Papa Francesco e i giovani, un rapporto al centro dei suoi 11 anni di pontificato

11 anni fa, Jorge Mario Bergoglio diventava papa Francesco. In questo anniversario, abbiamo scelto di parlare del suo rapporto con i giovani.
Papa Francesco posa con dei ragazzi per un 'selfie' durante l'udienza generale in piazza San Pietro, Città del Vaticano, 01 aprile 2015. Foto Ansa/Osservatore romano.

«Voi giovani siete la gioiosa speranza di una Chiesa e di un’umanità sempre in cammino. Vorrei prendervi per mano e percorrere insieme a voi la via della speranza. Vorrei parlare con voi delle nostre gioie e speranze, ma anche delle tristezze e angosce dei nostri cuori e dell’umanità che soffre». Con queste parole papa Francesco si è rivolto ai giovani nel Messaggio per la XXXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata nelle Chiese particolari.

Sono già trascorsi 11 anni da quel 13 marzo 2013 in cui il cardinale Jorge Mario Bergoglio è diventato papa Francesco. Profetico e innovatore come tutti i successori di Pietro, attento alla voce dello Spirito Santo, ha saputo interpretare le istanze dei giovani e il loro bisogno di ascolto, tanto da dedicare la XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi alla realtà giovanile, offrendo uno spazio di incontro, dialogo e confronto.

Per la prima volta nella storia dei Sinodi sono stati invitati, in qualità di uditori, 34 giovani provenienti da diversi Paesi per ascoltarne le istanze, esaminarne le incertezze, confermarne il cammino di crescita in una Chiesa che li chiama ad essere protagonisti, artefici del domani.

«Dio ti ama, non dubitarne mai», si legge nell’Esortazione Apostolica postsinodale Christus Vivit di cui quest’anno ricorrono 5 anni dalla pubblicazione. È l’annuncio che dà fondamento alla speranza, da cui possono nascere stili di vita evangelici: se sei amato, dona amore; se accogli la speranza che viene da Dio, sii portatore di speranza; se ricevi il perdono, sii testimone della misericordia perdonando a tua volta.

Dall’accoglienza dell’amore di Dio deriva, infatti, un forte radicamento nella storia. Come non ricordare i tanti giovani che vivono in contesti di guerra, quelli sfruttati e vittime di violenza, bullismo, tratta di esseri umani, che subiscono forme di emarginazione ed esclusione sociale per ragioni religiose, etniche o economiche? Come non pensare a quelli che sono afflitti dalla disperazione, dalla paura e dalla depressione? Da qui l’invito ad essere «giovani per i giovani», espressione di un Amore capace di rispondere alle domande di senso della vita: «Il Signore ci chiama ad accendere stelle nella notte di altri giovani» (ChV, 33), ripete il testo dell’Esortazione apostolica.

Consapevole delle numerose sfide che il mondo porta con sé e delle fragilità che possono avere i ragazzi, in diverse occasioni papa Francesco li ha affidati alla Vergine Maria, modello di chi ascolta la Parola e la mette in pratica, donna che si è «messa in gioco» e con il suo ha cambiato la storia, giovane influencer dell’amore del Padre. Accanto a lei si impara a camminare, a stare ai piedi della croce, delle tante croci di oggi per arrivare alla gioia della Risurrezione.

Per non smarrire la strada, è importante essere radicati nella propria storia personale. Per questo il papa invita i giovani a vivere le relazioni familiari come una ricchezza che li proietta verso il domani sottolineando il valore della famiglia, del dialogo tra generazioni, li invita ad ascoltare la sapienza dei nonni, da “mettere nello zaino” prima di partire per la Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona. «I nonni hanno la linfa della storia che sale e dà forza all’albero che cresce!», aveva detto già qualche anno prima (Angelus, 25 luglio 2021).

La vita è un’avventura di affrontare con gioia e coraggio. In ogni occasione papa Francesco, rivolgendosi a ragazze e ragazzi, li ha invitati a impegnarsi, li ha esortati a vivere in pienezza, a non «vivacchiare», a non guardare la vita dal balcone, ma ad esserne protagonisti. «La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede» (ChV, 299). Il mondo ha bisogno di persone che sappiano sognare il futuro. «I sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno» (ChV, 142) per far crescere la pace, la convivenza, la giustizia, i diritti umani, per gettare ponti di comunione tra i popoli.

Risuonano ancora oggi, per i giovani di tutto il mondo e per ciascuno di noi, le parole pronunciate nel 2018: «Uscite con la maglia di Cristo e giocate per i suoi ideali» (Francesco, Videomessaggio ai giovani argentini di Rosario in occasione dell’Incontro Nazionale della Gioventù).

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