Una festa comune per la Resurrezione

Quest’anno la data della celebrazione della Pasqua, il 24 aprile, coincide sia per i cristiani di tradizione orientale, sia per quelli di tradizione occidentale. Si tratta però di una pura coincidenza di calcoli
Le Chiese protestanti, cattoliche, ortodosse suoneranno a festa insieme domenica prossima per celebrare la festa più importante della fede cristiana: la Resurrezione di Gesù. Quest’anno la data della Pasqua coincide sia per i cristiani di tradizione orientale, sia per quelli di tradizione occidentale. Si tratta però di una pura coincidenza di calcoli. In Occidente e in Oriente si usano due diversi calendari per il computo del giorno di Pasqua: quello gregoriano in Occidente e quello giuliano in Oriente. È la quinta volta nel corso dell’ultimo decennio che i fedeli delle diverse tradizioni cristiane celebrano insieme la Pasqua. Anche lo scorso anno è successo, ma per riavere questa coincidenza bisognerà attendere il 2017 e il 2025.

 

Poco conosciuta al grande pubblico, la questione è invece fortemente sentita dai responsabili delle Chiese che hanno accolto anche quest’anno con gioia e gratitudine questa coincidenza. Il primo ad esprimersi è stato il segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), il pastore norvegese Olav Fykse Tveit secondo il quale «in un mondo diviso dalla povertà e dalla violenza è importante che noi parliamo a una sola voce nel testimoniare con azioni e parole che il Cristo crocifisso è risorto».

 

Dal 1980 è stato intrapreso dai leader religiosi appartenenti ad ambedue le tradizioni un intenso lavoro per concordare una data comune. Il lavoro è stato ripreso nella riunione del 1997 ad Aleppo, in Siria, che ha segnato un passo significativo. Purtroppo però non si è giunti ad un accordo definitivo. In uno scritto del 2009, mons. Eleuterio Fortino, grande protagonista del dialogo con l’Oriente, recentemente scomparso, così scriveva a proposito della questione: «Certo, tutti noi cristiani crediamo che Gesù Cristo il terzo giorno risuscitò. E questo è il fatto decisivo, importante, caratterizzante la fede cristiana. Tuttavia, la differenziazione della celebrazione è un’anomalia grave per la testimonianza cristiana nel mondo».

 

Mons. Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, si augura che la coincidenza di quest’anno possa essere «un segno di quella piena comunione a cui tutti i cristiani anelano» e «un incoraggiamento sulla strada della speranza per il lavoro concreto che ci attende per la realizzazione di questa piena comunione». L’augurio di don Gino Battaglia, direttore dello stesso ufficio Cei è più legato ai temi dell’attualità: «Vista la grande presenza degli ortodossi in Italia, legata soprattutto all’immigrazione, direi che l’augurio per loro sia quello di trovare accoglienza». Ed aggiunge: «Oggi soprattutto in Europa e in Italia siamo immersi in un momento di grigiore, in cui sono poche le visioni, ancor meno i sogni e le speranze. La Pasqua giunge indubbiamente come un messaggio di Risurrezione, che ci dice che solo un amore più grande può salvarsi dal grigiore in cui sono caduti i nostri orizzonti».

 

Grande festa in via Ardeatina a Roma dove è la sede della diocesi degli ortodossi romeni presenti in Italia. La liturgia è iniziata con la veglia di sabato notte alle 23 e 30 e terminata alle 3 di mattina. «Credo – ci dice il vescovo ortodosso mons. Siluan – che questa coincidenza sia un dono per l’Italia e che non poteva cadere in una data migliore nell’anno in cui l’Italia celebra il 150° anniversario della sua unità». «Per l’unità del Paese – spiega – ci sono state persone che hanno lottato e dato la vita. La testimonianza dell’unità dei cristiani è oggi molto importante per un’Italia che presenta al suo interno molte diversità, diversità di popolazione, di comunità, di tradizioni. Trovare i modi per manifestare l’unità è divenuto oggi essenziale in un mondo che sembra che si stia spaccando».

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