Carismi, doni dello Spirito

La comunione Gerhard Pross Convegno di responsabili Dappertutto in Germania e in Europa sta realizzandosi un miracolo di grande portata: il miracolo dell’unità. Lo Spirito Santo raduna insieme i responsabili dei più vari movimenti e comunità spirituali. Nonostante la loro molteplicità e varietà, è nata tra loro una profonda unità interiore. Come è stato possibile? Già dal 1969 i responsabili di comunità evangeliche e gruppi delle chiese libere si radunano regolarmente insieme in un cosiddetto Convegno di responsabili. Attualmente sono 120. Negli ultimi anni vi partecipano anche responsabili di movimenti cattolici. L’altro polo di questa nuova unità è nato a Roma, nel 1998, come si è già detto. Nel 1999, poi, queste due correnti sono confluite in un unico corso a conclusione della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione tra la Chiesa cattolica e la Federazione luterana mondiale, allorché responsabili di movimenti cattolici ed evangelici si sono incontrati a Ottmaring. In seguito, nel 2000, abbiamo ancora invitato Chiara Lubich a Rothenburg, al Convegno di responsabili. Per me personalmente questo avvenimento è stato l’esperienza-chiave: lo Spirito Santo ci ha aperto gli occhi sul dolore della divisione tra i cristiani e ce ne ha indicato le tragiche conseguenze per l’Europa. Si è così sviluppato tra di noi un forte processo di riconciliazione. Sono seguiti altri incontri. Uno dei punti culmine è stato l’8 dicembre del 2001, a Monaco, e poi al Convegno di collaboratori qui a Stoccarda. Qual è il segreto di questa comunione? Quando ci raduniamo come responsabili, la cosa più importante è, per amore dell’unità, perdere il particolare che ci riguarda. È importante vedere le cose con gli occhi degli altri. Non sempre è semplice. Ma in questa unità non perdiamo la nostra identità, né come singoli né come movimenti, e anzi la troviamo in una forma più definita. Rimanendo in questo atteggiamento arriviamo anche ad una visione comune. Per noi è la volontà di Gesù (Gv 17, 21), quando prega il Padre per l’unità dei cristiani, affinché il mondo creda. Ma questa visione è anche già realtà. Anche in questi giorni a Stoccarda, sperimentiamo come Dio raccolga il suo popolo, un popolo che vive l’ecumenismo dei cuori. Spiritualità dell’unità Pasquale Foresi Movimento dei focolari Sono lieto di presentare il Movimento dei focolari, nato a Trento, in Italia, nel 1943, per effetto di un carisma che lo Spirito Santo ha donato a Chiara Lubich per molti. Erano, allora, i terribili tempi della Seconda guerra mondiale che distruggeva ogni cosa. Chiara ed alcune sue compagne vedevano, con ciò, compromessa ogni loro aspirazione, ogni loro sogno, come formarsi una famiglia o frequentare l’università o arredarsi una casa… Si chiesero, perciò, se poteva esserci un ideale che nessuna bomba potesse far crollare, al quale poter dare la propria vita. Sì, c’è – avvertirono in cuore -, è Dio, Dio che è Amore (cf 1 Gv 4, 8). Credettero all’amore di Dio e, nei rifugi antiaerei, trovarono il modo di corrispondervi: vivendo il Vangelo. Mettevano in pratica ogni sua parola e hanno visto scatenarsi attorno, pure nel ventesimo secolo, la rivoluzione evangelica, col comporsi d’una comunità di uomini e donne simile a quella dei primi cristiani. Non solo a Trento, ma, finita la guerra, dovunque in Italia, come, dal 1958 in poi, in Europa. E, in seguito, nei cinque continenti. Toccate particolarmente dall’amore evangelico, lo vivevano con ogni prossimo, come lo vivono tuttora tutti i focolarini e le focolarine nel mondo, con persone d’ogni popolo, razza, cultura e religione. E, poiché l’amore chiama amore, sono, in genere, riamati. S’apre così un dialogo a 360 gradi, che abbraccia cristiani, fedeli d’altre religioni e uomini e donne di buona volontà: tutte persone presenti