Due Punti

Ceta, l’accordo tra Ue e Canada che divide i partiti

Il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo di libero scambio firmato il 15 febbraio tra i rappresentanti di Unione europea e Canada, è stato accolto con soddisfazione, da un lato, e con accese polemiche dall’altro. Vediamo le diverse posizioni delle varie forze politiche a favore e contro l’intesa. Per il sì abbiamo: Artis Pabriks, eurodeputato lettone del Partito popolare europeo, Sorin Moisa ed Elena Valenciano, eurodeputati S&D (SOcialisti e democratici). Contrari al Ceta, invece, Nicola Caputo (S&D), Yannick Jadot dei Verdi, il Movimento 5 Stelle e tutto il Gruppo Europa della libertà e della democrazia diretta (EFDD).

 

 

Artis Pabriks, Sorin Moisa, Elena Valenciano

Il Ceta, un risultato storico

Artis Pabriks, eurodeputato lettone del Partito Popolare Europeo (PPE) e relatore del Parlamento Europeo per il Ceta, è un entusiasta sostenitore dell’accordo. Per lui, «con l’adozione del Ceta, abbiamo scelto l’apertura e la crescita ed elevati standard rispetto al protezionismo ed alla stagnazione. Il Canada è un paese con cui condividiamo valori comuni e un alleato sul quale possiamo contare. Insieme possiamo costruire ponti, invece di un muro, per la prosperità dei nostri cittadini. Il Ceta sarà un faro per gli accordi commerciali futuri in tutto il mondo. Sulla base dell’esperienza degli accordi precedenti, l’operazione farà risparmiare agli esportatori europei più di 500 milioni di euro l’anno, poiché saranno eliminati quasi tutti i dazi doganali. Inoltre, l’accordo garantisce l’accesso al mercato e crea condizioni di parità per le imprese, sostiene gli interessi agricoli dell’Ue, proteggendo 145 indicazioni geografiche europee (Igt) e salvaguardando i diritti di proprietà in un contesto internazionale, nel rispetto di rigorose norme ambientali, dei consumatori e del lavoro. Il Ceta è ra pronto a formare la spina dorsale della nostra futura politica commerciale per accelerare la crescita. Tutte le preoccupazioni sollevate sono state affrontate. Spero che tutti noi abbiamo il buon senso di separare il grano dalla pula ed i fatti dai miti». L’Ue è il secondo partner commerciale del Canada dopo gli Stati Uniti, mentre il Canada è il quarto più grande investitore in Europa. Pertanto, l’eurodeputato lettone ritiene importante che l’Ue ed il Canada condividano lo stesso approccio sul commercio. «Europa e Canada vogliono modellare la globalizzazione. Ora, il CETA è pronto per permetterci di agire mano nella mano: gli Stati membri ed il Canada svolgono un ruolo importante nell’immediato futuro per assicurare che l’accordo venga attuato con tutto il suo valore ed il suo potenziale. Il commercio è il motore per l’occupazione e la crescita».

Sorin Moisa, eurodeputato S&D e responsabile per il Ceta nel gruppo S&D, afferma che pur non essendo perfetto, «è l’accordo commerciale più avanzato che l’Ue abbia mai concluso. I Socialisti e Democratici hanno lavorato per rendere l’accordo commerciale più progressista ed abbiamo ottenuto molte vittorie, come il mutamento del sistema di risoluzione delle controversie tra imprese e Stato, ISDS, (sostituito dalla Corte del sistema di investimenti, ndr). Inoltre, oltre ai miglioramenti già inseriti nel testo, abbiamo ottenuto ulteriori impegni da parte della Commissione e dal Governo canadese per la futura revisione e la riforma del Ceta, in particolare sullo sviluppo sostenibile e la corte per il sistema degli investimenti. L’accordo commerciale tra Ue e Canada ha il potenziale per generare posti di lavoro nell’Unione europea e creare nuove opportunità economiche per le imprese. Il Ceta è il primo passo verso un agenda commerciale progressista dell’Ue. Il Gruppo S&D continuerà a spingere per una revisione ed un’attuazione trasparente, inclusiva e progressiva del Ceta».

Elena Valenciano, eurodeputato e portavoce S&D per gli Affari esteri ed il commercio, ritiene che «con un presidente protezionista negli Stati Uniti che mette apertamente in discussione il nostro ordine mondiale multilaterale, e con le crescenti usurpazioni territoriali della Russia e della Cina, oggi più che mai, come europei, dobbiamo rimanere uniti e rafforzare i nostri legami con i nostri più stretti alleati. Nel mondo di oggi probabilmente non c’è altro Paese con il quale noi europei condividiamo più valori e gli interessi che il Canada. Né il neoliberismo senza ostacoli né la costruzione di muri sono risposte valide alla globalizzazione. Come progressisti, dobbiamo schierarci per l’apertura, le regole democratiche, il controllo pubblico e la protezione delle persone, assicurando che il commercio non sia solo libero ma anche equo, perché nessun altro lo farà. Il Ceta è solo un passo sulla strada verso una politica commerciale progressista che sosterremo ora più che mai, fino a quando riusciremo a realizzare una globalizzazione a beneficio di tutti».

