La parabola americana fra comunità e individualismo

Un macrostudio poderoso su 127 anni di storia degli Usa compiuto dal politologo statunitense Robert Putnam, assieme a Sharyl Romney Garret, mette in evidenza delle tendenze comuni nella nostra società alle prese con il modello dell’individualismo libertario che attraversa destra e sinistra
comunità

Nel suo celebre resoconto di viaggio La democrazia in America (uscito in due volumi nel 1835 e nel 1840), l’aristocratico francese Alexis de Tocqueville presentava le caratteristiche salienti della giovane democrazia a stelle e strisce, espressione del carattere indipendente e intraprendente dei pionieri, e il tentativo di tenere insieme libertà e uguaglianza, individuo e comunità, scoprendo la presenza di molte associazioni che formavano, a suo dire, una sorta di controllo sugli eccessi dell’individualismo − termine che lui stesso ha coniato.

A quasi due secoli da quel viaggio, uno studioso contemporaneo, Robert D. Putnam, insieme alla sua collaboratrice Sharyl Romney Garret, si chiede come sia evoluto nel tempo il rapporto fra comunità e individualismo, come si sia spostato il peso fra “io” e “noi” nella società americana.

Il risultato del poderoso studio di Putnam è contenuto nel libro da poco uscito in italiano per Il Mulino, Comunità contro individualismo. Una parabola americana nel quale il tema viene sviluppato cercando di misurare le variazioni nel tempo di 4 dimensioni: uguaglianza economica, compromesso in politica, coesione nella vita sociale ed altruismo nei valori culturali.

Utilizzando i dati disponibili nell’arco di 125 anni, dal 1890 al 2017, esce una tendenza sistematica e similare per tutte e 4 le dimensioni: una U rovesciata che cresce fino agli anni ’60 e poi declina fino a giorni nostri. La società americana sembra aver fatto un percorso di andata e ritorno dall’io al noi e poi di nuovo all’io, un percorso segnalato persino dalla scelta dei nomi dei figli che si fanno più ricercati quando prevale l’individualismo. Accanto ai tradizionali John e Robert compaiono Bradley o Russel.

Il sociologo americano utilizza un approccio macrostorico che mette insieme dati, fatti e narrazioni interrogandosi su quali elementi possano aver influito sulla modifica delle tendenze e come i 4 fattori si siano influenzati reciprocamente.

Prima ancora si interroga su quel pronome così scivoloso “noi” dietro cui si nasconde il conformismo “gemello oscuro” della comunità, origine della pressione sociale per conformarsi alle regole. La letteratura, J.D. Salinger con il Giovane Holden, e il cinema, James Dean in Gioventù bruciata, avevano anticipato negli anni ‘50 la ribellione verso il comunitarismo aprendo la strada all’individualismo libertario che dal 1960 ha ridisegnato l’agenda politica sia della destra che della sinistra americana.

E la dimensione del “noi” può essere talora esclusiva, e ridotta nelle proporzioni come nella prospettiva: è il caso di alcune esperienze associative, o di imprenditoria sociale che non riescono ad approdare o esprimere una mobilitazione di cittadinanza attiva sufficientemente ampia e rimangono valide nella loro specificità, ma frammentate e poco efficaci in un orizzonte globale. E, come sottolinea Putnam, una “società dell’io” egoista e frammentata non favorisce di certo l’integrazione.

Sul rapporto fra cause ed effetti Putnam, a fronte di una forte correlazione fra le 4 dimensioni, scopre alcuni elementi decisamente sfidanti il pensiero comune: ad esempio, si crede generalmente che le disuguaglianze economiche siano il motore delle altre tendenze, come la polarizzazione politica, ma le evidenze statistiche – per quanto siano da prendere con cautela – mostrano che è la cultura a mutare prima delle tendenze socio economiche.

La lettura a grandangolo della storia smentisce anche la retorica su internet e i social network come cause dello spostamento dal “noi” all’ “io”, un fenomeno, come mostra lo studio di Putnam, che si è manifestato decenni prima della nascita dei millennial. Come pure non è evidente il rapporto fra difficoltà/prosperità economica ed egoismo/altruismo, rispetto ai quali è debolmente positiva l’influenza delle politiche pubbliche.

Le domande che pone il lavoro di Putnam sono allora molteplici, ma una appare particolarmente significativa: scrive il sociologo americano che «l’interrogativo che dobbiamo porci oggi non è tanto se possiamo o dobbiamo invertire la rotta della storia, quanto se possiamo far risorgere le precedenti virtù comunitarie in modo che non vengano vanificati i progressi che abbiamo fatto in termini di individualismo».

Ancor più interessante, nella prospettiva di un futuro incerto, può essere quella che Putnam considera la più grande lezione del secolo americano “io-noi-io” : “(…) come disse il 26° presidente Theodore Roosvelt «la regola fondamentale della nostra vita nazionale – la regola che sta alla base di tutte le altre – è che nel complesso e alla lunga, saliremo o scenderemo insieme».

Insomma, la sfida registrata da Tocqueville a metà dell’800 è ancora sul terreno e non riguarda solo gli americani.

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