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Cultura > Scoperte

Un Buon Pastore è comparso a Nicea

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova

Il recente ritrovamento di un affresco con Cristo che porta in salvo la pecora perduta, rarissimo in Anatolia, testimonia la presenza di cristiani in un contesto ancora prevalentemente pagano

Il “Buon Pastore di Nicea. Foto gentilmente concessa da Anadolu Agency.

«Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri»: così il Dio tenerezza è annunciato dal secondo Isaia, vissuto più di 500 anni prima di Cristo: lui sì, è il Buon Pastore in persona, che cerca e si prende cura della pecora smarrita. Deriva da qui, nella statuaria e nella pittura dei primi secoli del cristianesimo, questa particolare raffigurazione del Figlio di Dio, apripista di quella del Cristo barbato e ieratico d’impronta bizantina.

Tuttavia, quando la scorsa estate da un ipogeo inviolato del III secolo è venuto alla luce un Buon Pastore, l’eccezionalità della scoperta non era dovuta tanto alla rappresentazione in sé, in tutto simile a quelle celebri delle catacombe romane, e neppure al suo sorprendente stato di conservazione, quanto al sito stesso di rinvenimento: l’Anatolia (Turchia), dove rarissimi sono gli esemplari del genere, e precisamente nella necropoli di Hisardere presso Iznik, l’antica Nicea meta del primo viaggio apostolico di papa Leone XIV.

Davanti a questa immagine ci si sente trasferiti al tempo in cui in Asia Minore i seguaci di Cristo – ancora comunità sparute, forse perseguitate, di cui nulla ci è stato tramandato – irradiavano la nuova fede in mezzo all’ancora imperante paganesimo. Di qui l’eccezionalità di questa (per il momento) unica testimonianza cristiana nella necropoli in questione.

Affresco di Gesù nelle vesti del Buon Pastore. Foto gentilmente concessa da Anadolu Agency.

Affrescato sulla parete nord dell’ipogeo tra due festoni di fiori, il Buon Pastore appare come un giovane imberbe dai grandi occhi, che in tunica chiara contrassegnata da due strisce rosse verticali (i clavi, a indicare il rango elevato della persona), porta in spalla una capra, mentre da altre due è fiancheggiato in un lussureggiante giardino, simbolo paradisiaco. Il Cristo salvatore dell’anima smarrita così effigiato non è ancora l’Uomo dei dolori quale verrà raffigurato crocifisso molto più tardi. Lo stile è quello che Plinio il Vecchio definì “compendiario”, caratterizzato cioè da pennellate veloci e macchie di colore dall’effetto quasi “impressionistico”, inteso a evocare atmosfere spirituali più che risultare descrittivo.

Non è l’unica pittura rinvenuta a Hisardere: oltre a quelle perdute che dovevano rivestire la distrutta parete sud con l’ingresso della tomba, sul soffitto e sulle pareti est e ovest sono via via riemerse dalla terra, insieme a decorazioni con motivi di uccelli e piante, figure maschili e femminili impegnate in scene di banchetto, ora oggetto d’interpretazione da parte degli studiosi, ma che già ad un primo esame assemblano elementi iconografici pagani e cristiani.

Per realizzare nell’oscurità della camera funeraria questo ciclo, usando pochi fondamentali colori (blu, giallo, rosso, bruno, su uno sfondo chiaro), il pittore e i suoi aiuti devono aver lavorato al lume tremolante delle lucerne, ciò che avrà conferito vibrazioni di vita ai vari soggetti, con tratti che sembrano ancora umidi di pennello. Una volta sigillato, nell’ipogeo, appartenuto senz’altro ad un nucleo famigliare facoltoso, si fece buio completo. Ma riaperto ad ogni nuova salma da deporre sui letti funerari (gli archeologi hanno ritrovato gli scheletri di cinque persone, tre delle quali identificate come due giovani adulti e un bambino di sei mesi), al riaccendersi delle lucerne riappariva, dolcissima e parlante il linguaggio dell’intimità e della protezione, la figura del Buon Pastore. Come ebbe a dire papa Francesco in una sua catechesi: «Lui è quello che ci dà la fortezza, che ci dà la pazienza, che ci dà la speranza, che ci dà la consolazione. Lui è il “fratello forte” che si prende cura di ognuno di noi: tutti infatti abbiamo bisogno di essere caricati sulle spalle del Buon Pastore e di sentirci avvolti dal suo sguardo tenero e premuroso».

Quali altre scoperte riserveranno le future indagini archeologiche? Intanto questa rarissima immagine apre nuove piste di ricerche sul ruolo dell’antica Nicea nella diffusione del cristianesimo orientale.

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