Cura e reciprocità

Quale relazione tra medico e paziente? Una raccolta di testimonianze di vita, un orizzonte vasto, ricco di spunti, contenuti, testimonianze, esperienze. Il nuovo libro di Valter Giantin e Giovanni Guandalini

È un libro importante per la ricchezza della riflessione che propone. Cura e reciprocità, della collana Sistemi di Welfare della Fondazione Zancan, pubblicato dall’editrice Il Mulino, curato da Valter Giantin e Giovanni Guandalini, prosegue l’analisi già avviata in un primo volume con lo stesso titolo.

Il lavoro attuale raccoglie ventisei contributi ripartiti in quattro sezioni (Sapere bioetico in sanità, Altri saperi, Tradizioni sapienziali e religioni, Esperienze professionali e testimonianze) che indagano sul significato che la reciprocità può ricoprire nella relazione interpersonale, in particolare tra curante e curato, tra medico e paziente.

«Questo volume – si legge nell’introduzione – rappresenta una raccolta di testimonianze di vita, professionali, accademiche, talora più teoriche che scientifiche, tal altra più sgorgante da una pratica di vita quotidiana, sempre e comunque importanti nel creare una cultura che promuova l’umanizzazione del nostro agire, rimettendo al centro non solo l’importanza del come noi agiamo, ma anche del perché, di quali motivazioni e valori di fondo ci spingono in questa difficile arte della cura dell’uomo, nei diversi ambiti e livelli».

«Soffermarsi sulla reciprocità – scrive Michele Colasanto nella presentazione – prefigura un vero e proprio paradigma rispetto al funzionamento dei sistemi sociali. In questo senso lo spazio dato dai contributi qui presenti ai temi della salute, assistenza e sanità, offre in particolare la possibilità di assumere la centralità della persona rispetto alla costruzione di una società umana».

Centralità della persona che, in un contesto sanitario sempre più tecnologico, tende ad essere marginalizzata. Il rapporto col malato è spesso impersonale ed epidermico, nonostante la relazione di cura richieda un surplus di umanità e di scambio reciproco.

«Le relazioni di cura – sostengono alcuni autori nell’introduzione – forse ancor più che altre tipologie di relazione umana, possono essere intrinsecamente caratterizzate da uno scambio di reciprocità. Nel momento in cui si entra in una relazione profonda, di cura con un’altra persona, qualunque siano gli elementi che caratterizzano tale dinamica, si entra spesso in un’interazione che, come tale, dovrebbe essere circolare, vicendevole, di scambio a più livelli e, finita la quale, non se ne esce quasi mai identici a come si è entrati».

Vista nella sua vastità di interazioni, la reciprocità non si estrinseca solo nel rapporto di cura, ma può innervare ambiti e situazioni assai diverse, rette da una imprescindibile peculiarità valoriale. In quest’ottica «la reciprocità – sostiene Colasanto – aiuta a dare un imprinting di equità a situazioni di mercato», può addirittura essere un punto nodale e valoriale per la costruzione di un sistema sociale più umano.

«La reciprocità – aggiunge – riguarda tutto il bene comune, in una logica di eccedenza, al di là cioè delle preoccupazioni di natura individuale o di gruppo o di categoria sociale». Una logica, evidentemente, che non può esaurirsi solo nella relazione tra individui, ma deve contagiare, via via in un processo di rinnovamento, anche gli assetti istituzionali.

Cura e reciprocità pone il lettore in un orizzonte vasto, ricco di spunti, di contenuti, di testimonianze, di esperienze che rendono conto di una prospettiva olistica. Essa è l’unica maniera per innervare il   sapere medico specialistico del valore umanizzante dell’altro. «La potenza di un approccio alla cura ‘globale’, ovvero nella piena considerazione della persona – osservano in conclusione Valter Giantin e altri autori – risiede proprio nel permettere l’affiancamento di nozioni teoriche al vissuto pratico, a una relazionalità che, declinando le prime nell’azione quotidiana di ognuno di noi, ci coinvolge palesandosi in ciascuno, sia esso curante o curato. Nell’incontro con – e nell’ascolto di – ciò che l’altro porta con sé, si può arrivare ad una considerazione completa della persona, là dove la sola teoria non giungerebbe con eguale potenza e accuratezza. Una cura così intesa può divenire davvero universale e concentrata su ciò che ci rende tutti esseri umani, da un lato tutti eguali e dall’altro, al contempo, unici e insostituibili».

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