La bicicletta

Una sera, terminata la celebrazione della messa, una giovane signora impegnata nel coro parrocchiale, uscendo per tornare a casa, non trova più la sua bicicletta. Pensando ad uno scherzo di amici, comincia a chiedere all’uno o all’altro, ma presto si scopre che non si tratta di uno scherzo: qualcuno gliel’ha portata via. Cerchiamo di consolarla, ma quando esco fuori noto che pure la mia bici è sparita. A questo punto facciamo un giro nei vicoletti attorno alla chiesa, caso mai il responsabile sia ancora nei paraggi. Nessuna traccia. Per non pensar male di nessuno, suggerisco un’ipotesi: Qualcuno forse ne aveva bisogno…. Parlandone a casa, mi viene consigliato comunque di esporre denuncia ai carabinieri contro ignoti. Ma viene un’altra idea: scrivere ai parrocchiani per stimolare la loro generosità, rispondere cioè con una comunione di beni alla sottrazione forzata di altri beni. E così, dopo aver chiesto il parere del parroco, espongo alle porte della chiesa il seguente messaggio: Domenica sera, un nostro fratello ha esaudito il suo desiderio di possedere una bicicletta portando via la mia parcheggiata fuori la sagrestia. Possiamo leggere questo episodio, che non è secondo le regole, come una opportunità che ci viene offerta per far circolare i propri beni. Ora chiedo: ci sarà in qualche cantina una bici appesa al chiodo non utilizzata, da mettere in comune? Vorreste rimetterla in circolazione? Portatela a don Enzo. Una prima positiva reazione viene espressa da un giovane: Bell’idea! È quello che ci serve per crescere nella condivisione. Qualche sera dopo, una signora legge e di getto esclama: Beh, non puoi prendere la mia?. E subito provvede perché mi sia portata. La gioia si moltiplica tra i presenti per una vicenda che sembrava già felicemente conclusa. Qualche giorno dopo, arriva un ragazzo con una notizia: Ho visto la tua bici ferma nei pressi dell’abitazione di mio nonno. Andiamo insieme e costatiamo che la bici lì parcheggiata è proprio la mia. Ma lì abitano tre albanesi! Sorge una certa perplessità perché non si può prevedere la loro reazione; inoltre bisogna muoversi con prudenza per non aumentare una certa diffidenza che c’è nei loro confronti. Parlandone a casa, prima di fare passi avventati, viene l’idea di chiedere direttamente agli albanesi spiegazioni del fatto, cioè trattarli da fratelli e poi eventualmente offrire loro la bicicletta se l’hanno rubata per necessità. Rimessa a fuoco la Parola di vita di ottobre: Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua…, una sera, dopo la messa, busso alla porta degli albanesi. Gentilissimi, ascoltano. Poi, colui che usa la bici, dice: Se sei sicuro di quello che dici prendila subito; sappi però che io l’ho comprata da un tale per 30 euro. Un po’ interdetto, m’informo sull’uso che ne fa: Mi serve per andate al lavoro, risponde. Ci accordiamo: lui tiene la mia bici per andare a lavorare il giorno dopo, ed io la sera successiva gli porterò l’altra bici, quella della signora, come regalo. Una conclusione che lascia soddisfatta la stessa interessata. Quanto alla bici dello scambio, la consegno accompagnandola con qualche dolcetto giuntomi in dono giorni prima.

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