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Italia > Sport e rigenerazione urbana

Coppa America a Napoli: la luce del golfo e le ombre delle proteste a Bagnoli

di Fabio Di Nunno

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

Alla celebre regata hanno fatto da contorno le manifestazioni della popolazione, in particolare riguardo la bonifica e riqualificazione dell’area ex-Ilva

(foto Renato Gottscher)

Quattro giorni di grande vela, adrenalina a oltre cinquanta nodi e una cornice di pubblico straordinaria. Dal 24 al 27 settembre 2026, il golfo di Napoli si è trasformato nel centro del mondo velico ospitando la Regata Preliminare della 38ª America’s Cup Louis Vuitton. Un appuntamento di respiro internazionale che ha visto sfidarsi i migliori equipaggi del pianeta su scafi futuristici, trasformando il lungomare di via Caracciolo e Castel dell’Ovo in una tribuna naturale a cielo aperto.

Le quattro giornate di gara sono state caratterizzate da condizioni meteo ideali: brezza costante da Sud-Ovest, mare piatto e giornate di sole pieno che hanno esaltato la velocità dei monotipi AC40. I sei team ufficiali si sono affrontati in una serie serrata di regate di flotta, culminate domenica pomeriggio nel decisivo Match Race finale tra i primi due classificati.

Ad avere la meglio al termine delle nove prove complessive è stata Luna Rossa Prada Pirelli, capace di dominare le acque di casa con una conduzione impeccabile da parte dei suoi timonieri e una gestione tattica perfetta dei salti di vento napoletani. Nel duello finale per la vittoria di tappa, l’imbarcazione italiana ha piegato la resistenza dei defender di Emirates Team New Zealand dopo un ingaggio serrato nella prima bolina, allungando poi nel finale.

Tuttavia, accanto all’entusiasmo per il grande sport, l’evento ha riacceso i riflettori sulle profonde fratture territoriali della città, in particolare nel quartiere di Bagnoli, teatro di accese proteste proprio attorno alle aree di cantiere legate alla manifestazione.

Se sul lungomare di via Caracciolo si sono celebrate le premiazioni tra gli applausi dei tifosi, a pochi chilometri di distanza, verso ovest, il clima si è mantenuto decisamente rovente. La scelta di individuare nell’area ex-Ilva di Bagnoli lo spazio per la costruzione dei paddock logistici e delle basi temporanee dei team ha scatenato la reazione dei comitati di quartiere, dei collettivi studenteschi e di diverse associazioni ambientaliste. Il progetto prevede la realizzazione di basi tecniche dei team (hangar, box, officine mobili); dei pontili galleggianti per le imbarcazioni da gara o per le imbarcazioni di supporto; delle strutture per hospitality, media center, fan village, aree ludiche e spazi per il pubblico; di ulteriori allestimenti legati allo svolgimento della manifestazione.

Alcune immagini delle proteste a Bagnoli e del lungomare (foto Renato Gottscher)

Le strutture sono in fase di costruzione su una colmata a mare, realizzata quando l’acciaieria era in piena attività, che nel precedente piano di riqualificazione avrebbe dovuto essere eliminata per restituire ai cittadini un’immensa spiaggia pubblica, frutto di oltre 30 anni d lotte. Questo disegno è stato modificato con l’articolo 14 del cosiddetto decreto coesione del 2024, nel quale è stato eliminato il comma con il quale gli stanziamenti del governo per l’area di Bagnoli-Coroglio avrebbero dovuto garantire bonifiche, interventi infrastrutturali e riqualificazione urbana, nonché il ripristino della morfologia naturale della costa in conformità allo strumento urbanistico del Comune di Napoli.

Tutto sarebbe temporaneo, mentre il progetto generale risulta fermo in attesa della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), mentre a nessuno è venuto in mente di fare una Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), introdotta dalla legge n. 167 del 10 novembre 2025: uno strumento di analisi preventiva volto a misurare gli effetti sociali, economici e ambientali delle nuove leggi e politiche pubbliche sulle giovani generazioni e sul futuro.

