Francesco, le religioni lavorino per il bene comune

Nel secondo giorno della Conferenza delle parti, papa Francesco è intervenuto in videoconferenza con un breve discorso. Il cardinale Parolin ha partecipato all’inaugurazione del Faith Pavilion, intervenendo sul ruolo delle religioni nella costruzione della pace. Mons. Paolo Martinelli, OFM Cap., vicario apostolico dell'Arabia meridionale, che ha accompagnato il cardinale Parolin, racconta l’esperienza vissuta. Seconda parte dell'intervista
Papa Francesco (AP Photo/Andrew Medichini)

Continuiamo l’intervista a mons. Martinelli dopo la prima parte già pubblicata qui.

Mons. Martinelli, il viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti sarebbe stato il secondo del pontificato di papa Francesco. C’è un fil rouge che unisce le due circostanze?
L’occasione della Cop28, che avrebbe dovuto vedere presente il papa, si collega in qualche modo alla precedente presenza di papa Francesco avvenuta qui agli Emirati, ad Abu Dhabi nel 2019. Tutti ricordano quel famoso 4 febbraio quando il papa Francesco, insieme al Grande Imam di Al-Azhar, ha firmato il Documento sulla fratellanza umana per la pace e la convivenza comune. È stato un documento straordinario perché per la prima volta il capo della chiesa cattolica e una delle autorità indiscusse del mondo islamico sunnita hanno firmato lo stesso documento in cui ci si impegna a vivere la propria religione come possibilità di un lavoro comune per il bene di tutti, per la vita buona di tutti.

È stato un appello vibrante fatto da papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar che, attraverso queste parole, hanno richiamato la coscienza di tutti coloro che appartengono alle religioni ricordando innanzitutto che non si può mai fare violenza in nome di Dio ma che invece l’esperienza religiosa, per sua natura, ci porta a guardare ogni uomo, ogni donna come fratello, come sorella da accogliere e con il quale lavorare insieme per un mondo più umano e fraterno. Questo documento firmato ormai quasi 5 anni fa rappresenta certamente una premessa molto importante per capire che non siamo chiamati semplicemente a mantenere gli equilibri di potere ma piuttosto a prendere consapevolezza che siamo tutti membri di un’unica famiglia e dobbiamo lavorare per il bene comune e non per un interesse di parte.

La promozione da parte delle religioni della fratellanza universale è la premessa che continuamente va richiamata perché si arrivi a prendere decisioni per il bene di tutti, soprattutto per coloro che sono poveri, che sono in difficoltà, che fanno più fatica ad affrontare e le problematiche del tempo presente. Davvero lo spirito di Abu Dhabi deve poter informare, dare forma anche all’incontro di Dubai.

Il papa parla anche del denaro che viene impiegato per costruire armi quando invece potrebbe essere utilizzato per vincere definitivamente la fame e la povertà, per favorire la promozione di una ecologia integrale che metta al centro il bene di tutte le generazioni. In che modo, a suo parere, si può realizzare tutto ciò?
È necessario costruire rapporti di fiducia, di pace tra le nazioni perché effettivamente ci sia questa possibilità di camminare insieme, il multilateralismo – come lo chiama il papa – e sappiamo che il fondamento di questo multilateralismo è la fiducia, la pace, le buone relazioni. È un tema di cui sentiamo tanto la responsabilità e, pensando al mio Vicariato Apostolico, penso alla necessità di costruire rapporti buoni, di pace e di condivisione. Ad Abu Dhabi, in seguito alla firma del Documento sulla fratellanza umana, abbiamo aperto la Abrahamic Family House, un centro che contiene tre luoghi di culto ben distinti: una chiesa cattolica, data al papa e dedicata a San Francesco d’Assisi, una moschea e una sinagoga. È molto interessante questa esperienza: tre luoghi di culto ben differenziati sono all’interno della stessa realtà così che i fedeli si trovano a pregare nei rispettivi luoghi di culto ma nello stesso tempo si è portati a conoscere l’altro, l’altra esperienza religiosa. Allora si impara a rispettarsi vicendevolmente, s’impara a conoscersi di più. Questo centro ha un’immagine simbolica molto forte, vuol dire: possiamo essere diversi e camminare insieme per la pace attraverso la conoscenza reciproca, il rispetto reciproco, il riconoscimento di valori che possiamo portare avanti insieme e nella condivisione delle diverse tradizioni che hanno la capacità di promuovere il bene comune e la vita buona di tutti.

Qual è stata la sua esperienza di domenica scorsa, all’inaugurazione del Faith Pavilion?
È stato un momento toccante e commovente, presieduto dal Ministro della Tolleranza e della Coesistenza Sheikh Nahayan Mabarak Al Nahyan, ed hanno presenziato il cardinale Parolin, che ha fatto un intervento molto forte sull’importanza della collaborazione tra persone di fedi diverse per la promozione della pace, della giustizia e della riconciliazione per la promozione di un nuovo modo di guardare il creato custodendo la nostra casa comune. Poi abbiamo avuto un intervento molto bello del Santo Padre, parole brevi ma forti, che invitano ad una amicizia sociale solidale per lavorare insieme, per cambiare la direzione in cui l’uomo vive il suo rapporto con la realtà e con il creato, verso una ecologia integrale.

Il Grande di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, che è intervenuto come il papa da remoto, ha raccomandato l’importanza della Cop28 per poter promuovere una fraternità universale che vinca le guerre e lavori per il bene di tutti, in particolare per la custodia del creato. Infine è intervenuto il Giudice Mohamed Abdelsalam, Segretario Generale del Muslim Council of Elders. Dopo c’è stata la possibilità di visitare il Faith Pavilion, come il luogo preparato per poter incontrare persone che appartengono a religioni diverse e si riconoscono tutte nell’ideale di una fraternità da diffondere nel mondo intero ed una fraternità che sa farsi carico dei bisogni dell’ambiente, che sa promuovere un rapporto giusto con le creature. Al termine della giornata ci siamo raccomandati al cardinale di portare un nostro affetto, la nostra vicinanza al Santo Padre. Pensiamo sia stato un giorno benedetto da Dio con una possibilità in più di camminare insieme più consapevoli che appartenere a religioni diverse è una grande occasione per camminare tutti insieme.

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