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Italia > Noi due

Quando non si riesce a “lasciar andare l’altro”

di Benedetta Ionata

- Fonte: Città Nuova

«Non mi piace come mi tratta, ma non riesco a lasciarla/o»: la dipendenza affettiva, ossia il sentirsi convinti di non poter sopravvivere senza l’altro nonostante la relazione sia negativa, è segnale di un contesto più vasto di problematiche che è bene affrontare.

Fa parte della natura umana provare il bisogno di amare e di essere amati; ma qualora senza l’altro, inteso come oggetto d’amore, ci si convince che non si possa sopravvivere, ecco che non si parla più di una relazione amorosa sana e funzionale ma di uno stato mentale pervasivo che ne compromette l’integrità: la dipendenza affettiva.

La dipendenza affettiva in un partner implica un legame affettivo permanente eccessivo con l’altro individuo che è disfunzionale, associato a una bassa autostima, che nasconde una mancanza di affetto e genera una serie di conseguenze emotive negative: sintomi di ansia e depressione, pensieri ossessivi, disturbi del sonno e abbandono delle relazioni sociali e del tempo libero. Questa dipendenza è accompagnata da una percezione distorta della realtà, da un’intolleranza alla solitudine e un vuoto interiore. Nello specifico, una relazione intima, indipendentemente dalla sua tipologia, ha la priorità su qualsiasi altra attività o valore nella vita della persona interessata.

Funzionalmente parlando, una persona può essere considerata dipendente quando percepisce che la valutazione attuale e passata della sua relazione intima stabile è negativa e considera di interrompere quella relazione, ma non si sente in grado di farlo, senza dipendenza finanziaria o minacce che spieghino la permanenza di quella relazione. Dal punto di vista dell’attaccamento, la dipendenza è una manifestazione di comportamenti di attaccamento patologici, ansiosi o ambivalenti nelle relazioni interpersonali che esprimono bisogni emotivi insoddisfatti e impediscono alla relazione di terminare nonostante l’insoddisfazione.

A differenza del disturbo dipendente di personalità, le persone che dipendono emotivamente dal proprio partner possono essere indipendenti in altri ambiti, quali quello sociale o lavorativo, per esempio. La dipendenza emotiva da un partner è più simile a un disturbo, appunto, da dipendenza: sottomissione e idealizzazione del partner, con false aspettative di cambiamento in un partner; amore incondizionato e comportamento di controllo; e in caso di fine della relazione, tentativi disperati di tornare insieme a causa di una sorta di sindrome da astinenza affettiva. Spesso una bassa autostima e la presenza di tratti ossessivi della personalità, nonché una storia di mancanza di affetto o precedenti relazioni intime traumatiche, possono portare alla dipendenza emotiva. In questi casi, gli individui preferiscono continuare a soffrire invece di affrontare la nuova realtà della rottura con il proprio partner e dell’essere costretti ad attraversare l’abisso sconosciuto.

Le nuove tecnologie possono portare allo sviluppo di dipendenza emotiva dal partner, contribuire a prolungare e perpetuare un modello comportamentale tossico per la persona dipendente e possono anche rendere difficile il superamento di questa condizione a causa dell’enorme possibilità di contatto permanente e di controllo della persona persona da cui l’individuo dipende.

A livello clinico, la dipendenza emotiva può presentare tratti in comune con una personalità dipendente e un disturbo da dipendenza, e quindi trova terreno fertile in persone generalmente improntate ad una personalità di tipo dipendente, per l’appunto, sordo ai propri bisogni, scarsamente autoefficace e impaurito dalla possibilità di poter decidere per se stessi per il rischio di poter incorrere in errori e punizioni. L’assenza di una sana abitudine a connettersi con le proprie esigenze e il proprio sentire permette alla dipendenza affettiva di insidiarsi per mezzo di altre due componenti tipiche di essa, come la manipolazione e la menzogna o il ricatto emotivo. Ci si lascia influenzare da convinzioni distorte che inducono così a smettere di fare ciò che fa sentire bene, a perdere la propria autonomia, a sopportare violenze fisiche e/o psicologiche, verbali, domestiche o addirittura di tipo economico, a sentirsi costantemente e facilmente condizionati e sotto controllo e a limitare le relazioni sociali trascurando soprattutto se stessi.

Ed è davvero questo il prezzo da pagare per aver amato troppo? O è forse solo una trappola? È possibile affrontare la dipendenza affettiva utilizzando sia trattamenti psicoterapeutici individuali che di gruppo, aventi come obiettivo quello di ristrutturare cognitivamente tutti quegli errori di pensiero e convinzioni distorte rispetto a sé stessi e agli altri.

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