Erano 198 i film da 38 Paesi, sale quasi sempre piene: questo era il 2025. Ora con 150 film, presenti star come Javier Bardem, Julianne Moore, Naomi Watts, Susan Sarandon, Deva Cassel e uno stuolo di invitati internazionali, la Festa del Cinema di Roma ha preso il via, distribuendosi dal Parco della Musica che ne è il cuore, a cinema, teatri, carceri, ospedali. Della serie, cinema per tutti e il Concorso internazionale “Progressive Cinema” che conta 18 lavori da parte di 55 Paesi arrivati nella “città del cinema” quale è Roma.
Aria di festa, tanta gente, specie nel primo week -end, la sezione per giovani e ragazzi “Alice in città” in piena attività – da sempre l’invenzione più originale – , incontri, e riconoscimenti: Javier Bardem riceverà il Premio alla carriera da Paolo Sorrentino, mentre sarà Jesse Eisenberg a consegnarlo a Julianne Moore.
Intanto Susan Sarandon, imperterrita e contesa fra la destra e la sinistra – i politici non perdono occasione di strumentalizzare il cinema sia prima che dopo o durante le campagne elettorali, purtroppo – donna libera, non amata da Trump, sostiene la Palestina, è stata già arrestata ma non si ferma a 80 anni, anzi. Splendida attrice fin da Thelma e Louise e splendida donna coraggiosa. Bella, rossa e fiera è venuta ad “Alice in città” per presentare The Accompanist di Zach Woods e ricevere il Womenland Award.
Il cinema italiano parla chiaro, fin dall’apertura con Paolo Genovese e il suo Il rumore delle cose nuove, al quale seguono, fra gli altri, Giorni felici di Susanna Nicchiarelli e il documentario Mustang di Kasia Smutniak. Diciamo subito che il film di Genovese, artista sensibile, conta sul consueto giro attoriale: Stefano Accorsi, Edoardo Pesce, Claudio Santamaria, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini. Storie di coppie, di bugie, di non detti, di maternità. Tre coppie e i loro segreti, i conti da fare con l’idea della maternità e la vita sentimentale sempre in crisi. Nessuna novità, siamo nel passato-presente. In Italia ormai non si parla (quasi) d’altro al cinema. Come succede in Se ami qualcuno dillo di Marco Bonini con il (solito e bravo) Edoardo Leo nei panni di un traditore seriale ed egoista che,ammalatosi, deve re-imparare cosa sia l’amore. Ovviamente, ci risiamo con il patriarcato ossessivo e simili, per quanto detto con leggerezza.
Per fortuna c’è il film di Nicola Prosatore Je so’ pazzo che racconta del musicista Pino Daniele dall’interno, come afferma l’attore Massimiliano Caiazzo – quello di Mare fuori – ottimo interprete della vita difficile dell’artista fin dall’infanzia. Canzoni, tante, naturalmente, ma è la vita di Daniele in un film per nulla superficiale. Come non lo è Fatherland su Thomas Mann, su cui torneremo.
Tra tappeti rossi, stelle e stelline, fan osannanti e dibattiti, foto e sfilate, la festa romana è in pieno svolgimento. Speriamo un po’ anche l’arte cinematografica.
