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Mondo > Società

474 mila, nulla o quasi

di Michele Zanzucchi

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Gravissima crisi demografica nella nostra penisola. L’Istat certifica un 2016 assai poco fertile. E poi diciamo che i migranti non sono necessari?

 

Chi frequenta gli aeroporti del Mediterraneo, della fascia Nord e di quella Sud, non può non accorgersi della diversità del pubblico che ne usa i servizi. Se al Nord abbiamo terminal ricchi, lucenti, enormi, spaziosi, spesso quasi vuoti, al Sud sono poveri, sporchi, piccoli, angusti, quasi sempre zeppi di gente. Ma quel che più colpisce è sempre e comunque la presenza al Sud di tanti bambini, confusionari, indisciplinati, vivacissimi. Cosa che raramente si vede a Roma, Madrid, Monaco, Berlino.

Ieri è arrivata l’ennesima certificazione, questa volta dell’Istat, della gravità estrema della situazione demografica italiana. Qualche numero: gli italiani hanno un’età media di 44,9 anni, le nascite nel 2016 sono state 474 mila rispetto ai 486 mila del 2015. Fecondità: 1,34 figli per donna, lo 0,1 in meno che nel 2015, una percentuale mediana tra l’1,95 delle donne straniere in Italia e l’1,27 delle italiane. Nel 2016 i morti sono stati 608 mila, quindi il saldo sale (o scende?) a -134 mila. Siamo 60 milioni 579 mila, cioè 86 mila in meno del 2015. Le persone con più di 65 anni sono 13,5 milioni (22,3%). E via dicendo, i dati sono impietosi. La curva è rovesciata rispetto ai Paesi nel Sud del Mediterraneo, dove i giovanissimi surclassano i vecchi.

In queste condizioni i conti della sanità saltano, e così quelli delle pensioni. Perché i vecchi “costano” alle casse dello Stato molto più dei giovani. Se aggiungiamo l’inveterata abitudine italiana di non fa spazio ai giovani nei posti di lavoro, alla diminuzione di creatività di una popolazione invecchiata, alla “costrizione” reale o psicologica subita da tanti nostri giovani di non lasciare la casa dei genitori… ebbene, il panorama è drammatico.

Abbiamo bisogno di “sangue giovane”, questa è la realtà, se vogliamo solo sperare di mantenere i nostri livelli di benessere e di agevolazioni sociali. I governi e i parlamenti (e qui non c’è distinzione di sorta tra PD, Fi, M5S…) dovrebbero occuparsi in primissimo luogo di quest’emergenza, una vera e propria bomba demografica, e favorire in ogni modo la procreazione nelle famiglie. Purtroppo le emergenze elettorali ottenebrano le menti di tanti, troppi politici, facendoli propendere verso decisioni di corto respiro ma di sicuro impatto sul voto che verrà. Le misure in favore della natalità hanno invece orizzonti più lunghi, non danno subito benefici elettorali. Accanto ad una seria politica familiare, come non ne abbiamo mai avuto, che ridia fiducia di futuro ai giovani, l’unica manovra di breve periodo che può portare “sangue giovane” in Italia è una sana politica delle migrazioni.

Servono politici che pensino al bene comune, e non al tornaconto elettorale.

 

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