Una via africana contro l’Aids

Era il 1986, quando il dottor Gianfranco Marino incontrò l’Aids in Africa per la prima volta. “Ero appena arrivato – racconta -. Anna era una nostra brava ostetrica, con due bambini, di cui l’ultimo appena nato. Dopo un mese dal parto, iniziò a soffrire di terribili mal di testa. La diagnosi rivelò la condanna. Meningite fungina, tipica dei pazienti con Aids. Anna morì in una settimana. Dopo cinque mesi, la seguì il piccolo. Dopo un anno, il marito”. Ora il dottor Marino, del Cuamm (Medici con l’Africa), fa parte dell’équipe di medici missionari che ha dichiarato guerra all’Aids. La Caritas antoniana ha finanziato tre progetti – pilota che loro hanno messo a punto, nell’intento di trovare uncombattere l’Aids, che non è soltanto sanitario. L’obiettivo è ridurre almeno del 40 per cento la trasmissione del virus Hiv dalla mamma al neonato; allungare la vita delle loro madri e combattere la tubercolosi, veicolo e conseguenza dell’Aids. Nell’Africa subsahariana, il 62 per cento dei sieropositivi sono donne. Centinaia di migliaia di neonati rischiano di nascere infetti e di morire prima dei 5 anni. A loro, le vittime più deboli di questa devastante epidemia, sono destinati i progetti sostenuti dalla Caritas antoniana. Un “Piccolo mondo” L’asilo-nido “Piccolo mondo” della Caritas, uno dei pochi presenti a Roma, da undici anni accoglie decine di bambini, la maggior parte immigrati, per offrire alle loro famiglie un supporto che faciliti l’accesso al lavoro ed all’integrazione sociale. Attualmente il nido accoglie 32 bambini, che trovano nell’asilo non solo l’assistenza di cui necessitano, ma lo spazio educativo dove è possibile sperimentare una reale convivenza interculturale. Un servizio quanto mai necessario, ma insufficiente rispetto alle necessità -. “Con l’attuazione del piano sull’infanzia – spiega Franca Posa, responsabile del Piccolo Mondo – l’asilo nido è concepito come un servizio di cui possono usufruire i genitori che documentano di essere ambedue occupati. Questo esclude tutti coloro che sono in cerca di un lavoro o di una qualificazione professionale. Soprattutto gli immigrati, che il più delle volte non possiedono un regolare contratto di lavoro”.

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