Il 25 marzo è il Dantedì

Il 25 marzo – giorno dell’inizio nel 1300 del viaggio ultraterreno del poeta - “nel mezzo del cammin di nostra vita” – si apre la prima edizione della giornata dedicata ogni anno a Dante Alighieri

Nel 2021 si festeggeranno i 700 anni dalla morte di Dante, ma le celebrazioni sono già state avviate. Il 25 marzo – giorno dell’inizio nel 1300 del viaggio ultraterreno del poeta – “nel mezzo del cammin di nostra vita” – si apre la prima edizione della giornata dedicata ogni anno al grande Fiorentino.

Iniziative in tutta l’Italia del coronavirus grazie a internet, alla radio e alla televisione (YouTube del Mibact, corriere.it, RaiTeche con i maggiori lettori di Dante) per un uomo così grande e così vicino da essere quasi di casa. Se è vero che si studia a scuola – più l’Inferno che i l Purgatorio, quasi nulla del Paradiso (purtroppo, a volte per motivi ideologici), è anche vero che è diventato personaggio dei manga, dei videogiochi, dei fumetti.

Non solo quello delle celebri letture pubbliche come ha fatto Benigni, secondo una tradizione che risale al Trecento, quando a Firenze il Boccaccio commentò l’Inferno per la gente normale nella chiesa di Santo Stefano a Badia. Dante infatti è stato subito popolare. I suoi canti erano diffusi a parte già prima di essere raccolti in unità. Il popolo vi si riconosceva nel linguaggio scolpito, chiaro, che sa essere focoso, irato e beffardo, oppure drammatico, nostalgico e mistico.

Personaggi come Paolo e Francesca, il conte Ugolino, Farinata e Ulisse, Pia de’ Tolomei e san Francesco, e molti altri, erano noti attraverso racconti, scritti, leggende di cantastorie, trattati che Dante riprende, trasforma in creature vive con una fantasia potente.
Il fatto è che la Commedia è un lavoro non solo enciclopedico, simbolico, ma vivo. In questo sta il suo fascino perdurante. Dante che si smarrisce nella selva del male siamo tutti noi. Dante che riflette sulle conseguenze di esso nella vita personale e sulla società di sempre siamo tutti noi. Dante che scopre che abbiamo bisogno di respirare aria pura e avvicinarci alla dimensione spirituale è ciascuno di noi, quando decide di vivere da uomo.

Forse ritrovando quel Dio – “l’Amor che move il sole e l’altre stelle”– dimenticato, negato o a cui si è stati indifferenti. L’esilio, che ha marcato dolorosamente la vita di Dante, gli ha dato la luce per condurre con il suo poema l’umanità nel cammino verso la felicità vera. È lo scopo dichiarato della Commedia, necessario per comprenderne la molteplicità di significati e non fermarsi alle singole figure, per quanto fascinose.

Con una lingua che egli stesso crea – molta parte delle sue parole le usiamo tuttora -, diretta, coinvolgente il lettore,chiamandolo spesso per nome, Dante si sente un “profeta”, cioè uno che parla a nome di Dio con la missione di svegliare l’umanità del suo tempo – e perché no? del nostro – per seguire i valori autentici della vita: la giustizia, la pace, l’amore. Per questo giudica, condanna, deride, ammira, esorta, in un percorso di speranza oltre ogni dolore o disperazione. Che è poi il viaggio suo, personale di uno che ha provato le umiliazioni di essere “in terra straniera”, un “rifugiato politico”.
Buon Dantedì a tutti. Per chi vuole leggere o rileggere qualche brano del poema “divino”, suggerirei: canti V, XXVI, XXXIII dell’Inferno; VI, VIII, XI del Purgatorio, XI, XVII, XXXIII del Paradiso.

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