umanità. Le religioni devono promuovere stabilità e pace, non conflitto.

Il rabbino di Napoli Cesare Moscati con il vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Napoli Gaetano Castello. Fonte: Massimo Finizio.
Ha concluso il suo intervento con le parole di Isaia evocando un’era di armonia universale: «ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci. Una nazione non alzerà la spada contro un’altra nazione; non conosceranno più la guerra» (Isaia 2:2-4) e «Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo giacerà col capretto…In tutto il Mio sacro Monte, non sarà fatto nulla di malvagio o vile» (Isaia 11:6-9). Il saluto finale del rabbino è stato nelle tre lingue: «Shalom alekhem, Salam aleikum, La pace sia con voi».
Il vescovo Castello ha aperto il suo intervento con l’immagine del “pale blue dot”, il minuscolo punto blu pallido immortalato dalla sonda Voyager mentre osservava il nostro pianeta. Da questa prospettiva, vanità, guerre e odi appaiono assurdi. È fondamentale trattarsi con gentilezza e proteggere questo unico mondo. Si pensi ai fiumi di sangue versati da generali e imperatori che, nella loro brama di gloria e trionfo, hanno cercato di diventare per un istante padroni di una frazione di questo puntino blu.

Pubblico del dialogo interreligioso avvenuto a Napoli il 15 gennaio 2026. Fobte: Massimo Finizio.
Oggi, la fede è usata in politica per giustificare nazionalismo e violenza. I credenti devono smentire queste blasfemie con la vita. Oltre all’azione, preghiera, spiritualità, dialogo ecumenico e interreligioso sono essenziali per la pace e l’incontro tra culture. Dopo il 7.10.2023, attività comuni, incontri e scambi sono diventati più difficili. Speriamo che Napoli, con il contributo di uomini di diverse fedi, testimoni una cultura della pace che non si lasci scoraggiare dalla prepotenza dei “forti”.
L’imam Massimo Cozzolino ha iniziato il suo intervento con il commosso ricordo del vescovo emerito di Caserta, mons. Raffaele Nogaro, recentemente scomparso. Ha poi esortato a non cedere alle provocazioni, a distinguere tra critica e insulto, tra dolore e odio, tra identità e ideologia.
Non dobbiamo strumentalizzare Dio per giustificare le atrocità commesse il 7 ottobre, né trasformare interi popoli in capri espiatori. Questo colpisce soprattutto le persone meno istruite, che hanno letto meno il Corano. Da musulmano, rifiuto con forza ogni estremismo che semina terrore e alimenta odio settario. Tuttavia, dobbiamo anche assicurarci che le comunità musulmane non diventino bersaglio di sospetto permanente. Siamo i primi a dover individuare ed emarginare i portatori di settarismo, ma non dobbiamo generalizzare. Nessun bambino è un complice, e nessuna comunità è un pericolo solo perché prega diversamente dalla maggioranza.

Imam Massimo Cozzolino. Fonte: Massimo Finizio.
L’imam esorta ad adottare linguaggi di pace, prestando attenzione non solo ai nuovi mezzi di comunicazione che spesso alimentano l’odio, ma anche alle manifestazioni di massa che possono degenerare. La comunità islamica guidata dall’imam non partecipa alle manifestazioni pro-palestinesi a causa degli slogan antisemiti o giustificativi del 7.10.23 che si sentono in alcune di esse.
L’imam conclude il suo intervento con una bellissima immagine: «Un ponte non chiede a due rive di diventare una sola, ma di rendersi attraversabile».
Uscendo, l’atmosfera era di festa. Per alcuni, era una novità sentire parole di pace dalla Torah e dal Corano. Per altri, era una gioia ritrovata vedere i leader religiosi della città darsi la mano come fratelli. Il mondo ha sicuramente bisogno di più uomini di fede come quelli incontrati stasera e più laici come Diana che ne favoriscano l’incontro.