Grecia, la delusione pesa sull’affluenza alle Europee

L’affluenza alle urne dei greci in occasione delle elezioni europee si è rivelata tra le più scarse, meno del 42%. Sembra più che altro un segnale di delusione dell’elettorato verso l’azione del governo in carica da circa un anno.
Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis lascia la tribuna conferenza stampa di commento alle prime proiezioni dei risultati delle elezioni europee il 9 giugno 2024. Foto Ansa/EPA/YANNIS KOLESIDIS

Elezioni Europee: ha vinto la spiaggia o forse no? Si dice che in Grecia abbia vinto la spiaggia visto che ha votato solo il 41,39% dell’elettorato (neppure il voto per corrispondenza ha funzionato questa volta), mentre il resto avrebbe preferitto andare al mare: verosimile ma non vero. L’impressione è che la gente abbia voluto mandare un chiaro messaggio: che non è sodisfatta del governo e nemmeno dei partiti dell’opposizione, che non sono riusciti a convincerla di poter offrire una realistica alternativa.

Il governo greco di Kyriakos Mitsotakis (monocolore di centro-destra) ha ottenuto il 28% dei voti, rimanendo ancora primo ma con grandi perdite, cioe 5% meno rispetto alle elezioni europee del 2019, e 13% in meno delle elezioni nazionali del 2023. Syriza, partito di sinistra, ha ottenuto il 14,9% dei voti, rimanendo il primo partito di opposizione ma con un calo di quasi il 3% rispetto alle elezioni nazionali dell’anno scorso e dell’8% dalle elezioni europee del 2019. I socialisti del Pasok sono rimasti stabili al 12%, cioè non hanno subito le perdite del partito di governo nè, tanto meno, quelle di Syriza e della sinistra. Risultati che hanno allarmato i rispettivi partiti, che stanno cercando di capire come rimediare. Mitsotakis ha annunciato il 14 giugno un piccolo rimpasto di governo, Syriza esamina lo scenario di possibili nuove alleanze, mentre i socialisti hanno cominciato di cercare un nuovo leader. Solo i comunisti e i partiti nazionalisti e di estrema destra possono sorridere, visto che hanno ottenuto piccoli aumenti delle loro percentuali.

Ricerche approfondite e qualitative hanno evidenziato che la percentuale di elettori che la coalizione di governo ha perso, almeno nella maggiore parte, non ha votato altri partiti, scegliendo di aspettare per valutare i prossimi passi del governo. Sembra che il governo non sia riuscito ad affrontare e gestire il principale problema dei greci, che è il costo della vita a tutti i livelli e soprattutto l’inflazione dei generi alimentari. Secondo Eurostat, la Grecia registra il secondo tasso d’inflazione più elevato (5,4%) tra i Paesi europei. Inoltre, voci di un tentativo di insabbiare le responsabilità per la tragedia ferroviaria di Tebi (presso Larissa) dello scorso anno, la legge che approva il matrimonio e le adozioni delle coppie gay, e l’arroganza espressa da parecchi ministri di Nea Dimokratia rispetto al 41% ottenuto alle elezioni dello scorso anno hanno fatto infuriare una parte dell’elettorato che li aveva sostenuti. Perchè il 41% ottenuto lo scorso anno alle elezioni nazionali da Nea Dimokratia non giustificava l’arroganza espressa (tanto che alle Europee la percentuale è crollata), ma anche dal fatto che almeno per il momento non si vede una reale opposizione, e le forze progressiste sono spaccate: ma questo non è sano per l’intero sistema politico. Infatti la strada si presenta ancora più difficile d’ora in poi e questo sia per il governo che per la frammentata opposizione.

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