Sconcerto della diocesi di Trento

L'appello alla coscienza civile di fronte ad una recente sentenza della Suprema Corte che legittima l'espulsione degli irregolari, anche se genitori di figli minori che frequentano la scuola.
Immigrati in cerca di soggiorno

«La recente sentenza della Cassazione n. 5856 desta sconcerto, perché ritiene più importante l’integrità dei confini che i diritti dei bambini che frequentano la scuola». Inizia così, senza fraintendimenti, una nota dell’ufficio stampa pubblicata sul sito ufficiale dell’Arcidiocesi di Trento che commenta la recente sentenza della Cassazione in materia di immigrati irregolari augurandosi che la «complessa macchina giurisdizionale, chiamata ad applicare le leggi, non venga influenzata da questa sentenza».

 

Nel merito, infatti, la sentenza della Suprema Corte del 10 marzo 2010, ribaltando una precedente decisione del 2009, ha definito che gli immigrati irregolari, con figli minori che studiano in Italia, non possono chiedere di restare nel nostro Paese. Non sono state perciò ritenute accettabili le ragioni di chi sostiene che l’assenza di un genitore provocherebbe « una grave compromissione del diritto del minore ad un percorso di crescita armonico e compiuto» e un calo nel rendimento scolastico dei figli. Secondo alcune analisi, sarebbero quasi 50 mila le famiglie di immigrati irregolari con figli a scuola interessate all’applicazione della sentenza. 

 

Mentre «in Italia continua la campagna di criminalizzazione del clandestino, senza pietà neppure dei suoi figli», la nota della diocesi riporta, come esempio positivo, il convegno promosso dalla Chiesa Cattolica tedesca ad inizio marzo che ha affrontato la «sfida ai comuni dalla migrazione irregolare». In quella sede, infatti, si è potuta apprezzare l’intenzione del governo federale di sostenere le condizioni idonee a garantire la frequenza scolastica dei figli dei migranti senza soggiorno. Nella stessa Germania, tra l’altro, esistono circolari governative del 2009 relative alla legge sul permesso di soggiorno, in cui si mette in chiaro come «l’aiuto umanitario professionale o volontario a migranti irregolari non è favoreggiamento di soggiorno illegale».

 

Nella nota diocesana si prende atto di un dato: il 62 per cento degli italiani, secondo i sondaggi, dichiara di approvare la sentenza della Cassazione in base al fatto che non si può «giustificare chi utilizza i bambini e li strumentalizza per sanare situazioni di illegalità».

 

Già nel luglio 2009 diverse espressioni della chiesa trentina, dalla Caritas al Centro missionario, dalla Commissione Giustizia e Pace alla Pastorale sociale del lavoro, assieme a tante altre realtà del territorio, avevano sottoscritto un appello relativo al pacchetto sicurezza governativo in cui si invitavano i pubblici ufficiali a «praticare, se necessario, forme di disobbedienza civile, garantendo i servizi e non la denuncia per il migrante non regolare».

 

Un appello che partiva da una significativa premessa sulla liberta di coscienza: il famoso passaggio della lettera ai cappellani militari di don Lorenzo Milani che afferma «se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri».

 

 

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