Martin Nkafu, un consacrato a Davos

In dialogo con uno dei primi africani, membro della tribù camerunense dei Bangwa, ad incontrare e seguire la spiritualità dell'unità di Chiara Lubich.
Martin Nkafu a Davos

Il professor Martin Nkafu Nkemnkia, docente emerito di Storia della Filosofia Africana e di Religione e Pensiero Africano (1) presso la Pontificia Università Lateranense, mi accoglie nella sua abitazione ai Castelli Romani.

I suoi compagni di comunità, un francese, un brasiliano ed un tedesco, ci hanno preparato la cena a base di porchetta e cicoria, e qui prendo la prima lezione di integrazione. Come è nello stile del Movimento dei Focolari, dimentichiamo i suoi titoli accademici e ci diamo del tu.

È tornato da poco dal Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera, ideato nel 1971 dall’economista tedesco Schwab, che mette insieme personaggi del mondo accademico, economico e politico ma anche realtà del terzo settore per uno scambio di idee ed esperienze sul futuro dell’umanità.

Martin, cosa ci fa un consacrato del Movimento dei Focolari a Davos, in mezzo ai potenti del mondo ?

È il secondo anno che partecipo, l’anno scorso come invitato e quest’anno come relatore. Mi hanno invitato come presidente della Nkemnkia Community Development Empowerment International Foundation (NCDEIF) Africa/Europa e il suo gruppo di lavoro e di riflessione è quello del SDG Lab, SDG cities, insieme ad altri illustri Organismi non Governativi quali UNASDG, UN HABITAT, UNGSII, tutti impegnati alla realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile e l’Agenda 2063 dell’Unione Africana: The Africa we want. Tanti mi hanno messo in guardia: ti troverai in un ambiente di ricchi che vanno là per i soldi. Ma io sono pragmatico e dico: se si decidono cose importanti e c’è la possibilità di fare passi concreti per un mondo più unito perché non andare? Certo, quando mi hanno chiamato gli ho detto: io faccio una vita semplice e non ho soldi, neanche per il viaggio come facciamo? Non si preoccupi – hanno detto – ci pensiamo noi.

E perché l’Agenzia per lo sviluppo sostenibile invita un professore africano della Lateranense?

Sono diversi anni che mi occupo di progetti di sviluppo tra Europa e Africa, siamo partiti con i gemellaggi tra una quindicina di scuole del Lazio e la zona del Camerun di cui sono originario, Fontem (Dipartimento di Lebialem – Camerun). Ma prima di fare un gemellaggio bisognava avere Internet, e in tanti di quei villaggi dove sono le scuole non c’era nemmeno l’elettricità. Siccome abbiamo avuto la possibilità di partecipare a diversi Summit dell’ONU sulla Società dell’Informazione attraverso il programma Internet Governance Forum, con altre Organizzazioni come NetOne del Movimento dei Focolari, come ActNow- Alliance, tutti della Società Civile, ci siamo incontrati con Organismi ed Istituzioni Internazionali come L’ESA (Agenzia Spaziale Europea), che sostenevano di avere la tecnologia per connettere a Internet tutto il pianeta entro il 2030. A quel punto li abbiamo provocati dicendo: «Benissimo, allora dateci queste bellissime tecnologie per portare Internet in Africa dove ancora oggi non c’è… ci serve per permettere ai giovani africani di tessere rapporti culturali con i loro coetanei nel mondo».

E vi hanno ascoltato ?

Certo. Ingenuamente, a forza di insistere ci hanno dato ascolto eccome. Così abbiamo portato avanti già nel 2009 il progetto Digital Bridge – Un Ponte Tecnologico tra Camerun ed Italia (2) attraverso cui siamo riusciti ad attrezzare con rete elettrica e Internet via satellite una serie di scuole, uffici pubblici, centri sanitari, e diversi villaggi in Camerun e in Costa d’Avorio. A quel punto è stato possibile proseguire con i gemellaggi tra le scuole. Oltre ad aver ricevuto un canale satellitare per la connettività internet da parte dell’ESA (che non ringrazieremo mai abbastanza) abbiamo anche coinvolto la Regione Lazio come finanziatore a sostegno delle scuole di Roma e del Lazio nell’ambito del programma dell’internazionalizzazione, per circa 1.200.000 euro. Fu una bellissima esperienza per i ragazzi italiani che sono stati accolti nelle famiglie camerunesi e viceversa, facendo una vera esperienza interculturale. Poi abbiamo inviato insegnanti di italiano in Camerun a insegnare la cultura e lingua italiana, e a formare i futuri docenti d’Italiano nelle scuole del Camerun. Infatti ad oggi in Camerun la lingua e cultura italiana è una delle lingue ufficiali – curriculare nel Paese con una cattedra della cultura e lingua italiana all’Università Statale nonché un dipartimento d’italiano al ministero dell’Educazione secondaria nazionale del Camerun. Oggi il Camerun risulta essere uno dei Paesi Africani dove la lingua italiana è maggiormente diffusa nelle scuole di ogni ordine e grado, con insegnanti camerunensi formati presso le università locali. Sicuramente è una storia in cammino.

