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Ambiente > Caraibi

Irma il mostro

di Silvano Malini

- Fonte: Città Nuova

La forza devastante dell’uragano, grande quanto la Francia, ha flagellato i Caraibi e si avvicina agli Usa, appena colpiti da Harvey, mentre José e Katia si aggirano nei dintorni

Il passaggio dell’uragano Irma ha provocato devastazioni senza precedenti nelle Antille, con isole rimaste praticamente inabitabili, mentre in Florida, dove arriverà sabato, il governatore Rick Scott, ha esortato l’intero Stato a prepararsi all’evacuazione. Sarebbe la maggiore nella storia degli Stati Uniti, sei milioni di abitanti delle tre contee più a rischio, attorno a Miami.

«Partite ora, non aspettate»… «Non è una tormenta per la quale possiamo sederci e aspettare che passi».., «Non potremo piú aiutarvi quando il vento e la pioggia inizieranno a colpire».., «Possiamo ricostruire le vostre case, ma non le vostre vite», sono stati i ripetuti appelli del governatore Scott.

Già chilometriche, sin da giovedì, le code sulle autostrade e ai benzinai, mentre i supermercati sono stati letteralmente svuotati e chi può installa barriere metalliche su porte e finestre. Pronti pompieri e forze dell’ordine. Oltre 7 mila volontari hanno già risposto all’appello delle autorità, ma ne servono 17 mila.

Irma, è nato nell’Atlantico, ed è subito passato dalla categoria 4 alla 5 – la massima possibile –, mantenendola per oltre 48 ore. Non era mai successo. Si estende su una superficie grande quanto la Francia e ha registrato venti costanti di 298 km all’ora, secondo solo all’uragano Allen del 1980, che aveva superato i 300 km/h. Da martedì, Irma ha cominciato la sua corsa sull’isola di Barbuda, dove il bilancio è stato “solo” di 1 morto ma con oltre il 90% delle case dei suoi 1.600 abitanti danneggiate, con automobili in volo e scene apocalittiche. Poi si è diretto a Nord-Ovest, colpendo Anguila, le Isole Vergini Britanniche, Saint Marteen e Saint-Barthelemy, Porto Rico, Repubblica Dominicana e – al momento di chiudere questo articolo – la già castigata Haiti, non ancora recuperata dal passaggio di Matthew lo scorso anno, che ha ucciso 900 vite. Le isole franco-olandesi di Saint-Martin e Saint-Barthelemy sono state finora le piú devastate. 9 morti, 21 feriti, sette case su dieci distrutte, l’aeroporto inservibile e i 82.000 abitanti senz’acqua potabile né elettricità sono il bilancio provvisorio del cataclisma.

Finora Irma ha lasciato dietro di sé almeno 14 morti – ma le notizie tardano ad arrivare – gravissimi danni materiali, estese inondazioni ed ha isolato o costretto ad evacuare migliaia di persone. Bahamas, Cuba e Usa lo attendono con preoccupazione tra venerdì e sabato. Irma colpirà il centro-est di Cuba, dove ampie aree costiere sono già state evacuate. Poi passerà sulle Bahamas orientali e raggiungerà gli Stati Uniti, recentemente colpiti dall’uragano Harvey che ha inondato Houston ed ha lasciato almeno 60 morti e danni per oltre 180 miliardi di dollari. Poi, addentrandosi in territorio statunitense, dovrebbe perdere forza fino ad estinguersi.

E, come se non bastasse, altri due uragani sono attivi nella regione. Katia, di categoria 1, potrebbe passare oggi sullo Stato messicano di Veracruz. Di José, salito a categoria 3, preoccupa il fatto che potrebbe guadagnare forza e infierire sulle Antille già colpite da Irma. I cicloni tropicali sono in crescita, sia per quanto riguarda la frequenza che l’intensità. Secondo diversi climatologi, ciò sarebbe dovuto al cambio climatico. Prendono origine da grandi masse di acqua calda che evaporano ed ascendono ad aree elevate dell’atmosfera, da dove il vapore si condensa e precipita sotto forma di pioggia, provocando lo spostamento di enormi volumi di aria calda. Mentre il fenomeno si mantiene in alto mare, le acque calde che incontra al suo passaggio lo alimentano e rafforzano, e la tormenta diviene uragano quando i venti attorno ad essa superano i 120 km orari. Quando tocca terra, invece, l’insufficiente evaporazione dalla base provoca la sua graduale estinzione. La temperatura minima dell’acqua dalla quale può nascere un uragano è di 27º, e l’aumento delle aree oceaniche e marine in queste condizioni è una delle probabili cause della loro crescita. Una ricerca pubblicata su Science nel 2006, dava conto dell’incremento della temperatura degli oceani con l’aumento degli uragani di categoria 4 e 5. Julian Heming, meteorologo del Servizio meteorologico nazionale britannico, ha affermato che la temperatura dell’oceano alla base di Irma è tra 1º e 1,5º C più alta della media di quest’epoca dell’anno.

 

 

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