60 anni di biro

Un tipo geniale d’altri tempi, la penna da cento miliardi di pezzi.
Penne Birò
Era il 1938. Tempi brutti stavano per piombare su uno che era ebreo, in Ungheria. László József Bíró fu uno dei fortunati che riuscì a svignarsela prima che l’aria si facesse irrespirabile. Fuggì in Francia, poi in Sudamerica. Con in tasca il progetto d’una penna a sfera. Quella che sarebbe diventata la leggendaria “biro”. Si narra che l’idea gli venne guardando dei bambini che giocavano con le biglie sulla strada bagnata: le biglie rotolando lasciavano una scia acquosa sul suolo. Bang! Gli venne l’idea della penna a sfera; anche se qualcuno insinua che c’avesse già pensato Leonardo Da Vinci (sì, ancora lui!).

 

Era un tipo geniale Bíró, aveva iniziato gli studi di medicina, per poi darsi al giornalismo, interessarsi d’ipnotismo, ideare un cambio automatico e un modello di lavatrice, dipingere e scolpire nel tempo libero. Il progetto lo realizzò in Argentina: ma l’inchiostro non era adatto, la penna non funzionava bene e costava cara. Un fallimento. Vendette per pochi soldi il brevetto a Marcel Bich, un torinese trasferitosi in Francia. Questi migliorò il progetto e in poco tempo realizzò la nuova penna, leggera, pratica, economica, che funzionava ch’era un incanto. La chiamò Bic, dal suo cognome. Il successo fu enorme.

 

Del geniale ungherese, che morì quasi in miseria, restò solo il nome “biro” che da allora accomuna i vari tipi di penna a sfera (sembra che a coniare quel nome sia stato nientemeno che Italo Calvino). Bich invece costruì un immenso impero economico vendendo, dal 1950 in poi, cento miliardi di pezzi (oltre ai rasoi, agli accendini e altri ammennicoli usa e getta).

 

La popolare biro dichiarò guerra alla nobile stilografica, chissà, un po’ come gli ebook danno oggi battaglia ai libri di carta stampata. I pareri sono discordi. C’è chi come Umberto Eco vede nella biro l’esaltazione della semplificazione della scrittura, «l’annullamento delle distinzioni sociali», innalzandola quasi a un riuscito esempio di socialismo pratico. C’è chi come Ceronetti, fedele giurato della stilografica, afferma che userebbe la biro solo se l’unica alternativa fosse «farsi un’incisione e scrivere col sangue». Come al solito, sgorga sulle labbra la benedizione ebraica: «Grazie, Dio, perché hai fatto il mondo così vario!».

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