A fronte di un investimento di circa 1,2 miliardi di euro di fondi pubblici, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha stimato un indotto di 1,5 miliardi di euro. Nel ritorno di questo investimento, però, non ci saranno le tasse. Infatti, le squadre, le imprese e i lavoratori stranieri coinvolti nell’evento saranno esentati dalle tasse, secondo quanto stabilito dall’emendamento al decreto fiscale che prevede che le persone giuridiche con sede legale in Italia, costituite nel 2026 dall’ente organizzatore o dalle squadre partecipanti, «sono esentate dall’imposta sul reddito delle società (Ires) e dall’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) per le attività svolte in conformità agli scopi istituzionali nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027», cioè per quelle attività che devono essere «direttamente ed esclusivamente correlate alla partecipazione all’evento».

Inoltre, in considerazione dello «straordinario rilievo» dell’evento, tali agevolazioni fiscali verranno estese anche alle persone non residenti in Italia coinvolte. Nello specifico, il testo prevede che «i redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo percepiti negli anni 2026 e 2027 dai soggetti non residenti nel territorio dello Stato» e coinvolti nell’organizzazione della Coppa America «non concorrono a formare il reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e non sono soggetti a ritenute di acconto o di imposta, né ad imposte sostitutive sui redditi». Invece, per coloro che trasferiranno la residenza in Italia, l’imposizione fiscale si calcolerà solo sul 35% del reddito nel 2026 e nel 2027.

Indubbiamente, è il tema ambientale a spaventare la popolazione e a dividere chi sostiene la realizzazione della Coppa America e chi vi si oppone. Migliaia di camion stanno transitando in questi emsi del quartiere, polveri vengono disperse nell’aria, i dragaggi nel mare stanno solelvando dai fondali idrocarburi che poi vengono accumulati a terra senza nessuna protezione: secondo i dati pubblicati dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania (ARPAC), le soglie di PM10 sono state superate, da inizio anno, decine di volte, laddove il limite annuale è di 5 volte.

Durante i quattro giorni dell’evento, le strade adiacenti ai cantieri di Bagnoli sono state teatro di cortei, presidi e assemblee pubbliche. I manifestanti hanno contestato la logica dei grandi eventi internazionali, accusati di sovrapporsi e condizionare un processo di bonifica e riqualificazione urbana atteso da oltre trent’anni e segnato da perenni ritardi. Inoltre, gli attivisti temono che gli interventi veloci legati alle esigenze della regata possano alterare le priorità del Piano Strategico di Riqualificazione dell’area ex industriale, privatizzando di fatto parti di costa e sottraendo risorse ed energie al recupero ecologico della zona.

Nonostante alcuni momenti di tensione lungo i perimetri di sicurezza attorno alle basi dei team, presidiate dalle forze dell’ordine, le manifestazioni si sono svolte senza scontri gravi, ma hanno lanciato un segnale chiaro. La quattro giorni di Napoli lascia in eredità la conferma della vocazione internazionale della città, capace di accogliere eventi complessi garantendo uno scenario unico al mondo. Se dal punto di vista sportivo e turistico la regata preliminare è stata un indiscutibile successo di pubblico e immagine, il fermento di Bagnoli ricorda che il futuro del territorio passa inevitabilmente attraverso l’ascolto delle istanze locali e il completamento effettivo delle bonifiche ambientali, da fare in sicurezza.

Più di tutto, però, sarebbe necessaria la trasparenza nelle scelte e nella gestione degli interventi di bonifica e di riqualificazione. Lo scorso 3 marzo, proprio a Bagnoli, nella sede della X Municipalità, si è tenuto un Consiglio comunale monotematico, chiuso però alla cittadinanza, per la quale era stato predispose un maxischermo, caratterizzato da numerose proteste. Il Pontile Nord di Bagnoli, una lunga passeggiata a mare, è chiuso al pubblico dal 14 settembre, formalmente per lavori di manutenzione straordinaria e adeguamento connessi agli interventi per la Coppa America, per circa 5 mesi, con una riapertura stimata intorno a febbraio 2027. Se non è dato sapere quali siano questi lavori, viene il sospetto che la chiusura voglia tenere lontani dalla zona dei lavori fotografi o semplici curiosi. Come si dice, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

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