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Cultura > Cinema

E la festa continua!

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Di quale festa si tratta? Per scoprirlo, vedere la commedia agrodolce e speranzosa di Robert Guédiguian. In sala dall’11 aprile

Un’immagine dal film “E la festa continua!” (Foto ufficio stampa Lucky Red)

Rose è vicina alla pensione. Lavora come una matta al Pronto Soccorso di Marsiglia, caotica e bellissima “dove non piove mai”, è vedova, ha due figli, uno medico l’altro barista nel locale di famiglia nel quartiere armeno. Già, perché il gruppo è armeno e sogna di fare molti figli per rispondere al genocidio in agguato da parte dei turchi. Rose è una macchina di lavoro e di rapporti: crollano dei palazzi e lei si presenta in una lista civica antigovernativa per difendere il quartiere. È di sinistra, come il fratello Antonio, uno degli ultimi comunisti francesi, ed assiste impaziente al dissidio tra le forze sociali – socialisti, comunisti, ecologisti eccetera – che la dovrebbero appoggiare.

In mezzo a questo dinamismo, c’è la vita familiare: il figlio barista che si innamora di una attrice che fa volontariato, lei che consce un vecchio intellettuale, l’altro figlio che vuole tornare in Armenia….Insomma, la vita di una Francia non parigina, tra macronismo e lepenismo, ma che esiste sempre meno. Dove sono i veri comunisti e dove stanno i veri socialisti?

Ironico, graffiante, intelligente, il racconto svela anche le ansie personali di Rose alle soglie della pensione. Che farà? Finirà tutto? Che vecchiaia avrà? Lei si sente stanca, ma è viva e l’incontro con un suo coetaneo la fa ringiovanire, a dire che la festa della vita non finisce con la pensione. Sarà vero? Il dubbio è lecito.

È bello questo film del regista settantenne che lavora di cesello, presenta una serie di personaggi simpatici, con dialoghi brillanti mai sopra le righe, e due mattatori come Ariane Ascaride e Jean-PierreDar Roussin, al meglio della loro resa. Ma anche tutto il gruppo intorno – che è uno spaccato della Marsiglia periferica e portuale di immigrati e di volontari – è cangiante, vivace. Si brilla per fuggevoli malinconie, piccoli drammi tra innamorati, rapporti padri e figli da ricostruire (i padri sono ormai l’eterno problema del cinema e della società), frustrazioni, ambizioni e sogni. Ma anche tanta voglia di dare amore, e non solo a sé stessi. Il buono del socialismo in Francia non è morto. Da non perdere.

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