Guardate fuori dalla finestra: cosa vedete? Probabilmente una fila di automobili parcheggiate lungo il marciapiedi. Fino a ieri, guardando quella scena, avremmo pensato allo smog o alla difficoltà di trovare parcheggio. Oggi vi invito ad indossare un paio di occhiali diversi per aggiungere ulteriori elementi di riflessioni: quelli relativi all’efficienza delle risorse poiché ciò che vedete è una gigantesca miniera di materiali che abbiamo estratto, lavorato, assemblato e poi lasciato lì…in attesa.
Torniamo ad un dato shock: l’auto privata viene utilizzata solamente per il 5% del suo tempo. Secondo la fotografia scattata dall’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti (ISFORT) attraverso Audimob – Rapporto sulla mobilità degli italiani, con 41,3 milioni di veicoli, l’Italia ha il triste primato del paese europeo con il maggior numero di vetture per abitante. Pur facendo registrare, nel 2024, una spesa media mensile di 334 euro per ogni famiglia (per un totale globale di 105 miliardi), questi veicoli rimangono parcheggiati per il 95% della giornata.
La prospettiva dell’economia circolare
Un report fondamentale della Ellen MacArthur Foundation, intitolato Growth Within, ha analizzato il sistema della mobilità europea definendolo un gravissimo esempio di “spreco strutturale”. Secondo la Fondazione, le auto si trovano ferme per la quasi totalità della loro esistenza (con una media continentale non molto diversa dal Belpaese ovverosia pari al 92%), ma anche quando sono in movimento, il loro impiego è drammaticamente inefficiente poichè trasportano, in media, 1,5 persone per viaggio. Provate a visualizzarlo: abbiamo costruito un macchinario che pesa tra i 1.200 e i 2.000 kg, fatto di acciaio, alluminio, vetro, plastiche complesse e, sempre più spesso, litio e cobalto, per spostare, per due viaggi medi da 40 minuti al giorno, un carico umano di circa 80-120 kg di media (una persona e mezza).
Cosa possiamo imparare (e fare) da domani mattina?
Dati alla mano, la diagnosi è severa, ma non serve sentirsi in colpa e poi continuare a far finta di nulla: è necessario attivarsi. Cosa ci insegna davvero quel “5% di utilizzo”? Ecco tre lezioni pratiche per rivoluzionare il nostro approccio, senza aspettare che siano i governi a farlo per noi. Quel dato è il sintomo di un sistema che ha scambiato l’abbondanza di oggetti con la qualità della vita. Imparare a vedere e quindi confrontarsi con questo spreco è il primo passo per smettere di alimentarlo.
Volete mettervi in gioco? Prendete carta e penna (o un foglio Excel), segnate quanti chilometri percorrete realmente in una settimana: molti scopriranno di possedere un mezzo sovradimensionato per le proprie esigenze reali avendo magari acquistato un SUV utile solamente per un’unica settimana (bianca) all’anno, trascinandosi per la città, nelle restanti 51 settimane, un peso e dei costi inutili. La prima mossa è fare, in futuro, scelte consapevoli anche riguardo alla tipologia del mezzo per l’uso quotidiano mentre, per usi eccezionali, si può eventualmente ricorrere al noleggio.
Se non potete rinunciare all’auto, perché non farla marciare? In Italia stanno timidamente prendendo piede piattaforme di car sharing peer-to-peer che dichiarano di pensare a tutto per trasformare l’auto da “bene passivo” (che drena soldi) a “risorsa attiva“. Il concetto è semplice: quando non uso la mia auto, la rendo disponibile ad altri utenti verificati tramite app. L’idea è quella di sviluppare un Airbnb delle quattro ruote.
Smettere di pensare all’auto come ad una protesi del nostro corpo. L’indagine sulla mobilità ci mostra che usiamo l’auto per inerzia anche per tratti brevissimi. La vera libertà non è avere l’auto sotto casa, ma poter ricorrere ad un ventaglio di opzioni: usare il treno per percorrere le lunghe distanze, la bici per fare un giro nel quartiere, il car sharing per caricare la spesa “grossa”, la condivisione del mezzo con un collega di lavoro, anche se ogni tanto dovremo aspettare qualche minuto sotto casa. Ne varrà la pena: per voi e per il Pianeta.