Kenya, Generazione Z e attivismo digitale

Il Kenya ha una lunga storia di proteste. Le storiche proteste di massa hanno avuto luogo durante il periodo coloniale e sono continuate nell'era post-indipendenza. Grazie a queste in passato sono stati raggiunti importanti risultati democratici, come l'introduzione del multipartitismo nel 1991. Le manifestazioni dei giorni scorsi sono guidate da giovani della Generazione Z, giovani multietnici che vivono nelle città e contraddistinti da grande abilità digitale e forte coscienza sociale.
Alcuni partecipanti alle dimostrazioni in Kenya contro il carovita e la legge finanziaria. Nei cartelli che esibiscono si legge "la povertà è creata dall'uomo" e "il colonialismo non è mai davvero finito". Foto via Ansa/EPA/Daniel Irungu

Le scene drammatiche che si stanno svolgendo nel Paese dal 25 giugno scorso sono l’ultimo episodio della tumultuosa storia di proteste in Kenya.

Job Mwaura, ricercatore keniota presso il Wits Centre for Journalism, ha spiegato su The Conversations cosa appare diverso nell’attuale ondata di proteste: sono prevalentemente guidate da giovani multietnici che vivono nelle città. Grazie alla proliferazione dei media digitali, i processi di comunicazione politica si sono spostati dai format tradizionali a piattaforme più adattabili e personalizzate, legate alla cittadinanza digitale.

Il dott. Mwaura ha constatato che «i giovani sono usciti dai loro schermi e sono scesi in strada, costringendo i leader ad ascoltare» e persino ad apportare modifiche alla legge finanziaria prima che venisse approvata.

Circa l’80% della popolazione keniota ha meno di 35 anni e la maggior parte di coloro che hanno votato per il presidente William Ruto lo ha fatto per la sua promessa elettorale: che avrebbe creato posti di lavoro e abbassato il costo della vita per la gente comune. I giovani kenioti sono tra i più istruiti del continente, ma il tasso di crescita economica del Paese, al 5%, non si è tradotto in un’abbondanza di posti di lavoro qualificati.

La rabbia dei giovani è rivolta anche contro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, che secondo loro stanno prendendo decisioni per il Paese che stanno peggiorando le difficoltà. Essi ritengono che la presunta corruzione e gli sprechi del governo siano la priorità maggiore nell’affrontare il debito del Paese. «I legislatori kenioti sono i secondi più pagati al mondo in rapporto al Pil», scrive Nanjala Nyabola sul Guardian. E «La legge finanziaria è stata descritta come austerità, ma questa non è austerità: è una presa di denaro dai poveri per sostenere lo stile di vita dei ricchi».

Attivismo digitale e coscienza sociale

Mwaura parla di un «momento di attivismo digitale», che ha visto una partecipazione significativa da parte dei giovani che stanno usando i media digitali per organizzarsi e dare voce alla loro opposizione. Un gran numero di coloro che guidano le proteste appartengono alla Generazione Z (Gen Z) – nati all’incirca tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del 2010 – e sono caratterizzati da abilità digitale e coscienza sociale. Hanno creato un movimento organico di base, che utilizza piattaforme digitali come i social media per mobilitarsi e coordinare rapidamente gli sforzi.

Le recenti proteste di strada non si sono limitate alla capitale Nairobi, ma sono state osservate in 35 delle 47 contee del Kenya. «Per molti anni, l’attivismo sui media digitali è stato etichettato come “slacktivism”, un termine che si riferisce ad attività di minimo sforzo come i like, le condivisioni o i commenti online, che sono percepiti come di scarso impatto sul mondo reale». Mwaura ha documentato quanto i media digitali siano stati essenziali per la partecipazione politica in Kenya nell’ultimo decennio, in particolare tra le comunità emarginate, mettendo in campo una serie di strategie vecchie e nuove.

Tra le nuove, l’intelligenza artificiale (AI) è stata utilizzata per creare immagini, canzoni e video che amplificano i messaggi del movimento raggiungendo un pubblico più ampio. L’intelligenza artificiale è stata utilizzata anche per aiutare a educare un ampio pubblico sulla proposta di legge. Gli sviluppatori, ad esempio, hanno creato modelli GPT (Generative Pre-trained Transformer) specializzati per rispondere alle domande sulla legge finanziaria.

Piattaforme come Tiktok e X sono state utilizzate per condividere video di persone che spiegano la legge finanziaria in vari dialetti e lingue kenioti.

Hashtag come #RejectFinanceBill2024 hanno fatto tendenza sulle piattaforme dei social media per diversi giorni, evidenziando ulteriormente il potere dell’attivismo digitale nel mobilitare lo slancio delle proteste.

Va inoltre rilevato un grande successo del crowdfunding attraverso le piattaforme digitali. Questo ha permesso ai sostenitori di inviare denaro per i viaggi, consentendo ad un maggior numero di persone di unirsi alle proteste nel quartiere centrale degli affari di Nairobi.

Un’altra iniziativa è stata quella degli hackers che si sono inseriti nei siti web governativi, interrompendo i servizi e attirando l’attenzione sulla loro causa. Informazioni personali, come i numeri di telefono di leader politici, sono state divulgate per consentire ai manifestanti di inviare loro messaggi Sms e WhatsApp. Ciò ha costretto l’ufficio del commissario per la protezione dei dati a rilasciare una dichiarazione in cui si intimava loro di smettere.

Gli attivisti hanno anche creato un sito web con un “muro della vergogna” che elenca i politici che sostengono la legge finanziaria. Questo ha aiutato i manifestanti ad aumentare la pressione sui parlamentari affinché cambiassero la loro posizione. Alcuni elettori stanno prendendo provvedimenti per richiamare i loro eletti al parlamento.

Questi eventi dimostrano che i leader politici stanno cedendo alle pressioni online. Alcuni osservatori ritengono che la forte partecipazione di giovani manifestanti alle proteste in Kenya contrasti con l’idea che i giovani africani siano apatici e non interessati alla politica.

Mentre altri pensano che sia troppo presto per annunciare una nuova era dell’attivismo basato sui problemi, Job Mwaura è tra coloro che ritengono che l’attivismo digitale fornisca una piattaforma per far sentire voci diverse, catalizzando il cambiamento. Ed ha inoltre permesso una rapida mobilitazione del sostegno, colmato le lacune tra gruppi diversi e portato l’attenzione su questioni urgenti in tempo reale.

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