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Francesco: l’unione sul web non si fonda sui like

Nel suo messaggio per la 53sima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali il papa parla di manipolazione dei dati personali, di cyberbullismo, del web che, se usato male, diventa una sorta di ragnatela che intrappola e fomenta spirali di odio. Bisogna invece costruire relazioni vere, ritrovare lo spirito comunitario, per una rete che liberi e aiuti a costruire la comunione tra le persone. Da Vatican.va

«Da quando internet è stato disponibile, la Chiesa ha sempre cercato di promuoverne l’uso a servizio dell’incontro tra le persone e della solidarietà tra tutti». Lo afferma papa Francesco, con il suo messaggio per la 53sima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali invita le persone a riflettere le sfide offerte dall’attuale contesto della comunicativo.

La rete è una fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili, ma non è esente da rischi che minacciano la ricerca e la condivisione di una informazione autentica su scala globale. «Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche – sottolinea papa Francesco – che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito».

Se quindi le reti sociali aiutano a costruire relazioni, possono anche portare alla manipolazione di dati personali e al loro uso economico e politico, senza il necessario rispetto della persona e dei suoi diritti. Tra i più rischi che corrono soprattutto i più giovani, c’è il cyberbullismo. Secondo le statistiche, un ragazzo su quattro è coinvolto in qualche modo. 

La metafora della rete, sottolinea papa Francesco, richiama quella della comunità, che è tanto più forte quanto più è coesa e solidale e richiede l’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio. La rete può anche portare all’autoisolamente, «come una ragnatela capace di intrappolare».

Non basta, afferma il papa, moltiplicare le connessioni per aumentare la comprensione reciproca. Allora, come ritrovare la vera identità comunitaria? Francesco propone la metafora «del corpo e delle membra, che San Paolo usa per parlare della relazione di reciprocità tra le persone, fondata in un organismo che le unisce». Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, aggiunge il papa, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità.

Il contesto attuale, aggiunge, chiama tutti noi a investire sulle relazioni, sul dialogo, sull’incontro, sui sorrisi, sulle carezze. «Questa – sottolinea il papa – è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri».

(Il messaggio integrale su Vatican.va)

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