ora, per i flussi migratori, anche in Europa. Nasce, in tal modo, una profonda unità in Cristo con tutti i cristiani, e spazi di fraternità universale con coloro che non lo fossero. Le nostre 33 piccole città internazionali – testimonianza di unità – sorte nel mondo, di cui dodici in Europa, possono dare un’idea di cosa potrà diventare il nostro continente, quando sarà realtà l’Europa dello spirito. Il ruolo dei giovani Heikki Huttunen e Outi Vasko Movimento della gioventù ortodossa della Finlandia (ONL) La Chiesa ortodossa ha mille anni di storia nella provincia orientale della Finlandia, la Carelia. Come conseguenza della Seconda guerra mondiale, la Finlandia ha perso nella regione quasi tutte le terre tradizionalmente ortodosse. La maggior parte degli 80 mila ortodossi si trovarono ad essere dei rifugiati. Molti movimenti della gioventù ortodossa hanno avuto inizio in modo spontaneo e miracoloso durante la guerra e nell’immediato dopoguerra. Il contributo del Movimento della gioventù ortodossa della Finlandia è stato determinante per la sopravvivenza di questa chiesa, con un ruolo chiave nell’aiutare a raccogliere le persone per la divina liturgia, per i gruppi di studio e i campeggi, e nella formazione di comunità eucaristiche che – in alcuni casi – divennero le nuove parrocchie in tutto il paese. La chiesa divenne il centro focale della vita e del servizio del Movimento della gioventù. Il rinnovamento evangelico della vita della chiesa venne iniziato in vari modi dal Movimento della gioventù ortodossa. Gioia e entusiasmo per la liturgia si espressero in ciò che viene definito: santificare la vita. Questo rinnovamento liturgico è stato accompagnato da un interesse per gli scritti ascetici dei Padri e delle Madri del deserto. È stato un invito ad una spiritualità di amore per il bene e per la bellezza. È stato anche una scoperta dell’universalità della fede cristiana ortodossa. La piccola minoranza ortodossa della Finlandia non era sola al mondo. Attraverso i contatti all’interno di Syndesmos, che è la Fraternità mondiale dei 126 Movimenti della gioventù ortodossa, abbiamo riscoperto la nostra fraternità in Cristo. Una identità così rafforzata ha reso possibile, a noi che eravamo una minoranza, di coinvolgerci ecumenicamente: e abbiamo capito che ciò che è una sfida per una chiesa lo è anche per le altre, e ciò che è una benedizione per una chiesa lo è anche per le altre. Dalla droga a Cristo Walter Heidenreich Fcjg di Lüdenscheid Dio disse: La luce brilli dalle tenebre. Egli ha posto nei nostri cuori un raggio luminoso. Quando, a vent’anni, mi sono trovato in difficoltà, prigioniero della droga e in balia delle forze del male, senza alcuna speranza e prospettiva per il futuro, questo raggio luminoso ha raggiunto la mia anima dopo essermi raccolto in preghiera con Dio: Dio, se ci sei, ho bisogno di te ora. Avvenne quanto non mi sarei mai aspettato, proprio nel bel mezzo di una festa coi drogati: Dio si fece strada attraverso il buio fitto della mia anima e mi liberò in una maniera meravigliosa. Per due anni, ho poi sperimentato la forza dell’amore di Dio e ho costatato quante persone distrutte sono state trasportate da Gesù dal regno delle tenebre in quello della luce, passando letteralmente dalla morte alla vita. Allora ero mille miglia lontano dalla chiesa, e un giorno lo spirito del Signore mi parlò e mi disse: Ho ancora altre pecore nel mio ovile. Dopo la mia conversione a Dio e ai poveri di questo mondo, lo Spirito Santo ha operato un’altra conversione in me, quella verso tutto il suo popolo. Quando leggevo la Bibbia, temi come il regno di Dio e l’unità del popolo di Dio mi colpivano: non volevo e non potevo ignorarli. Il Vangelo dell’amore di Dio mi spinse sempre ad andare avanti. All’inizio ero felice di essere stato salvato. Poi Dio cominciò ad aprirmi