Nei Quartieri Spagnoli rivive l’amore raccontato da Wenders

Ispirato al film-cult “Paris-Texas”, a Napoli va in scena un lavoro corale, fisico, fatto di danza, musica, scultura e cinematografia che coinvolge 12 interpreti italiani e francesi
Spettacolo J’ai brûlé dans tes yeux. Je brûle

Ciò che subito colpisce entrando nel lungo e ampio androne, è la sensazione di un mondo a parte, e allo stesso tempo, familiare. Addentrandoci poi nel grande complesso monumentale (originariamente sede dell'antica litografia Manzoni e De Lucia (1950), già Chiostro e parte del Convento della Trinità degli Spagnoli del 1579), lo scopriremo composto di spazi enormi, di stanze e passaggi su più livelli, tra piante, vetrate e capitelli, e di un chiostro che si apre tra le mura scrostate di case con ballatoi e panni stesi.

 

Siamo nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, nella casa-laboratorio Casaforte S.B., un luogo incredibile di bellezza architettonica – circa duemila metri quadri -, ristrutturato come un loft con la più moderna sensibilità funzionale ed estetica per essere luogo domestico, abitativo, e contemporaneamente, in una dimensione di open-space, luogo d’arte e di linguaggi contemporanei site-specific.

 

Gli artefici e i proprietari sono Valeria Borrelli e Antonio Sacco, ideatori anche del progetto “Abitare L’arte”, nato per costruire una rete di scambi e collaborazioni internazionali e interdisciplinari. Rete che nasce da incontri, affinità, relazioni che via via si instaurano. Tra questi, quello con la regista napoletana Alessia Siniscalchi (artista eclettica formatasi all’Actors Studio di New York e divisa tra Stati Uniti e Parigi), fondatrice, insieme alla danzatrice torinese Ivana Messina, del collettivo italo-francese Kulturscio'k, gruppo dedito a performance di diversa sperimentazione che si avvale della collaborazione di musicisti, scrittori, danzatori, attori, fotografi.

 

Ritroviamo questa modalità di drammaturgia condivisa, curata dalla regista, nella performance multidisciplinare “J’ai brûlé dans tes yeux. Je brûle”. Ispirata al film “Paris, Texas” di Wim Wenders, per indagare il tema della relazione tra due persone – una storia di perdita, che racconta la capacità di una coppia di provare amore e allo stesso tempo l’incapacità di viverlo -, la performance vive in tutti gli spazi di Casaforte, coinvolgendo lo spettatore in un percorso che lo vede seguire il viaggio tra l’uomo e la donna, di osservare ed essere osservati.

 

All’ingresso un cono in terra vulcanica che rimanda alla ricerca di una dimensione unitaria con la natura. Un'altra scultura di ferro, a base ottagonale, abitabile al suo interno e con dei monitor collegati, la ritroviamo al centro dell’ampia sala alla fine del corridoio. Le ampie vetrate in alto, gli affacci interni e le stanze attigue, si animano di presenze vaganti che, tra parole ripetute, si rincorrono parlando lingue diverse: coppie che rappresentano la durezza e la fragilità della relazione. 

 

Scendendo al piano di sotto, nel lembo di terra attorno ad un monticello con accanto i rami di un albero rinsecchito, avvertiamo quel senso del vagare on the road per una distesa sassosa e arida. C’è in tutto questo, e nel muoversi tra gli elementi del tempo scolpito in sculture, il racconto di una storia d’amore tra solitudine e abbandono, con le difficoltà dell’incomunicabilità che separano due individui, ma con un forte desiderio di ritrovarsi.

 

Nell'interazione con le diverse installazioni gli artisti esplorano i vari momenti del rapporto tra i protagonisti della storia che, sdoppiandosi, diventano quattro esperienze di coppie diverse vissute in un “non luogo” dove terra, fuoco, metallo sono elementi di interazione per relazioni passionali e bruciate che cercano di ritrovarsi. E si ritrovano tutti nell’andirivieni finale dentro una stanza con la proiezione su una parete di uno spettro cromatico retrostante l'opera Prisma Soffice in Tyvek, una bianca scultura che incarna la purezza dell’infanzia in relazione a un mondo onirico. Segno di rinascita.

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