Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Fotogallery

Piazze e strade piene a tre anni dal genocidio

di Luigia Coletta

- Fonte: Città Nuova

Cortei in tutta Italia e in Europa lo scorso 10 ottobre per chiedere lo sblocco degli aiuti e il ritiro dell’esercito di occupazione

«Non si vede la fine!», sento esclamare da una bambina in braccio alla mamma durante il corteo di Roma che dal Colosseo ha percorso il centro storico fino ad arrivare a piazzale Aldo Moro, davanti all’Università La Sapienza. Effettivamente, nonostante il meteo incerto, sono state centinaia di migliaia le persone, soprattutto studenti, che hanno voluto sfilare, ancora una volta, in Italia e in tutta Europa, per continuare a chiedere lo sblocco degli aiuti alla popolazione della Striscia di Gaza e quindi il ritiro dell’esercito di occupazione dai territori palestinesi.

Migliaia di persone invocano la fine del genocidio nei giorni che ricordano l’inizio della rivalsa da parte del governo di Israele all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Un genocidio che continua anche dopo il “cessate il fuoco”, sia perché nell’ultimo anno gli attacchi aerei e le sparatorie delle forze militari israeliane hanno ucciso altri 1400 palestinesi tra cui 327 bambini, sia per le condizioni di vita in cui vessano i palestinesi in edifici danneggiati e pericolanti o nelle tende con tutto quello che comporta.

In questi stessi giorni è stato anche assegnato il premio Nobel per la pace a Navanethem “Navi” Pillay, che, fino a poco tempo fa, ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e «ha svolto un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio vengano perseguiti», come recita l’incipit dell’annuncio del Comitato norvegese. Una ulteriore conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che le attuali restrizioni subite dai palestinesi perpetuano il crimine di genocidio da parte del governo israeliano, a cui da tempo assistiamo “in streaming”.

Il presidente Trump e il presidente Netanyahu non hanno reagito positivamente all’assegnazione di questo Nobel per la pace, anzi. Durante un comizio a Syracuse, nello Stato di New York, Trump ha attaccato la Norvegia dicendo che «gli Usa, rappresentati da me, avrebbero dovuto ricevere il premio Nobel per la pace, ma non l’hanno ricevuto. E questa è una macchia indelebile sulla Norvegia e su quelle persone che hanno preso una decisione così vergognosa e imbarazzante». Invece Netanyahu ha affermato che «il Comitato ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels (braccio destro di Hitler, ndr) sta certamente applaudendo dall’inferno».

Gli studenti in marcia

I fantocci di Trump e Netanyahu, che avevano aperto e guidato la sfilata a Torino, sono stati bruciati alla fine della manifestazione in piazza Vittorio Veneto, dopo aver subito simbolicamente un “processo popolare” a suon di pomodori marci, calci e pugni. Quella di Torino, delle circa 50 manifestazioni organizzate il 10 ottobre, è stata l’unica a registrare inizialmente uno scontro con le forze dell’ordine. A quanto pare, il prefetto voleva impedire l’accesso a piazza Castello, luogo del raduno del corteo, a causa delle misure straordinarie per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza. Era stato infatti intercettato e cercato di trattenere un furgone del centro sociale Askatasuna dotato di impianto audio, non conforme alle direttive concordate. Quindi è stato forzato il blocco e il corteo ha preso finalmente inizio.

In tutta Italia, le migliaia di giovani che hanno percorso le strade dei centri storici hanno manifestato pacificamente accompagnati dalle principali realtà palestinesi in Italia (tra cui il Movimento Studenti Palestinesi, i Giovani Palestinesi d’Italia e l’Unione Democratica Arabo-Palestinese) e da centinaia di collettivi studenteschi, sigle sindacali e associazioni.

A Napoli c’era anche Greta Thunberg per il corteo in solidarietà con la popolazione di Gaza, nonostante la pioggia. L’attivista svedese ha raggiunto i manifestanti nell’area intorno alla stazione ferroviaria, percorrendo insieme a loro la piazza e intrattenendosi brevemente con alcune delle persone presenti. Il giorno dopo con la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha partecipato alla presentazione dell’ultima installazione di “Liberi”, dove un’edicola dismessa è stata riadattata a uno spazio di dialogo e confronto sull’attualità, in particolare questa volta il tema era l’inquinamento ambientale, con particolare attenzione alla situazione di Bagnoli e alla mancata restituzione del litorale alla cittadinanza.

Il ddl antisemitismo

Uno dei messaggi più importanti che hanno lanciato i manifestanti è stato il dissenso contro il disegno di legge n. 1004 approvato dal Senato e in discussione alla Camera contro l’antisemitismo, che prevede l’adozione ufficiale della definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) formulata il 26 maggio 2016, secondo cui per «antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici», e dove tra gli esempi c’è il divieto di fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti. Questo potrebbe limitare la libertà di espressione presentando seri problemi di costituzionalità. «L’incorporazione della definizione di antisemitismo dell’Ihra nella legislazione nazionale rischia di soffocare il dibattito pubblico, la libertà accademica e l’azione della società civile, dando priorità alle relazioni politiche con lo stato d’Israele rispetto alla giustizia e limitando la capacità di chiamare le autorità israeliane a rispondere di crimini di diritto internazionale da esse commessi», ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
Dal 2 ottobre 2026 il ddl è all’ordine del giorno della Camera dei deputati, quindi la votazione avverrà nei prossimi giorni, ma mentre nell’opposizione Avs e 5stelle sono del tutto contrari, nel Pd i riformisti spingono per l’adesione alla legge.

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi
art-interno-01

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876