gli occhi sulla mia città, quindi sulla mia nazione e più tardi su tutte le nazioni. Oggi ho il grande privilegio di sperimentare come Dio agisca con forza nel mondo come solo lui può fare, soprattutto nelle regioni nelle quali quasi tutto sembra non funzionare, come per esempio in Mozambico, in Mongolia, nel Tibet o nel Kashmir. Ma giacché abbiamo un Dio buono, abbiamo una buona novella per ognuno e sempre più uomini aspettano ancora di riceverla! La salvezza per l’Europa e per le nazioni, come Dio vuole raggiungerla se non grazie al Cristo integrale? Gesù, il capo e noi, la sua comunità. È questa la speranza per l’Europa, ne sono certo. Sempre avanti Frances Ruppert Cursillos Cursillo de Cristiandad significa sperimentare in un piccolo corso intenso l’essenziale della vita cristiana, e poi trasmetterlo ad altri. Tale corso è nato dopo la Seconda guerra mondiale nell’isola di Maiorca, riprendendo la tradizione del pellegrinaggio alla tomba di san Giacomo a Santiago de Compostela. Il Cursillo vorrebbe incoraggiare alla fede, alla fede in Gesù Cristo, il salvatore di tutti gli uomini. Nei tre giorni del suo programma, le persone incontrano Cristo e la comunità cristiana.Toccate dal Dio vivente e misericordioso, ritrovano sé stesse attraverso il sacramento della riconciliazione. La parabola del figliol prodigo, che noi chiamiamo il Vangelo del padre misericordioso, è il cuore della nostra spiritualità. Viviamo della Eucaristia, dell’incontro con Dio e vogliamo prendere con noi anche altri su questo cammino: persone del nostro ambiente, del posto di lavoro, dello sport o della vita pubblica. Per noi è anche importante l’immagine dei discepoli di Emmaus. Anche qui sono centrali delle persone che sono in cammino. Cristo non si impone a loro, ma percorre con loro ogni strada. Innumerevoli partecipanti di tutto il mondo sono tornati dopo il Cursillo come i discepoli di Emmaus, cioè con un cuore ardente, nel loro mondo ed hanno dato testimonianza dell’incontro con il Signore risorto, dell’amicizia con Cristo da loro sperimentata. Non è questo ciò di cui abbiamo bisogno anche per la nuova Europa? Una buona comunità di persone in cammino, un essere per e con gli altri, sostenuti da una profonda fiducia nel Signore che percorre con noi tutte le vie? I buoni compagni di viaggio sono anche buoni europei, sono persone che si aiutano a vicenda a costruire un mondo migliore. Una parola importantissima nel Cursillo è il grido del pellegrino: Ultreya. È l’antico grido dei pellegrini verso Santiago de Compostela. Sempre avanti, senza desistere, riprendere sempre il cammino per realizzare l’avventura dell’amore. Questo vorremmo fare anche in questi giorni. Ciò che ci unisce Nicky Gumbel Corso-Alpha Non ho ricevuto un’educazione cristiana. Mio padre era un ebreo tedesco. Mia madre non andava in chiesa. Ho conosciuto la fede in Gesù quando avevo 18 anni, e da allora ho desiderato parlare di lui a persone come me. Questo è tutto ciò che si propone Alpha. È indirizzato principalmente alle persone che non frequentano la chiesa, a coloro che non si definiscono cristiani. Il Corso-Alpha è fondato sul Vangelo. Si svolge in un arco di tempo di dieci settimane, e comprende un pasto comune, un discorso e la costituzione di piccoli gruppi. Siamo positivamente toccati da ciò che è accaduto negli ultimi undici anni. Il Corso- Alpha si tiene in 147 paesi e in 30 mila parrocchie. È stato tradotto in 47 lingue ed è rivolto a tutti gli strati sociali. 