Con Nello Scavo e Avvenire, dalla parte della dignità umana

Nuove minacce all’inviato di Avvenire Nello Scavo. La questione irrisolta dei diritti umani violati in Libia
Foto Mediterranea

C’è un grande problema nel Mar Mediterraneo, anche se il clamore mediatico è molto più attenuato dopo la fuoriuscita del leghista Matteo Salvini dalle stanze del ministero degli Interni.

Esiste il nodo irrisolto dei diritti umani violati in Libia, nei campi profughi controllati dal governo di Tripoli. E i media liberi continuano a parlarne senza censure, come evidentemente continua a fare Avvenire, anche dopo il passaggio dal primo al secondo esecutivo Conte.

Nello Scavo, inviato del quotidiano diretto da Marco Tarquinio, ne parla senza remore anche nell’editoriale che ha scritto per il numero di luglio 2020 della rivista Città Nuova. Il nodo da sciogliere per il nostro Paese è senza dubbio il rapporto controverso con la guardia costiera libica che riceve imbarcazioni e sostegno diretto, in milioni di euro, dall’Italia nonostante le evidenti violenze e i trattamenti disumani riservati ai migranti in fuga.

L’ultimo rapporto dei Medici per i diritti umani offre un quadro agghiacciante di una situazione che un Paese democratico non può ignorare, anche tenendo conto dei delicati equilibri geopolitici di un’area a noi così prossima e dagli esiti imprevedibili. Una situazione caotica dove  il primo promotore degli accordi con la guardia costiera libica, l’ex ministro degli Interni dem Marco Minniti, in una recente intervista a Repubblica, giunge ad ipotizzare la necessità di un nostro intervento armato sul terreno conteso violentemente da contrapposti potentati stranieri.

Come ci ha riferito direttamente Nello Scavo, la Libia «è tornata alle origini, solo che nessuno vuole ufficialmente prendere atto del fallimento. Tripolitania, Cirenaica e Fezzan sono tornate divise com’erano già prima che le guarnigioni imperiali dell’Antica Roma provassero a unificarle. Con la caduta del dittatore Gheddafi nel 2011, sono ora i neogendarmi del nuovo disordine Mediterraneo, Russia e Turchia, a dare le carte».

Il giornalista di Avvenire è in stretto contatto con l’organizzazione umanitaria italiana “Mediterranea”, sostenuta da tante associazioni e finanziata anche da Banca Etica, che continua a monitorare l’area di ricerca libica e a salvare, con le sue imbarcazioni, i migranti in mare (tra i quali donne e minori non accompagnati). In un pezzo di venerdì 26 giugno Nello Scavo ha denunciato il caso di una imbarcazione di migranti, con a bordo un bimbo appena partorito, catturata dai guardiacoste di Tripoli nonostante la presenza di più «navi militari di diversi Paesi e una fregata italiana antisommergibili».

Una presenza e un segnale di libertà da parte del quotidiano cattolico che non può sottrarsi da attacchi vari in Italia, ma le minacce più inquietanti sono arrivate ora, dopo quelle di un ufficiale della guardia costiera libica che hanno costretto Scavo ad avere la scorta di polizia, da un ex funzionario, fino a gennaio 2020, del governo di Malta.

L’avvertimento, rivolto alle ong e a Scavo, è arrivato via social con una intimidazione (“Fermate i vostri sporchi affari. Altrimenti vi fermiamo noi“) pubblicata on line dall’ex direttore dell’ufficio del Primo ministro di Malta, Neville Gafà.

Su Avvenire, Scavo sta infatti indagando sulla traccia di alcuni punti controversi che chiamano in causa le autorità maltesi. Dalla strategia dei respingimenti illegali dei barconi dei migranti in combutta con la guardia costiera libica fino a traffici di petrolio che coinvolgerebbero settori mafiosi italiani.

Il tentativo maldestro di intimidazione pubblica ha suscitato immediatamente un coro di solidarietà da parte del mondo dell’informazione e a livello politico. Anche perché è ancora recente, e ancora non risolto, il grave caso di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese attiva contro la corruzione, assassinata con un attentato dinamitardo nel 2017.

Il livello di attenzione è molto alto e tutti gli appelli sono rivolti al governo del nostro Paese perché intervenga in tutte le sedi possibili per difendere l’integrità di un giornalista in prima linea e la libertà di informazione.

Come afferma Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, «da Malta, nazione amica e vicina per cultura e geografia ci aspettiamo chiarezza e fermezza. Continuiamo le nostre cronache pulite. Nello è tutti noi». Un senso di appartenenza e vicinanza che la redazione di Città Nuova condivide per storia e impegno comune.

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