Quale credenziali di autenticità?

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Per quasi trecento anni i cristiani giapponesi si erano tramandati, di generazione in generazione, il segreto delle tre domande. Una cinquantina d’anni dopo l’arrivo del Vangelo, con Francesco Saverio, nel Paese era scoppiata una persecuzione crudele. Ai primi 26 martiri del 1597 ne seguirono almeno altri 205 nell’arco di tempo che va dal 1617 al 1632. Le autorità proibirono non solo il culto cristiano, ma qualsiasi contatto con il mondo europeo, facendo eccezione solo per quei pochi commercianti che, prima di mettere piede sulla loro terra, erano disposti ad oltraggiare e calpestare pubblicamente il crocifisso e l’immagine di Maria. I cristiani, sottoposti ad una persecuzione costante e a umiliazioni di ogni genere, diminuirono di numero; i missionari lentamente scomparvero e con essi sembrò scomparire la fede cristiana. Quando nel secolo XIX il Giappone riaprì le porte all’Occidente, fu costruita la prima chiesa in stile europeo, per gli stranieri. Un giorno si presenta ai nuovi missionari un gruppo di giapponesi. In questa chiesa c’è la Vergine Maria?, domandano. Sì, rispondono i missionari mostrando la statua della Madonna. Da dove venite?. Da Roma. Siamo inviati dal papa. Terza domanda: Siete sposati o celibi?. Celibi. I giapponesi si guardano sorridenti. Erano le tre risposte che da secoli aspettavano di udire, i tre segni di riconoscimento dei missionari che avevano portato loro la fede. È il cardinale Peter Seiichi Shirayanagi, arcivescovo emerito di Tokyo, giunto recentemente a Roma, a narrare ancora una volta l’antica storia che testimonia la tenacia di un popolo capace di conservare così a lungo la tradizione cristiana, anche senza l’aiuto di alcuna struttura ecclesiastica.Ma il cardinale racconta la storia perché ha in serbo un interrogativo: Quali le domande che dovremmo rivolgere oggi a chi porta il Vangelo, così da conoscerne la veridicità? Quali le credenziali? . Dopo aver lasciato sospeso l’uditorio, continua con tono pacato ma deciso: Oggi basterebbero due domande soltanto. Prima: avete a cuore la fratellanza universale e lavorate per l’unità di tutto il genere umano? Seconda: vivete tra voi l’amore reciproco, distintivo dei cristiani?. Chissà che non siano proprio queste le domande che dovremmo porci oggi nella Chiesa, in questo tempo di preparazione al sinodo sulla Parola di Dio e sull’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo! Dalla risposta dipende l’autenticità della nostra vita e della nostra testimonianza.

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