124 delle 160 prigioni presenti nel Regno Unito (l’80 per cento) ospitano circa 70 mila detenuti, dei quali – secondo le nostre statistiche – più di 30 mila hanno partecipato ad un Corso-Alpha. Esso ha suscitato in particolare grande interesse fra i giovani. Viene utilizzato da tutte le denominazioni cristiane, riunendo i cristiani nella loro comune missione di evangelizzazione, ed è sostenuto dai leader delle maggiori denominazioni cristiane. Durante il Corso, incentrato sulla figura di Cristo, insegniamo solo ciò che ci unisce come cristiani. Abbiamo capito che ciò che ci unisce è infinitamente più grande di ciò che ci divide. Siamo particolarmente emozionati nel partecipare a questa manifestazione Insieme per l’Europa, in quanto amiamo il lavoro di collaborazione, assistere alla nuova evangelizzazione dell’Europa e alla trasformazione della nostra società. Matrimonio e famiglia Dieter e Susanne Endres Family Life Mission Quando ci si chiede perché i matrimoni – anche tra cristiani – sempre più frequentemente vanno a monte, dobbiamo spesso costatare che questo dipende dal fatto che le coppie si dedicano troppo poco al rapporto reciproco: col tempo esso si raffredda, per cui anche la dinamica della vita familiare diventa sterile. Un autore specializzato in questo campo scrive: Chi, in quest’epoca così movimentata e in continuo sviluppo culturale, si è deciso per il matrimonio e la famiglia e ha pronunciato un sì per tutta la vita verso un altro uomo o donna, ha bisogno di una sorgente supplementare di vita per sostenere il peso della vita quotidiana concreta, spesso deludente. Per questo, molti gruppi e comunità hanno fatto loro il compito di mettere a disposizione idee e aiuti per la riuscita del rapporto di coppia. Essi offrono una consulenza personale o prendono nella loro comunità persone per un determinato periodo di tempo. Attraverso seminari, coppie o famiglie hanno la possibilità di imparare a comunicare a fondo tra loro, a sapersi muovere in momenti di collera, a risolvere problemi e a sfruttare il tempo libero insieme in maniera efficiente. Alcune di queste comunità si orientano decisamente al rafforzamento del rapporto tra i partner, altre ai problemi riguardanti l’educazione dei figli.Alcune lavorano su un piano terapeutico, altre solo alla luce della Bibbia. Nelle maniere più svariate, spesso con grande creatività, si cerca di rafforzare e risanare il matrimonio e la famiglia. L’esperienza dimostra che proprio nel custodire la famiglia possono svilupparsi personalità complete e corresponsabili. Noi ne siamo profondamente convinti: matrimonio e famiglia sono la fucina più preziosa per la conservazione e la trasmissione della vita che sfocia poi in uno sviluppo sano dei cittadini. Quindi, chi rafforza la famiglia, rafforza contemporaneamente anche la coesione interiore e i valori sociali del nostro continente. L’ Europa delle famiglie Gérard e Marie-Christine de Roberty Equipes Notre-Dame Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18, 20). Questa parola, fondamento delle Equipes Notre-Dame, può essere assunta dai nostri movimenti e comunità riuniti per impegnarsi a favore di una Europa fraterna, di giustizia e di pace. Infatti, dove gli uomini si uniscono, Cristo è con loro, vive in loro, agisce attraverso di loro. Chi mai poteva pensare, nel 1938, che la visita di Madeleine Deilly al viceparroco della parrocchia Saint-Augustin di Parigi, padre Henri Caffarel, avrebbe avuto una tale eco e avrebbe capovolto una certa concezione della coppia e della famiglia? Padre – diceva -, siamo appena sposati e vorremmo vivere meglio il nostro matrimonio, mentre tutto ci spinge a vivere diversamente . La risposta fu: Riunite alcuni amici, preghiamo e riflettiamoci insieme . Oggi 9200 équipes, formate da quattro a sei coppie e da un sacerdote, si riuniscono ogni mese per pregare e portare avanti le coppie, le famiglie, nella mutua assistenza materiale e spirituale, attraverso una vita di comunione e di formazione. Radicati profondamente nella fede e vivendo la fraternità, costruiscono spiritualmente e umanamente la loro vita alla luce del Vangelo ed edificano la società in una Europa della vita quotidiana, attraverso