Crimini contro i bambini

Non è un caso che, fra le più dure parole di Gesù, alcune si riferiscano a quelli che compiono violenza nei confronti dei bambini: Chi avrà scandalizzato uno di questi piccini… sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare. A questo terribile tema, quello delle forme di sfruttamento e violenza che oggi sono compiute sui bambini nel mondo, è dedicato l’ultimo lavoro di Aldo Forbice pubblicato da Sperling & Kupfer, dal terribile e significativo titolo Orrori. Questo giornalista, conosciuto come conduttore della apprezzata trasmissione radiofonica della sera Zapping, da tempo conduce battaglie di civiltà per la diffusione della cultura dei diritti dell’uomo. Negli ultimi anni Forbice si è fatto promotore di iniziative contro la pena di morte, contro la tortura e per salvare la vita di donne condannate alla lapidazione come le nigeriane Safiya Hussaini e Amina Lawal. L’ultimo suo impegno ha preso il titolo di Infanzia rubata, infanzia tradita: la campagna dei 3 No (no ai bambini soldato, alle mutilazioni sessuali e al turismo sessuale) ha riscosso l’attenzione di politici ed opinione pubblica. In pochi mesi, in collaborazione con l’Unicef, sono stati raccolte in Italia 330 mila firme di sostegno; si sono attivate diverse proposte di legge, fra le quali quella relativa alla lotta contro il traffico degli esseri umani è stata approvata alla Camera nel luglio del 2003. E proprio dalle inchieste, informazioni e riflessioni che sono nate in tale periodo, prende lo sviluppo questo saggio. Secondo dati forniti dall’Unicef, un milione di bambini sono coinvolti ogni anno nel mercato del sesso. 300 mila bambini sono costretti a combattere nei 35 conflitti nel mondo, oltre ai milioni e milioni di altre piccole vittime di guerre e carestie. 2 milioni di bambine ogni anno vengono orribilmente mutilate e private della loro normale connotazione femminile: di queste, circa 50 mila donne e bambine vivono in Italia, e il nostro parlamento è appunto alle prese con una legge che vieta l’infibulazione. Se si pensa che quasi metà della popolazione mondiale, il 45 per cento, ha meno di 18 anni e si considera che di questi, ben 300 milioni sono costretti a lavorare, a prostituirsi, a fare la guerra, non si può non concordare col duro giudizio del segretario dell’Onu, Kofi Annan, che parla a questo proposito di infanzia tradita : egli punta il dito contro una società adulta che non solo non interviene, ma incentiva e sfrutta biecamente questa situazione. Certo molti dei comportamenti che la nostra cultura e la nostra sensibilità avvertono come aberranti, vengono invece accolti come normali o almeno inevitabili nelle famiglie e nei contesti in cui si verificano. Basti pensare alle mutilazioni sessuali che coinvolgono il 97 per cento della popolazione femminile in Egitto, il 98 per cento in Somalia, il 60 per cento in Nigeria. Questa pratica delle infibulazioni è diffusa soprattutto nei paesi dove la religione islamica è prevalente, ma, come spiega l’autore approfondendo questo tema, non esistono reali ragioni religiose (il Corano infatti non fa alcun riferimento a queste pratiche) da riferire invece a valenze tribali e culturali. In molti paesi africani una donna non infibulata è considerata impura, ma in effetti gli obiettivi di tali mutilazioni – come spiega il giurista Saida Ahmed Alì – non hanno attinenza con l’Islam, rientrando invece in una più vasta logica di controllo della donna e della sua sessualità da parte dell’uomo. Pur considerando un valore l’apertura ad altre mentalità ed esperienze, nessuna cultura degna di questo nome può accettare o addirittura basarsi sull’oppressione e sull’offesa dei bambini o delle persone ritenute più deboli. Alcuni importanti passi in avanti sono stati compiuti in effetti negli ultimi decenni. Oltre alla già menzionata legge italiana, l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha approvato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia in cui per la prima volta venivano riconosciuti come autonomi i diritti umani dei bambini e degli adolescenti. E tale Convenzione ha attivato un processo di cambiamento legislativo in vari paesi, come Sri Lanka e Filippine, inizialmente dotati di leggi permissive rispetto al fenomeno della prostituzione infantile. In effetti gran parte di questi fenomeni vanno a collocarsi nei paesi del cosiddetto Sud del mondo, quello dove povertà e sfruttamento non sono limitati esclusivamente ai minori. Nei paesi del Nord, per una delle tante contraddizioni in cui vive il nostro pianeta, i problemi dei bambini sono legati all’obesità, alla solitudine, alle paure dovute a mancanza di relazioni significative. Tuttavia, va anche ribadito che spesso i fenomeni di sfruttamento più tremendi ( si pensi a quello sessuale e ai traffici di organi) trovano alimento e mercato proprio in cittadini ed organizzazioni situate nelle nazioni dell’opulenza che, ostacolati nelle loro sedi d’origine da legislazioni più vincolanti; delocalizzano queste assurde forme di schiavitù. Alcuni versi di Tagore ricordano che ogni bimbo che nasce annuncia al mondo che Dio ha ancora fiducia negli uomini. Nello stesso tempo però ad ogni persona è affidata la responsabilità per tutelare e sviluppare i diritti dei più deboli, puntando a creare le condizioni per una più vasta famiglia universale.

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