Nicola Caputo, Yannick Jadot, eurodeputati M5S e del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta

Dal Ceta nessun vantaggio per gli europei

Nicola Caputo, eurodeputato PD, ha votato contro l’accordo tra Ue e Canada, nonostante la maggioranza del suo gruppo di Socialisti e Democratici (S&D) fosse a favore, perché ritiene che sia «davvero un peccato che il Ceta non abbia segnato una discontinuità e che l’Unione Europea non abbia colto questa occasione per orientare i negoziati ad una più equa protezione dei diritti dei consumatori, del principio di precauzione e delle clausole di protezione dell’ambiente. Ho votato contro perché il Ceta non porterà alcun vantaggio ai cittadini europei. Il Ceta contrasta con standard che ritengo assolutamente non negoziabili: dall’approccio alla sicurezza alimentare alle misure sugli interferenti endocrini, dagli impegni per il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici ai livelli massimi per i residui di pesticidi, dal meccanismo di arbitrato, agli spazi per l’intervento dei privati nei servizi pubblici, dal rischio di ingresso di prodotti OGM alla tutela delle produzioni di qualità. In Europa abbiamo 1300 prodotti alimentari ad indicazione geografica, 2800 vini e 330 distillati. Di  questi, il Ceta ne tutelerà solo 173. Molte denominazioni di origine, dunque, che siamo abituati a considerare indicative di prodotti di qualità con forte legame al territorio, non saranno protette Oltreoceano e quindi suscettibili di imitazione».

Anche per l’eurodeputato francese Yannick Jadot, dei Verdi, «questa è una sconfitta per l’Ue e per la prospettiva di regolare la globalizzazione mettendo i diritti umani e sociali e l’ambiente prima degli interessi delle grandi imprese. La maggioranza dei deputati europei, tra cui PPE, liberali e molti S&D, hanno dimostrato di essere sordi alle fondate preoccupazioni della società civile, dei dipendenti, dei consumatori, delle autorità locali, delle piccole e medie imprese, degli avvocati e dei cittadini. Il Parlamento europeo ha aumentato il potere delle multinazionali a scapito dei cittadini. Non dimentichiamo che il Ceta è stato negoziato dall’ex primo ministro canadese Stephen Harper, scettico sui cambiamento climatico, e dall’ex commissario De Gucht, che aveva diversi interessi commerciali. Questo conflitto di interessi ha posto le basi per un accordo costruito da e per le grandi imprese».

Nettamente contrario al CETA è anche il Movimento 5 Stelle e tutto il Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta (EFDD). Secondo quanto da loro espresso, in agricoltura, «il Ceta dà il via libera alle importazioni di prodotti suini canadesi nel mercato europeo, danneggiando le nostre eccellenze alimentari.
Nel 2014, nonostante il crollo dei prezzi nel settore europeo di carne suina, i prodotti canadesi sono stati venduti a un prezzo più basso del 25%. Il Ceta dà il via libera all’invasione di OGM. Italia e Canada sono grandi produttori di grano, ma con il Ceta il prezzo del grano canadese sarà più basso e quindi più competitivo di quello italiano». Per quanto riguarda l’economia, «le piccole e medie imprese italiane ed europee saranno schiacciate dalla concorrenza delle grandi multinazionali canadesi. Le imprese chiuderanno lasciando a casa milioni di lavoratori. Le grandi multinazionali potranno permettersi economie di scala e costi di produzione più bassi a scapito delle piccole medie imprese italiane che non saranno più competitive». Invece, in riferimento alla salute ed all’ambiente, «il Canada permette l’utilizzo della ractopamina negli allevamenti dei suini (uno steroide già vietato in oltre 160 Paesi) e degli ormoni nella carne bovina. Il Ceta porterà questa sostanza sulle tavole degli italiani e degli europei». Inoltre, il rafforzamento del commercio transatlantico causerà l’aumento delle emissioni inquinanti del comparto dei trasporti. Vengono sollevati anche dei problemi di democrazia, poiché «con il Ceta nascono le corti arbitrali. I governi non saranno più in grado di proteggere i propri mercati e prodotti. Con il Ceta le multinazionali possono citare in giudizio gli Stati che sminuiscono i loro prodotti nocivi. Con il Ceta addio ai ricorsi per le imprese che violano le regole ambientali, le norme sul lavoro o sulla salute pubblica».

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