gli atti e i gesti della vita coniugale, famigliare, ecclesiale, sociale ed umana. Come molti altri cristiani, ambiscono ad attuare fino in fondo gli impegni assunti col battesimo e vogliono fare del Vangelo lo statuto della loro famiglia. Pienamente inseriti nella società, desiderano costruire un’Europa di amore e di alleanza che poggi sulle virtù della loro fede cristiana. Vogliono che il loro amore, santificato nel matrimonio, sia una lode a Dio, una testimonianza per gli uomini, una prova che Cristo, con la salvezza del genere umano, ha salvato l’amore. Desiderano che l’Europa sia edificata per le generazioni future, una costruzione nella quale lo spirito cristiano di fede, di speranza e di carità, sia una realtà e una collaborazione all’opera di Dio. Essendo missionari e testimoni, totalmente immersi nel mondo di oggi, i membri delle Equipes Notre-Dame invitano i loro fratelli ad essere, come Cristo chiede, sale della terra e lievito nella pasta, per contribuire a dare all’Europa una anima senza la quale non potrà mai acquistare la sua vera dimensione, perché l’Europa sarà spirituale o non sarà mai. Cristiani maggiorenni Sigrun Mai Schönstatt Il fondatore di Schönstatt, padre Joseph Kentenich, pedagogo lungimirante, ha intuito ancor prima della guerra del 1914- 1918 una svolta imminente della storia. Si è così sentito chiamato a offrire una risposta globale. Gli stava a cuore un tipo di uomo guidato interiormente, forte e libero contro tutte le influenze esteriori, orientato a chiari ideali di vita. In una parola: un cristiano maggiorenne. Solo tali uomini completi sarebbero stati in grado di essere confondatori e animatori di comunità complete, solide e simili a famiglie, di cui egli voleva far dono alle nazioni e al popolo di Dio alla soglia del nuovo millennio. Accanto al fondatore, vero padre spirituale, il movimento di Schönstatt viene alimentato da due fonti: la prima è la fede provata che Dio interviene nella storia, che egli dà indicazioni alle anime e manifesta i suoi programmi, e che anche le realtà della creazione sono voci di Dio. Il Dio della vita e della storia persegue fedelmente i suoi disegni e usa per questo gli uomini e le donne come suoi strumenti. Egli chiede una collaborazione attiva, particolarmente concreta: qui e ora bisogna mettere in pratica ciò che si è capito essere la volontà di Dio. La seconda fonte attorno a cui gravita la vita di questo movimento cattolico è Maria, la Madre del Signore. In lei vediamo il modello per noi cristiani, tutta orientata verso Cristo il Salvatore. Maria ci porta a lui. In questa originalità mariana che prende vita dalla linfa dei Vangeli, il Movimento Schönstatt vede la sua missione per il nostro tempo e per il rinnovamento dell’Europa. Padre Kentenich ha orientato subito la sua fondazione a questo scopo e ha percorso coscientemente le sue vie educative. Egli ha compreso, fin dal 1916, che solo dall’insieme di tante forze carismatiche può essere portato a compimento questo compito. Lavoro per i giovani Mathias Ritter e Katja Müssig Ymca/Cvjm Per cominciare vogliamo raccontarvi una storia vera. Ivan è cresciuto a Zagabria. Durante la guerra nei Balcani è riuscito a fuggire con la sua famiglia in Germania, ma i bombardamenti e tutto ciò che aveva sperimentato durante la guerra gli avevano distrutto il sistema nervoso. Conseguenza di ciò: aggressività, droga e alcol. Alcuni pensavano già che fosse impossibile riabilitarlo e, proprio in quel momento, fu invitato al centro giovanile dell’Ymca. Per la prima volta sentì parlare dell’amore di Dio per ciascuno di noi.Apprese dai collaboratori del centro che Gesù sa perdonare e riappacificare gli uomini tra loro. Ben presto Ivan affidò la sua vita a Dio, e trovò la forza di aver fiducia negli altri. Ora va avanti per la sua strada in unità con Dio. Storie di