Ideale versus ideologia

Nel suo “Elogio dell’auto-sovversione. La fioritura umana nelle organizzazioni a movente ideale” (Città Nuova, 2017), Luigino Bruni spiega come nasce un carisma e come può degenerare in ideologia. Come distinguerli? Come impedire che l’uno generi l’altra?
Luigino Bruni

Sono gli ideali, più degli interessi, a spingere avanti il mondo.

A volte siamo noi a generarli nella parte più luminosa della nostra anima. Altre volte siamo “chiamati” dagli ideali degli altri: un giorno scopriamo che erano già vivi dentro di noi e aspet­tavano solo di essere accesi. E iniziamo le avventure più sublimi e generative. In molti casi, gli ideali più grandi, innovativi e capaci di generare comunità, nascono da una persona portatrice di un dono o carisma particolare, capace di dar vita a esperien­ze collettive, a volte molto importanti e in grado di trasformare il proprio ambiente e il proprio tempo.

Qui l’ideale è profondamente intrecciato con la per­sonalità del “fondatore”. Prende le sue carni, cresce e si nutre dei suoi talenti e dei suoi tratti caratteriali. In questo intreccio tra il carisma e la personalità dei fondatori si trovano l’origine e la forza delle “comu­nità carismatiche”.

Ma arriva puntuale il momento in cui la comunità, per continuare il suo sviluppo e non bloccarsi, deve iniziare un processo lungo e complesso per distinguere la “perla” dal “campo” che l’ha custodita, la personalità del fondatore dal­la “personalità” del carisma.

Deve elaborare il mito fondativo. Se, infatti, il carisma coincide con il ta­lento della persona che lo incarna e lo annuncia, non ha la forza di continuare oltre la persona stessa. Quando il carisma è invece eccedente rispetto alla persona, e quindi dà vita a comunità e movimenti, questa eccedenza diventa la sorgente che alimenta la comunità dopo il suo fondatore, proprio perché è più grande di lui.

Tutti i grandi carismi sono più grandi della persona carismatica.

L’individuazione di questa eccedenza, e quindi di questo “scarto” tra il carisma e la persona che lo contiene, è l’opera­zione fondamentale alla quale sono chiamati i con­tinuatori di una comunità carismatica, che si pre­senta però come un lavoro collettivo molto difficile, perché richiede la capacità di capire che alla radice di quella specifica comunità non c’è stato solo un carisma-ideale: c’è stata anche la sua ideologia.

L’ideologia ha il suo ciclo di vita. La sua nascita avviene molto presto. Inizia con l’idealizzazione di alcune figure chiave della comunità, il fondatore o altre persone con particolari doti o doni.

Si passa quindi dall’ideale annunciato dal leader alla idea­lizzazione della sua persona, che agli occhi dei suoi seguaci comincia a perdere progressivamente con­tatto con i limiti, gli errori, le ombre tipiche della condizione umana di tutti.

 

[…]

La seconda fase dell’ideologia, che fa seguito na­turalmente e logicamente alla prima fase dell’idealiz­zazione del fondatore, è la coincidenza che si viene a creare tra il carisma che il fondatore incarna e annun­cia e la sua persona.

[…]

Quando però si passa dalla prima alla secon­da e alle successive generazioni, diventa essenziale individuare e distinguere il carisma originario dalla ideologia che ha prodotto. Se questa delicatissima operazione chirurgica non viene tentata e coronata da successo, l’ideologia blocca lo sviluppo futuro del carisma, e spesso ne decreta la fine.

Le crisi delle comunità ideali sono prodotte dall’ideologia, non dall’ideale, e quindi possono es­sere superate solo dall’individualizzazione e poi eli­minazione dell’ideologia. Ma l’ideologia agisce pri­mariamente rendendoci incapaci di vederla, perché si riveste di ideale.

Per questa ragione le ideologie odiano le crisi e le negano radicalmente per molto tempo, finché di­ventano troppo evidenti (ed è in genere troppo tardi per tentare le cure). Una nota cruciale dell’ideologia è infatti l’esclusione dall’orizzonte degli eventi fu­turi della stessa possibilità della crisi o del declino.

[…]

Il primo passo per il superamento di questa crisi consisterebbe allora nella consapevolezza che a essere in crisi non è il messaggio originario della comunità (il carisma), ma l’ideologia che è cresciu­ta da esso.

[…]

Le comunità ideali e carismatiche restano vive nel tempo se ogni generazione ha il coraggio di pro­vare a far rinascere l’ideale dalle ceneri della sua ideologia. Ma prima devono riuscire a vederla, ca­pirla, accoglierla, amarla. E poi chiederle di morire.

 

Da “Elogio dell’auto-sovversione. La fioritura umana nelle organizzazioni a movente ideale” di Luigino Bruni (Città Nuova, 2017)

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