Dopo i gemellaggi cosa è successo ?

Attraverso lo scambio culturale in presenza e in telepresenza, gli stessi ragazzi si sono resi conto di come vivevano i loro pari del Camerun e dell’Italia ed hanno messo in piedi una rete di solidarietà per attrezzare le diverse scuole con materiale didattico, libri, medicine, una infermeria in ogni scuola. E il governo del Camerun si è attivato, tanto che adesso il programma di sviluppo ONU UNDP si è offerto per completare le opere che mancano. E in Italia sono stati coinvolti il ministero dell’Istruzione, il ministero degli Esteri e il Comune di Roma attraverso gli uffici competenti. Sicuramente, attraverso il Piano Mattei lanciato del governo Italiano, sarà possibile fare tesoro di questa esperienza ed iniziativa ad opera delle scuole di Roma SIRCA e delle Scuole del Camerun LATS, migliorandola e estendendola ad altre scuole e altri Paesi africani laddove operiamo. Infatti, visto il successo dell’iniziativa, le autorità governative del Camerun ci hanno chiesto di trasformare le nostre associazioni culturali in una fondazione per far transitare in maniera trasparente i fondi destinati a questo e ad altri progetti di sviluppo economico che man mano sorgevano intorno all’esperienza di scambio culturale. Solo che non avevamo l’idea di come si facesse ma gente in gamba ha aiutato. Ed oggi abbiamo dato vita ad un fondazione per lo sviluppo comunitario NCDEIF – Italo-Camerunense, Africa-Europa che è già riconosciuta ed autorizzata in oltre otto nazioni africane.

Oltre all’istruzione quali progetti avete seguito ?

Diversi sono i campi d’intervento della fondazione. Ultimamente ci siamo occupati dell’acqua, che è talmente scarsa in molte zone dell’Africa che una bottiglia di acqua minerale da 1 litro e mezzo costa 500 franchi (circa 10 euro) mentre una birra costa la metà, 250 franchi. Questo porta anche a situazioni di alcolismo perché non è sano fermare la sete con gli alcolici. Il Rotary Club di North Caroline degli Stati Uniti d’America, venuto a conoscenza di questa situazione, ha finanziato un impianto per la purificazione di acqua per renderla potabile nella zona di Fontem – Camerun laddove questa esperienza e radicata. Oggi quello che manca sarebbe avviare un impianto di imbottigliamento e di distribuzione nei luoghi pubblici dell’acqua potabile: scuole, centri sanitari – ospedali, ecc.

Martin, facciamo un passo indietro: come hai conosciuto Chiara Lubich ?

Il mio rapporto con Chiara è una lunga e meravigliosa storia e mancano le parole giuste per raccontarla. Il mio incontro con lei coincide con l’incontro del popolo Bangwa, la mia tribù, e lo stesso Movimento dei Focolari. Questo dice già tutto. Non posso raccontarmi senza raccontare la storia di questo popolo che Chiara stessa ha qualificata come una meravigliosa avventura La Storia del Movimento dei Focolari in Africa è infatti partita proprio attraverso i Bangwa del Camerun: nel 1966 Chiara Lubich, su invito del popolo Bangwa attraverso il Fon (Re Fontem Defang), ha inviato volontari del Movimento per aiutare, attraverso un servizio sanitario, la popolazione che soffriva una alta mortalità infantile. Io ero un ragazzo e accompagnavo mio padre, uno dei dignitari della tribù, agli incontri tenuti dai 17 Fons e Chiefs del territorio amministrativo, portandogli la sua borsa da viaggio ad accogliere questi europei tanto attesi da tutti. Più tardi mi sono offerto di dare una mano nel cantiere e li ho conosciuti meglio. Evidentemente hanno parlato di me a Chiara, tanto che nel 1968, quando è nato il movimento Gen, lei mi mandò due foto scattate insieme a lei dei complessi musicali Gen Verde e Gen Rosso a cui aveva regalato due batterie di quei colori. E dietro le due foto che mi ha mandato mi scrisse «tu sei Gen come questi». Io non sapevo che volesse dire, ma ero contento che Chiara pensasse a me ed alla mia comunità.