questo genere ci incoraggiano a proseguire nel compito affidatoci dall’Ymca: formare bambini e giovani forti e una società solida. Nei nostri gruppi, assai vari, si intrecciano spesso delle amicizie profonde: bambini hanno la possibilità di misurarsi con sé stessi e di scoprire dei talenti finora sconosciuti, per esempio nello sport, durante il gioco, in lavori creativi o nel far della musica. E periodi di vacanza o viaggi durante le ferie sono un’occasione ideale per sperimentare la fede, la fiducia e la gioia di vivere insieme. Nei nostri incontri vogliamo dedicarci in modo particolare ai giovani che provengono da difficili situazioni sociali o che si sentono emarginati. Nei nostri gruppi si promuove nei giovani una competenza nel campo sociale, la capacità di instaurare rapporti e di risolvere conflitti, di sapersi prendere la propria responsabilità. Il movimento dell’Ymca (Associazione cristiana dei giovani) è nato nel 1844 a Londra, come movimento ecumenico, e si è poi esteso in tutto il mondo come il più grande movimento cristiano-ecumenico per la gioventù. Solo in Germania vi fanno parte 30 mila collaboratori senza retribuzione e 700 referenti per la gioventù che lavorano a tempo pieno. Il futuro ci sta a cuore. Terapia delle anime Edith Wenger Teen Challenge Lavoro presso il Teen Challenge, un’istituzione che si occupa di ragazze e donne tossicodipendenti. Una giovane dipendente dalla droga viene da me per una terapia. Durante i colloqui affrontiamo un tema che l’ammutolisce. Mi dice: Sono di nuovo arrivata al punto di interrompere ogni terapia, perché non ho mai sperimentato un aiuto valido. Si tratta di una gravissima colpa che adombra tutta la mia vita. Ed è per questo senso di colpa che mi sono sempre rifugiata nella droga. Mi rendo conto della sua impotenza e dell’impossibilità, da parte mia, di aiutarla. Dico: Ciò che ti tormenta è la tua colpa, che io come terapista non posso perdonarti. Ma c’è Qualcuno che può perdonare le colpe. In diversi colloqui le feci conoscere Gesù Cristo, e lei poté fare l’esperienza del perdono. Alla fine mi disse: Ora non ho più bisogno di ricadere, la colpa è stata perdonata. Parlo ora a nome dell’immenso potenziale di offerte terapeutiche e di servizio pastorale esistente nei movimenti spirituali. Con l’assistenza pastorale, le persone scoprono la ricchezza di vita esistente dentro di sé. Con le cure terapeutiche, problemi presenti nella loro vita possono essere rielaborati. Con l’aiuto di ricoveri e di cure pastorali, gli uomini che si sentono scartati dalla società ritrovano la strada per inserirsi in essa. Il nostro obiettivo è continuare l’opera che Gesù Cristo ha iniziato: annunciare ai poveri la Buona novella e ai carcerati la libertà, dire ai ciechi che torneranno a vedere, alle persone distrutte che devono tornare a sentirsi libere e senza preoccupazioni. Così, anche attraverso di noi, Gesù Cristo tornerà ad essere presente nelle città e nei paesi d’Europa. È lui che tira fuori gli uomini e le donne dal loro isolamento e li inserisce nella società, che cambia la rassegnazione in speranza. Qui la salute si fa contagiosa. Uomini sani creano una società sana. Spazi interiori Anna-Maria aus der Wiesche Christusbruderschaft, di Selbitz La Seconda guerra mondiale ha scosso profondamente l’Europa. In Germania gli uomini e le donne si sono orientati a una nuova ricerca di Dio. Da questa esigenza sono fiorite nella Chiesa evangelica in Germania e successivamente in tutto il mondo comunità e fraternità delle nature più diverse. L’eredità di san Benedetto e san Francesco è stata riscoperta e rivissuta in maniera tutta nuova. Tutte le comunità attingono la loro vita dal Vangelo: dall’ascolto delle direttive date da Dio, dalla preghiera e dalla santa cena. Alcune di loro si occupano dei poveri, dei bambini o degli anziani; altre