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Italia > Politica

Duello tv per l’Europa

di Fabio Di Nunno

- Fonte: Città Nuova

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

I sei candidati alla presidenza della Commissione europea si confrontano in un dibattito in vista delle prossime elezioni europee.

Sono sei i candidati in corsa per la carica di presidente della Commissione europea, uno dei ruoli più importanti nel complicato assetto istituzionale dell’Unione Europea (Ue). Infatti, oltre che rappresentare il potere esecutivo dell’Ue, al collegio dei commissari è assegnato il compito di fare le proposte legislative europee, il cosiddetto diritto di iniziativa.

Poi, dal 2014, per favorire il processo democratico, è stato concepito un meccanismo che assomiglia ad una campagna elettorale a livello europeo, dove lo spitzenkandidat, o candidato principale, di ciascun gruppo politico, viene di fatto designato quale presidente della Commissione europea, in caso di vittoria alle elezioni del Parlamento europeo. Orbene, seppure il Parlamento europeo debba approvare la nomina del presidente della Commissione europea, questi è designato dal Consiglio europeo, che riunisce i Capi di Stato e di governo.

I candidati attualmente in corsa per la carica di presidente della Commissione europea, espressi dalle principali famiglie politiche europee, si sono confrontati in un dibattito, trasmesso in tutta Europa da Eurovision, per discutere delle rispettive proposte politiche per l’Europa del futuro: Nico Cue (Sinistra europea), Ska Keller (Verdi), Jan Zahradil (Conservatori e riformisti europei), Margrethe Vestager (Liberali), Manfred Weber (Partito Popolare Europeo) e Franz Timmermans (Socialisti & Democratici).

Frans Timmermans, ha posto tra le sue priorità la lotta contro il cambiamento climatico, le disuguaglianze e l’ingiustizia, parlando di un’Europa che resti fedele ai suoi valori fondamentali di democrazia, diritti umani e stato di diritto. Inoltre, il candidato socialista ha proposto un’aliquota minima di imposta sulle società del 18%, uguale in tutta l’Ue.

Manfred Weber, a proposto un piano in 10 punti per l’Europa, manifestando la volontà di nominare un commissario che si occupi di nuove relazioni con l’Africa, in modo da controllare il fenomeno migratorio verso l’Europa, e di includere nei futuri accordi commerciali dell’Ue con altri Paesi delle clausole che vietino il lavoro minorile.

Margrete Vestager, forte della sua esperienza come commissaria europea alla concorrenza, capace di sanzionare colossi del web come Google e Apple, non ha fatto proposte particolari, ma ha enfatizzato la necessità di costruire un’Europa dove tutti paghino le tasse dovute.

Ska Keller ha posto al cuore della propria agenda politica la questione dei flussi migratori e le politiche a favore dell’ambiente, chiedendo una maggiore attenzione ai diritti umani nei futuri accordi che l’Ue negozierà.

Nico Cué ha criticato l’austerità praticata dall’Ue negli ultimi anni, causa di malcontento nel Sud dell’Europa.

Jan Zahradil, ha parlato di una Ue che faccia qualche passo indietro, che sia flessibile e decentralizzata, che faccia di meno ma meglio.

Nei prossimi giorni tutto può ancora succedere ma, stando ai sondaggi, nessuna famiglia politica raggiungerà una maggioranza nel Parlamento europeo, per cui sarà necessario adoperarsi per coinvolgere vari gruppi in una coalizione che possa esprimere, così, un unico candidato alla carica di presidente della Commissione europea.

Timmermans ha lanciato l’idea di un’alleanza delle forze di sinistra che potrebbe rompere l’attuale assetto politico dell’Ue, dove le principali cariche sono affidate ad esponenti del Partito Popolare europeo (presidenza della Commissione europea, del Consiglio europeo e del Parlamento europeo), pensando di porre al centro dell’agenda politica una questione come quella del cambiamento climatico che interessi una compagine di partito che vada dal greco Tspiras al francese Macron.

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