Poi Chiara è venuta ad inaugurare l’ospedale – Maria Salute dell’Africa, nel 1969…

Sì, è proprio in questa occasione che ho conosciuto personalmente Chiara e ha visto che lavoravo in cantiere con i focolarini per le costruzioni e mi ha invitato a seguirla. Stava andando a messa, una messa detta tutta in italiano per i soli europei che lavoravano lì, e io non ci ho capito nulla, ma ero molto attento e curioso di sapere tutto… poi ad un certo punto Chiara si è rivolta anche a me e mi ha parlato dell’esperienza del focolare. «Tu sarai il primo focolarino Bangwa». Da quel momento, anche senza sapere perché, mi sono sentito coinvolto in un una esperienza speciale che mi ha caratterizzato; fino ad andare anche io a Loppiano, in Italia, per la scuola di focolarini, dopo aver chiesto e ottenuto il benestare del mio padre. Mi ha lasciato andare solo perché sapeva che andavo da Chiara, altrimenti non lo avrebbe mai fatto: ero il figlio maschio più grande, abitavo con loro in famiglia assieme ad altri fratelli più giovani, mentre la maggioranza delle mie sorelle erano più anziane di me. In totale siamo 23 figli di tutta la famiglia, di cui sono il tredicesimo. Sappiamo oggi, dopo la sua morte, che mi stava preparando come erede – capo famiglia: è un segreto che si rivela solo dopo la morte in un testamento non impugnabile. Così sono stato chiamato ad ereditare il suo trono di Nkem e a sedermi tra i notabili del Regno dei Bangwa. Ho accettato come un mio servizio alla famiglia e al popolo Bangwa e alla causa del Movimento dei Focolari nella Chiesa e nel mondo.

Torniamo al presente Martin: come è stata l’esperienza di Davos ?

Sono andato con semplicità e pronto ad ascoltare e a dire quello che pensavo quando mi sarebbe stato chiesto. E così è stato. Avendo partecipato a tante sessioni di riflessione, dicendo quanto pensavo, con mia sorpresa tanti mi ascoltavano. Le cose più importanti non succedono con le relazioni dal palco, ma con i contatti personali nei corridoi o al caffè. Ho trovato molti imprenditori e persone facoltose interessate ad investire in modo sostenibile, in particolare ho riscontrato interesse per i nostri progetti perché sono progetti comunitari che mirano al bene comune, a costruire un mondo senza frontiere, un mondo fraterno ed unito. Nei nostri interventi emerge che è la comunità che riceve il finanziamento, non individui, non i governi; e la nostra fondazione, che da quest’anno collabora con le altre fondazioni ed organizzazioni non governative ONG per gli obiettivi di sviluppo sostenibile, ha il compito di monitorare la effettiva sostenibilità degli investimenti fatti e il risultato atteso. La fondazione, come ente del terzo settore, non propone progetti; ma accoglie dalla comunità i suoi progetti e cerca i finanziamenti e partners per realizzarli a vantaggio della comunità stessa.

L’intervista è finita. «Senti Martin, ti do una mano a lavare i piatti?». «No, lascia, sto tutto il giorno sui libri e fare qualcosa di manuale mi rilassa, ti accompagno alla macchina». Appena usciti squilla il telefono, sono le 22: «È un Ministro della Guinea Konakry, sono interessati a collaborare». Inizia a parlare in francese, lo saluto con la mano. Una cena da re, ai Castelli Romani.

    1. già Direttore dell’Area Internazionale di Ricerca, Studi Interdisciplinari per lo Sviluppo della Cultura Africana; già Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali presso la Lateranense
    2. https://www.mondodigitale.org/progetti/digital-bridge  https://www.mondodigitale.org/en/node/1843

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