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Cultura > Iniziative

Siamo tutti “capaci di pace”. A Faenza ci si educa a tessere legami

di Luigia Coletta

- Fonte: Città Nuova

Il Festival della Comunità Educante, svoltosi dall’11 al 18 ottobre, ha visto coinvolte 72 associazioni e realizzato appuntamenti in sei comuni del territorio faentino. Il contributo di Città Nuova raccontato dai protagonisti delle iniziative

ph Festival Comunità Educante

Di fronte a guerre e violenze, fuori e dentro i nostri confini, la soluzione è parlare tanto di pace. Se non ora, quando? Un’esigenza che Fabio Taroni, pedagogista e formatore, ha messo al centro della VI edizione del Festival della Comunità Educante quest’anno dal titolo “Capaci di pace”. Per una settimana il Festival a Faenza e dintorni ha proposto appuntamenti e iniziative sul tema dell’educazione grazie a ospiti, esperti e formatori provenienti da tutta Italia e alle numerose realtà educative del territorio che messe in rete generano nuove sinergie.

I bambini si sono fatti costruttori di pace descrivendo il positivo dei loro compagni (ph L. Coletta)

Ho partecipato al Festival portando il messaggio di pace del Giornalino Big Bambini in gamba in varie classi primarie di Faenza e Castel Bolognese. I bambini per loro natura hanno una sensibilità speciale nel costruire rapporti di pace, e quanto ne gioviamo noi adulti! Durante i laboratori, infatti, non sono mancati episodi che hanno rafforzato i legami sia tra i bambini che con le insegnanti, come per esempio una dedica di cuore da parte di una classe V alla loro maestra, oppure un ringraziamento commovente di una bambina al suo compagno per essere stato il suo primo vero amico. E così tante manifestazioni di sorpresa nella scoperta della “regola d’oro” e nella valorizzazione del bene e del bello che c’è in ciascuno di noi come negli altri.

Appuntamenti per tutti i gusti

Il programma della settimana è stato assai fitto e soprattutto vario. Solo per fare qualche esempio, erano previste conferenze dedicate alla sfida della crescita dall’infanzia all’adolescenza, tenute da Alberto Pellai, Giuseppe Dalle Fabbriche, Annaclara Parasiani, Gilberto Borghi, Marianella Sclavi, Cristiana Santinelli… ma anche eventi ludici, come giochi di ruolo o cooperativi, laboratori interattivi di “pedagogia clown”, di improvvisazione teatrale, di canto, spettacoli per tutta la famiglia, visite guidate…

Città Nuova, presente!

Oltre al laboratorio di Big Bambini in gamba, c’è stato anche quello di Teens, rivista bimestrale di Città Nuova scritta dai ragazzi per i ragazzi, un laboratorio tenuto da Andrea Conte, astrofisico, docente di matematica e fisica nelle scuole superiori e autore del libro Vita, salute, ambiente tra speranza e responsabilità (Città Nuova). Traspare entusiasmo dalle sue parole: «Il laboratorio di Teens è andato oltre ogni aspettativa! Si è svolto in una sala attrezzata di un seminario con ben 140 ragazzi e ragazze di tutte le classi terze del comprensivo IC Europa di Faenza. Partendo da un gioco di ruolo sugli squilibri geopolitici e la crisi climatica, abbiamo trasformato il salone in una vera e propria “officina editoriale” targata Città Nuova. Le insegnanti sono rimaste entusiaste per l’alto livello di partecipazione, attenzione e profondo coinvolgimento dimostrato dai ragazzi». E conclude: «Questo laboratorio è stato un seme prezioso: l’esperienza ci dà la bellissima opportunità di espandere la redazione nazionale di Teens accogliendo nuovi ragazzi e ragazze del territorio».

Il gruppo editoriale Città Nuova vanta poi un significativo parterre di psicologi e pedagoghi che si sono messi a disposizione nella costruzione del Festival.

Cristina Buonaugurio, psicologa e psicoterapeuta, è tornata al Festival della Comunità Educante per parlare del suo nuovo libro Come ti armonizzo la relazione (Città Nuova). La sua impressione è stata quella di trovare «persone in ascolto, ma anche in attenta riflessione sul tema dell’educare oltre il sessismo e le disparità, per dar vita a relazioni sane, paritarie, colorate di rispetto. Dialogando con loro, sempre pronti a cogliere ogni spunto e a condividere la loro esperienza concreta, si è confermata la mia idea che gli educatori sono portatori di speranza in un mondo che possiamo cambiare solo attraverso le nuove generazioni».

