Quando suona la campana

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Forse perché è legato ad alcuni indelebili ricordi di quand’ero bambino, che il campanile continua a suscitare in me un’intensa emozione. All’ombra del campanile, seduti sullo scalino dell’uscio di casa, mio nonno ed io passavamo ore a gustare la serenità della sera d’estate, mentre le rondini intessevano arazzi geometrici svolazzando nel cielo azzurro. Mio nonno salutava chi passava, scambiando due parole; e mi raccontava le incredibili storie di quand’era soldato al fronte… A volte mi portava a sbirciare dietro il piccolo portone di legno del campanile.Mi faceva una strana impressione quel campanaro trascinato in su, verso l’alto, dalla corda; che poi discendeva giù come un uomo sulla luna, senza gravità; e afferrava un’altra corda per salire nuovamente in su… mentre le campane misteriosamente, per me, cominciavano a lasciare la loro voce all’aria. Da sempre il suono delle campane ha toccato il cuore della gente: ora con rintocchi d’una dolcezza tale da far vibrare le corde più intime dell’anima; ora con suoni così imperiosi da risvegliare i sentimenti più audaci. In funzione sia profana sia religiosa, le campane hanno accompagnato da secoli la vita delle comunità cristiane e contribuito a tenere unite le popolazioni. Fino a qualche manciata di decenni fa, il loro suono scandiva i ritmi della giornata e dell’anno, delle feste e dei lutti, o avvertiva dei pericoli. Tacevano solo il venerdì santo, le campane, mentre a Pasqua riempivano i cieli della gioia della risurrezione. I loro rintocchi erano un messaggio in codice – ingombrante e allo stesso tempo discreto – per ricordare che esistono realtà eterne alle quali è bene rivolgere il cuore. Sono un’antica presenza fra di noi: già nel terzo millennio a.C. si foggiavano gong e strumenti musicali molto simili a campane. E il campanile, figlio dei menhir e delle piramidi, fratello delle torri, è il simbolo dell’innata aspirazione dell’uomo a salire, a scrutare al di là del visibile, a inerpicarsi verso il cielo, le stelle, e a sbirciare nel divino. Il campanile è quasi certamente legato al mito biblico della Torre di Babele, che vuole spiegare la pluralità dei linguaggi giocando fra la somiglianza tra il nome di Babilonia (= Bab-Ili, cioè, Porta di Dio) e la parola ebraica balal, che significava confondere. Babilonese infatti era l’uso di costruire le alte torri chiamate ziggurat. Ma se la Torre di Babele vuole la dispersione, il campanile richiama all’unità. Attorno al campanile sono intessuti racconti d’un sapore storico e interreligioso che appare di grande attualità. Il campanile infatti è parente stretto dell’islamico minareto dal quale il muezzin esorta i fedeli alla preghiera. Il minareto oggi è generalmente una elegante costruzione che sorge accanto alla moschea; ardita innovazione rispetto ai tempi di Muhammad, quando i musulmani venivano chiamati alla preghiera da una voce che s’alzava dal tetto stesso della casa del Profeta. Ma anche all’inizio del cristianesimo non c’erano campane, e per invitare la gente alla chiesa s’usava percuotere un batacchio di legno. Si dice che il primo campanile della cristianità fu costruito a Cimitile, nei presi di Nola, dal vescovo san Paolino. S’era verso il 450 o giù di lì. S’attribuisce invece a papa Sabiniano l’averne sancito l’uso liturgico nel 605. L’usanza di suonare a mezzogiorno le campane di tutte le chiese, risale invece all’ordine impartito da papa san Pio V che, il 7 ottobre 1571, annunciò profeticamente la vittoria a Lepanto sulla flotta turca, attribuendola all’intercessione della Madonna. Dando adito alle preoccupazioni del sultano Solimano, che soleva dire: Ho più timore delle preghiere del papa che dell’esercito dell’imperatore Massimiliano. Dal Medioevo in poi i campanili hanno assunto caratteristiche architettoniche spesso davvero sublimi. E hanno arricchito il paesaggio delle città con le loro sagome massicce o slanciate, preziosi indicatori, comunque, che puntano verso le realtà del Cielo. Divennero così importanti che san Carlo Borromeo volle dettare alcuni canoni da osservare nella loro costruzione, per tener conto del luogo, del modo e della sua posizione rispetto al complesso architettonico dalla chiesa. Egli ricordò che sopra la cuspide deve essere collocata la croce e possibilmente l’effige del gallo, che non viene posto per indicare la direzione del vento, ma perché nella simbologia cristiana rappresenta l’annuncio del vangelo: Gallus super ecclesiam positus, praedicatores designat (=il gallo posto sopra la chiesa simboleggia i predicatori). Come non ricordare così i maestosi cinquanta campanili medioevali di Roma; l’incantevole campanile di Giotto a Firenze; e quello di San Marco, che i veneziani soprannominano affettuosamente el paron de casa e che nel 1902 crollò in modo così sorprendente: non fece alcuna vittima – nemmeno un colombo – e non causò alcun danno alla basilica. Anche nell’arte compaiono spesso le campane. Il Pascoli sente le campane del Duomo di Barga e scrive gl’indimenticabili versi: Il suon dell’ore viene col vento/ dal non veduto borgo montano:/ suono che uguale, che blando cade/ come una voce che persuade . Nel toccante dipinto l’Angelus Millet rappresenta due contadini che si fermano dal lavoro dei campi per recitare la preghiera alla quale sono invitati dal campanile che con la sua sagoma interrompe discretamente l’orizzonte sullo sfondo. Nel coinvolgente episodio La campana, che conclude il film Andrej Rublev di Tarkovskij, fondere la campana salva la vita d’un orfano, e restituisce al mondo il talento del grande pittore d’icone Rublev, che aveva deciso di non più dipingere. Ora campane e campanili non sono più in primo piano. Un po’ perché, dal secolo scorso, i campanili sono stati superati dai grattacieli, divenuti simbolo del nuovo dio denaro. Un po’ perché c’è chi lamenta i disturbi provocati dal loro presunto inquinamento acustico. Ma anche un po’ per colpa della degenerazione del campanilismo, l’esasperato attaccamento al luogo di provenienza che vuole far primeggiare le proprie tradizioni innescando ottuse rivalità con chi non fa parte della propria cerchia. Oggi i campanili sono spesso tralasciati anche nella costruzione di nuove chiese. Il compito del campanaro – che è ritenuto nel senso largo del termine un ministero, in quanto servizio alla liturgia e alla vita della comunità cristiana – è sostituito da accrocchi elettronici. E sono pochi i bambini che si possono concedere l’emozionante avventura di salire sul campanile dove ci sono le campane, gl’intricati meccanismi dell’orologio, e i nidi degli uccelli diurni e notturni. O che possono giocare spensieratamente alla loro ombra. Ma, nonostante tutto, i campanili rimangono, presenze solenni nelle nostre città: come sguardi verso il Cielo, come eterne immagini della Torre di Davide del Cantico dei Cantici. Perché non riscoprirli? Perché non avvicinarsi nuovamente ad essi? Ritroveremo sicuramente anche una parte di noi stessi.

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