Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > I film della settimana

“L’Estranea”, cronaca in quattro parti di una famiglia

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

In sala l’ultimo film di Paolo Strippoli, l’unico italiano candidato agli Oscar. Tra melodramma e paura

Immagine della locandina del film “L’estranea”.

Ormai sulla famiglia in Italia, e non solo, ma in modo speciale da noi, il cinema indaga, distrugge, analizza, soffre come se fosse l’unico soggetto da affrontare. Saranno gli sgoccioli di una tradizione neo-realista, sarà che spesso sono i soliti noti a fare i film, di fatto l’impressione non è delle migliori.

Ci prova un regista fuori schema come Strippoli che, come si usa, mescola i generi ‒ qui thriller psicologico con venature horror e mélo ‒ per raccontare un dramma che vorrebbe essere non solo italiano ma universale. Il dramma è l’infelicità delle persone, l’ipocrisia delle relazioni umane, l’incontro con il fallimento, la paura della dis-armonia e del dolore.

La famiglia borghese e felice con bella casa, belle amicizie, bella piscina, bei bambini e un bel cane, vede un padre sicuro di sé (un grande Adriano Giannini oggi molto presente sui set), una madre possessiva che vuole regolare la vita di tutti (Jasmine Trinca), un ragazzo sportivo e una figlia (Romana Maggiora Vergano):il massimo del benessere affettivo ed economico. Così sembra.

Tutto vero? No, perché il film che si snoda in quattro parti – la madre la figlia il figlio il padre –, inizia in una notte tempestosa dove la figlia, cresciuta e sola, riceve la visita imprevista della madre che le rivela la verità sulla famiglia. Lo scontro è duro, inevitabile, ed è il nocciolo del dramma: un amore malato che impedisce rapporti sinceri e veramente amorosi. Così scopriamo nelle storie dei figli un destino di disarmonia e di dolore che la madre avrebbe voluto evitare. Si è affidata infatti ad una Estranea, una donna-fantasma dallo sguardo cattivo e seducente che la aiuta a tessere le fila nella vita della famiglia. Una donna incontrata addirittura ai piedi di una statua della Madonna in chiesa mentre prega per la figlia in ospedale.

La madre si affida ad una sorta di Cassandra, o strega, o ad una proiezione della sua stessa coscienza, chiunque essa possa essere (una Valeria Bruni Tedeschi finalmente libera dai gigionismi e dall’occhio diabolico). C’è un’atmosfera mortifera che colpisce anche il padre, a cui è dedicato il capitolo più breve: è l’essere più debole – tema oggi assai presente al cinema ‒,meno resistente al dolore, in un film soprattutto di donne.

Il film non è facile, è gonfio di sofferenza, fin troppo, e delinea un quadro familiare bacato dalle bugie, dalle apparenze, e anche dal rancore della figlia verso la madre. Fatalmente, la morte è presente come in ogni mélo.

Una parabola, una metafora, una indagine psicologica? Cos’è questo film di Strippoli? È certo tutto questo. Ed altro. Il regista, bravo nella scansione degli episodi e delle emozioni, anche se talora eccessive, presenta tuttavia un sottotesto che è la figura dell’Estranea, cioè del Male. Esso si insinua seducente e falsificatore in una coscienza egocentrica e fragile al contempo ‒ la madre ‒ e la domina, portandola non alla vita ma alla morte. La quale appare la sola possibilità di sopravvivenza al dramma.

In un film baroccheggiante e ben recitato, che sembra talora indulgere a ricordi di certo cinema nostrano psicologico “familiare” del secolo scorso, è l’indagine sull’amore malato che conduce alla malattia mortifera dei rapporti il nucleo da cui tutto si diparte e ritorna. Implacabilmente desolato. Con ben poca speranza. È forse possibile dopo il dolore – della figlia in modo speciale ‒ ricominciare a vivere o c’è solo la morte? Domanda inquietante.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876