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Cultura > Mostre

Andar per foto

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Da Pisa a Milano, da Napoli a Firenze, alcune delle più importanti rassegne fotografiche in corso.

Pescatori a Weligama. Sri Lanka, 1995, foto di Steve McCurry A Life in Pictures_Book (pg 378-379) Poster retouched_Sonny Fabbri 3/4/2015

STEVE MCCURRY. ICONS La mostra, con oltre 90 scatti che riassumono la vasta produzione del grande frotografo, propone un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che da oltre 40 anni caratterizza le sue immagini, a partire dal famoso scatto di Sharbat Gula, la ragazza Afghana che Steve McCurry ha fotografato nel 1984 nel campo profughi di Peshawar in Pakistan e che è diventata un’icona assoluta della fotografia mondiale. Dall’India alla Birmania, dalla Mongolia all’Africa, fino in Italia: con le sue fotografie McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate. Scatti che catturano storie di gioia e aggregazione, di solitudine e sofferenza, di resilienza e solidarietà, di famiglia e amicizia e mettono in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali, di sguardi la cui fierezza afferma, al di là dei confini geografici e culturali, la medesima dignità. A Pisa, Arsenali Repubblicani, fino al 7 aprile 2024.

©-Newsha-Tavakolian-And-They-Laughed-At-Me. Un gruppo di donne a Teheran che assomiglia d una montagna.-2020

L’IRANIANA NEWSHA TAVAKOLIAN Nata a Teheran nel 1981, Newsha Tavakolian ha lavorato per strada come fotografa in momenti di apertura del suo paese, l’Iran, ma nei periodi di grande censura ha trovato e sperimentato modi alternativi per contribuire con il suo linguaggio artistico a documentare quei cambiamenti e quegli eventi che inevitabilmente continuano a plasmarci oggi. And they laughed at me, la grande mostra fotografica a lei dedicata, vincitrice del prestigioso riconoscimento fotografico Photo Grant di Deloitte, intende riflettere su una strategia di repressione militare iraniana finalizzata ad accecare le persone mediante proiettili di gomma. Questa misura distopica, spesso utilizzata dalla polizia per impedire la diffusione di informazioni, mira a prevenire che la popolazione sia consapevole di ciò che accade nella contemporaneità. Sono fotografie dalla forte potenza espressiva, cariche di interrogativi, che mettono in evidenza il conflitto tra la società imposta e il desiderio di cambiamento individuale. A Milano, MUDEC, fino al 28 gennaio.

ANDERS PETERSEN E NAPOLI La personale di uno dei più importanti e influenti fotografi contemporanei, il cui corpus di sessanta fotografie in bianco e nero, di medie e grandi dimensioni, esposto nella mostra Napoli / Anders Petersen, è stato realizzato dall’artista svedese nel 2022 durante un mese di residenza a cura della Galleria. Con uno sguardo sensibile e innocente, privo di pregiudizi e sovrastrutture, Petersen (1944, vive e lavora a Stoccolma) si è immerso nella città partenopea, catturandone la vita e cogliendone la bellezza anche laddove non ci si aspetta di trovarla. Ne emerge un ritratto personale di una Napoli molto fisica, carnale, sensuale, a tratti tenera e fragile, a tratti più dura e primitiva, ma sempre trasudante una forte energia vitale. La Napoli di Anders Petersen è una città dai bianchi e neri fortemente contrastati, lontana dall’immaginario colorato e dai luoghi comuni cui è generalmente associata, ma profondamente coerente e corrispondente alle forti contraddizioni che la caratterizzano. Fotografare è per l’artista un’indagine continua su se stesso, un interrogare l’altro per scoprire qualcosa di più su di sé. Per questo, spiega: «Voglio essere il più vicino possibile in modo da poter sentire che qualunque cosa io fotografi assomigli il più possibile a un autoritratto. Voglio che le mie foto siano una parte di me, voglio riconoscervi i miei sogni, le mie paure, i miei desideri». A Napoli, Spot Home Gallery fino al 31 gennaio 2024.

LA REALTÀ DI OLIVO BARBIERI Gillo Dorfles, già nel saggio Artificio e natura (1968), notava come i rapporti tra uomo, natura e oggetto fossero stati definitivamente messi in crisi dalla tendenza a vivere sempre più in un mondo artificiale. Oggi, che anche a livello visuale la linea di confine tra naturale e artificiale sembra ormai indistinguibile, risulta ancora più interessante approfondire il lavoro di quegli artisti che hanno indagato questo spazio interstiziale ben prima della proliferazione di immagini prodotte dall’intelligenza artificiale. Tra questi, Olivo Barbieri, protagonista di Pensieri diversi, una retrospettiva curata da Marco Pierini, con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, che racconta un mondo in continua trasformazione. L’artista prende in prestito il titolo di uno dei più celebri volumi di Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, in cui il filosofo, attraverso una serie di enunciazioni si interroga sui vari aspetti della realtà. Articolandosi in diverse sezioni, le immagini di Barbieri si situano al limite tra la distruzione e il rifacimento, cogliendo una società governata ora dall’euforia e dall’imprevisto, dal dominio e dalla sregolatezza, ora assoggettata all’anonimato e ad un’economia e una scienza sempre più disumanizzate. Tra le serie esposte, site specific ripropone una rivisitazione di luoghi iconici della nostra storia, mentre le fotografie dei centri commerciali ritraggono una società neutralizzata nel suo bisogno di sicurezza. A Firenze, Villa Bardini, fino all’11 febbraio 2024.

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