si dedicano in modo particolare all’ospitalità e, in un mondo frastornato dal chiasso e dall’attivismo, curano soprattutto la vita di preghiera e il silenzio. Anche la nostra comunità ha qui il suo carisma. Invitiamo persone a vivere con noi perché facciano esercizi o seminari per ritrovare sé stesse a contatto con l’amore di Dio e nella convivenza con lui. In particolare persone impegnate nella politica e nell’economia che vivono in posizione di grande responsabilità cercano, mediante esercizi spirituali e seminari, di trovare le radici necessarie alla loro esistenza. Il lavoro quotidiano, caratterizzato da dure richieste, l’or i e n t a m e n t o unilaterale della vita al massimo profitto spesso non fanno più sentire la voce del mistero interiore. Sofferenze possono far impietrire i cuori degli uomini e delle donne. Mediante la meditazione del Vangelo e colloqui spirituali essi riscoprono il senso della loro vita nell’amore di Dio. Con la nostra convivenza vogliamo custodire questo spazio interiore dell’amore. Questo il contributo della nostra comunità per l’Europa. Vangelo e poveri Marco Impagliazzo Comunità di Sant’Egidio La Comunità di Sant’Egidio è nata nel 1968. Allora 1’occidente s’interrogava sul suo futuro e i giovani erano in ricerca, anche la Chiesa cattolica viveva la novità di quella novella Pentecoste rappresentata dal Concilio Vaticano II. In quel clima, Andrea Riccardi, allora studente di un liceo di Roma, chiamò alcuni suoi compagni ad ascoltare e vivere il Vangelo. In quegli anni si credeva che sarebbe stata la rivoluzione a trasformare il mondo; Andrea capì che non ci sarebbe stato cambiamento duraturo senza un cambiamento dei cuori toccati dal Vangelo. E un Vangelo messo in pratica significava anzitutto essere amici dei poveri. Oggi la Comunità di Sant’Egidio è presente in settanta paesi del mondo, conta migliaia di membri, e la sua spiritualità è caratterizzata da alcuni pilastri: – prima di tutto la preghiera, che accompagna la vita di tutte le comunità a Roma e nel mondo. Essa è il centro e luogo primario dell’orientamento complessivo della comunità; – poi, la comunicazione del Vangelo, che si estende a tutti coloro che cercano e chiedono un senso nella vita; – e ancora, un altro pilastro è la solidarietà con i poveri, vissuta come servizio volontario e gratuito, nello spirito evangelico di una chiesa di tutti e particolarmente dei poveri. E proprio l’amicizia con i poveri è stata accompagnata da tanti segni di resurrezione, come quelli dei malati di Aids curati nei paesi più poveri; degli anziani che riprendono a vivere quando escono dalla solitudine; dei bambini in difficoltà che trovano una famiglia e una strada buona per il loro futuro; dei popoli che grazie a Sant’Egidio ce l’hanno fatta a uscire dalla tragedia della guerra. Un altro tratto della comunità è il lavoro per la pace. Noi diciamo che la guerra è la madre di tutte le povertà. Per questo ci siamo impegnati in tanti paesi per la pace, a iniziare dal Mozambico, con positivo successo. E perché si costruisca e si rafforzi uno spirito di pace, teniamo molto al dialogo e alla riconciliazione tra i cristiani e tra le religioni. Il sogno della riconciliazione ci ha fatto tenere vivo lo spirito di Assisi, acceso da Giovanni Paolo II nel 1986, col promuovere ogni anno un grande incontro di preghiera per la pace tra le religioni. In questa Europa, che ha conosciuto tante guerre, ma al tempo stesso è stata plasmata dalla coabitazione di popoli e fedi diverse, questi incontri interreligiosi di Sant’Egidio sono una grande speranza. Anche così, avvicinando fra di loro uomini di fedi e culture religiose diverse, si costruisce e si rafforza uno spirito di pace. Vorrei dire, quindi: Insieme per l’Europa, ma anche: Insieme per tutto il mondo.

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