Michele De Beni ed Ezio Aceti, rispettivamente pedagogista e psicologo, hanno stimolato i partecipanti alla conferenza “Ripartire dall’educazione”, perché è evidente che «l’educazione viene prima ‒ secondo De Beni ‒. Prima di ogni preoccupazione di ordine economico e  politico. Occorre oggi una proposta formativa sulla cultura che la scuola intende promuovere. Urge formare a maggior senso civico. Urgente, anche per i gravi episodi che attraversano le manifestazioni giovanili di questi giorni, segno di profondo disagio e disorientamento, sulle cui cause occorre molto responsabilmente riflettere, ma anche su quelle della loro deviazione violenta. La scuola non può chiamarsi fuori. Che la violenza non abbia l’ultima parola e un guizzo di giustizia e di pace vinca sulla frenesia di potere, nei discorsi e negli atti dei grandi. Se la violenza dilaga anche nella scuola, è perché trova legittimazione negli “edificanti” esempi dei poteri in mano al mondo adulto. Educare alla democrazia e alla pace non è e non deve essere un optional di alcuni volonterosi ma impegno, stile, lotta di pace».

Alberto Rossetti, psicoterapeuta, ha acceso un focus sui sogni dei ragazzi. «In un momento segnato da forte individualismo, insistere sull’importanza del noi e del ruolo che una comunità può avere nell’educazione è rivoluzionario, oltreché fondamentale. Anche i sogni, al centro del mio ultimo libro e dell’intervento che ho tenuto al Festival, possono essere letti come atto collettivo perché creano legami, incontri, scambi. Una comunità educante si prende cura anche dei sogni dei suoi giovani, li accoglie, non li giudica. Se ne fa carico, provando a trovare degli spazi nuovi in cui i ragazzi possano esprimersi senza sentire il peso di dover soddisfare la prestazione che l’adulto chiede loro».

Mariano Iavarone, psicologo clinico e consulente familiare, ha esplorato la dimensione relazionale in famiglia, con tutte le sfide della quotidianità. «Ho avuto modo di incontrare un centinaio di genitori per un incontro-laboratorio sul tema delle sfide in famiglia. Ci siamo confrontati sugli equilibri precari, sulle trasformazioni, sui ruoli sociali, sui conflitti. Abbiamo giocato insieme, perché così si apprende meglio (e non poteva essere diversamente in questo contesto comunitario!). Il gruppo di partecipanti è stato eterogeneo per età, ma tanti erano genitori giovani. In particolare è emersa la necessità di continuare a stare insieme come genitori, facendo rete. Sono andato via soddisfatto e grato per aver potuto contribuire ad un’ opera così importante».

Un momento dell’incontro con Alberto Pellai (ph FCE)

Un plauso all’organizzazione

Il Festival della Comunità Educante ha cadenza biennale, richiede un’organizzazione complessa. Ne tira le fila Fabio Taroni che è anche docente di matematica alla scuola primaria e fondatore della Cooperativa Sociale Kaleidos nella quale svolge attività di formazione e di coordinamento pedagogico. A conclusione del Festival gli abbiamo chiesto il suo personale bilancio: «Siamo contenti dei risultati soprattutto dal punto di vista pedagogico-culturale e del messaggio di pace che ha alimentato con linguaggi diversi il nostro territorio romagnolo e le tante persone che ci vivono. Ancora lontani in alcuni aspetti, ma sempre un po’ più vicini. Vicinanza di sguardi, di relazioni, di incontri, di condivisione. Vicinanza e relazione dai centri urbani dei sei comuni che ne fanno parte, fino alle periferie delle piccole frazioni dove, anche lì, c’è vita. Oggi partecipare ad eventi sull’educazione non è nei canoni culturali, eppure nei vostri eventi c’è stata una partecipazione non da grandi numeri, ma di persone veramente interessate ai temi da voi proposti».

Per concludere, un richiamo al titolo del Festival: «Capaci di pace lo siamo tutti. Capaci… La misura del liquido che può stare in un recipiente è la capacità. Ma se riempi il recipiente fino all’orlo, poi non ce ne sta più. Per l’umano è diverso. Puoi riempire all’infinito perché “odoriamo” di infinito. Non siamo mai vuoti, ma neanche pieni fino all’orlo. Dentro di noi c’è tanto e tanto ancora ce ne sta. L’umano è ricco, meravigliosamente capace di ricevere tanto perché tanto sa donare». E tanto ha donato in termini di straordinaria accoglienza e calore anche  la comunità del Movimento dei Focolari di Faenza, che ci ha supportato in ogni momento facendoci sentire a casa con una cura incredibile.

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