Due papi scomodi, Pio VII e Adriano VI

Un pontefice che resiste a Napoleone e uno che vuole riformare la Chiesa ma nessuno lo ascolta. Due eroi poco noti di cui si celebra l’anniversario della morte.
Ritratto di papa Pio VII di Jacques-Louis David, 1805, Museo del Louvre. Pubblico dominio: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jacques-Louis_David_018.jpg#/media/File:Jacques-Louis_David_018.jpg

Gli controllavano la posta, le persone che riceveva, giunsero a lasciargli solo il breviario, portandogli via il materiale per scrivere. Ma lui, Pio VII di Cesena, ex monaco benedettino, non cedeva a Napoleone che aveva dichiarato finito lo stato pontificio, controllava le nomine vescovili e lo aveva fatto imprigionare a Savona dal 1809, portandolo via di notte da Roma in un viaggio penoso. Tre anni duri: il papa pregava, soffriva, si rattoppava da solo la veste lisa, ma non accettava che l’imperatore si immischiasse nelle cose interne della Chiesa, addirittura convocando un concilio di vescovi italiani e francesi a Parigi nel 1811. Quest’uomo mite e di poca salute, resisteva.

Nel 1812, sconfitto in Russia, Napoleone sembrava addolcito. Ma era una recita. Ordinava che il papa venisse trasferito vicino a lui, a Fontainebleau, per controllarlo da vicino. Pio VII stava malissimo, ma lo costrinsero a viaggiare: arrivò fisicamente distrutto. Napoleone andò a trovarlo, alternando il dolce con l’amaro – forse lo picchiò -, riuscì ad estorcergli la bozza di un concordato in cui il papa rinunciava allo stato e si sarebbe fermato ad Avignone. Poco dopo, Pio si accorse dell’errore e rifiutò il concordato strappatogli con le minacce. Ma per Napoleone si stava avvicinando la fine e dopo il 1815 il papa poté tornare a Roma.

A differenza degli altri sovrani europei, non si vendicò. Ospitò a Roma la madre dell’imperatore, lo zio cardinale Fesch e i parenti, generosamente: la sua vendetta era il perdono. Il 20 agosto 1823, a 81 anni moriva, mentre bruciava l’antica basilica di san Paolo fuori le mura. Oggi, si è ripreso il processo di beatificazione.

Un altro papa scomodo, morto il 14 settembre 1523 è stato l’olandese Adriano VI. Dopo 50 giorni di conclave burrascoso nel 1522, i cardinali scelsero lui, che non conoscevano e che si trovava in Spagna. Adriano ci pensò bene, poi accettò: non cambiò il nome e questo era già un segno di novità. La Chiesa era stremata, dopo il papato di Leone X Medici, vero principe rinascimentale, più politico che pastore, che non aveva capito Lutero, e lasciato lo stato in bancarotta per le sue folli spese.

Ritratto di Papa Adriano VI. Di Da Jan van Scorel – Centraal Museum of Utrecht., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=101193336

Fare il papa era difficilissimo: il Concilio Lateranense era finito ma la riforma nessuno la voleva davvero, per di più la corte papale era piena di gente inutile e corrotta. Cosa fare? Adriano, che era un umo di fede autentica, cominciò da se stesso: incoronazione modesta, vita ascetica, licenziamento degli scrocconi, moralizzazione dei costumi. Per di più inviò in Germania il nunzio Chieregati che ammise, a nome suo, le colpe di Roma e annunciò la riforma, seppur graduale. I principi tedeschi presero tempo mentre la rivoluzione luterana avanzava.

Intanto, in Europa i re cattolici Carlo V e Francesco I si facevano la guerra e i Turchi avanzavano. Adriano lavorava per la riforma ma si trovò con la burocrazia pontificia che gli remava contro e fomentava una campagna denigratoria: lo si accusava di essere un “barbaro” contro l’arte, un ubriacone, un avaro e addirittura di dire ogni giorno la messa! C’era dell’odio, la riforma non la si voleva. Adriano era solo, resisteva. Consumato, moriva il 14 settembre 1523, dopo 18 mesi di pontificato. È seppellito a Roma, nella chiesa tedesca di S. Maria dell’Anima, sfinito nel sonno della morte. Un grande scomodo, incompreso dalla chiesa stessa.

Su Pio VII cfr. Morte al papato! Pio VII e Napoleone, ed. Città Nuova 2021.

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