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Caro carburanti: protesta di pescatori, agricoltori e trasportatori. A rischio anche le ambulanze

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Dal 16 ottobre scatta la protesta nazionale degli autotrasportatori. Il 22 ci sarà il blocco dello Stretto di Messina e lo sciopero nazionale della pesca. I lavoratori dei settori più colpiti dal caro carburante chiedono interventi incisivi del governo. Problemi anche per forze dell’ordine, operatori del 118 e pompieri

Anche le ambulanze rischiano di fermarsi per il caro carburanti che sta affliggendo molte regioni italiane. Una protesta che dura da settimane, con mezza Italia che manifesta, scende in strada e fa azioni anche eclatanti, senza avere risposte risolutive dal Governo. La mobilitazione ha unito pescatori, agricoltori, allevatori, ma anche tassisti, trasportatori, venditori ambulanti e lavoratori pendolari. L’Italia che suda e produce ciò di cui ci nutriamo o lo trasporta nei supermercati dove facciamo la spesa rischia di fermarsi. Il caro carburanti sta rendendo vano il lavoro di migliaia e migliaia di persone, che vedono i profitti “mangiati” dal costo del gasolio. E nell’attesa di un segnale del Governo, stanno saltando i posti di lavoro dei più fragili, come i pescatori che non riescono, con una giornata di lavoro, a ripagare le spese delle uscite in mare. Una situazione dovuta, ricordiamo, alle conseguenze della guerra avviata da Stati Uniti e Israele all’Iran, che ha portato prima al blocco dello Stretto di Hormuz, e poi a quello dello Stretto di Bab el Mandeb, da dove transitano anche le navi italiane o i prodotti a noi destinati dall’Asia.

Le mobilitazioni stanno interessando tutto il Centro Sud. In Sardegna oltre alle proteste e ai presidi di allevatori, contadini e pescatori, c’è stata quella dei lavoratori del 118. Per il caro carburanti rischiavano di fermarsi anche le ambulanze. La Regione, guidata dalla presidente Alessandra Todde, è intervenuta d’urgenza, con compensazioni per evitare il rincaro dei carburanti sull’isola fino al 31 ottobre e stanziando nuovi fondi per i servizi di soccorso del 118. Ma i problemi per le ambulanze riguardano anche altre regioni, come per esempio la Puglia, che rischiano di non riuscire, per esempio, ad accompagnare i dializzati. E i problemi non riguardano solo i soccorritori del 118. A rischio anche le attività di intervento dei pomperi e delle forze dell’ordine.

Dal 16 al 20 ottobre, inoltre, scatterà il blocco nazionale dell’autotrasporto, che partirà da Sicilia e Calabria, ma coinvolgerà anche le Regioni del Nord Italia. I tir si fermeranno nei piazzali, il rischio è che nei prossimi giorni gli scaffali dei supermercati restino vuoti.

La Sicilia in ginocchio. Pronto il blocco dello Stretto di Messina

La protesta dei pescatori siciliani va avanti da mesi. I costi delle uscite con le barche sono alte e i guadagni pochi, perciò già da tempo molti imprenditori avevano dovuto rinunciare ai propri collaboratori e andare in mare con gli altri proprietari, per riuscire almeno a coprire le spese. La crisi del settore è gravissima, perciò hanno optato per proteste eclatanti. Molti pescatori hanno consegnato i documenti di bordo alle capitanerie in segno di protesta e hanno organizzato il blocco dello Stretto di Messina per il 22 ottobre insieme ai pescatori calabresi. Le proteste hanno provocato anche il blocco della viabilità, con trattori e sit-in di protesta.

Calabria: bruciate le tessere elettorali

In Calabria molti distributori di carburante sono a secco. La situazione è diventata intollerabile in alcune città, come Cosenza e Catanzaro, dove le poche pompe ancora attive sono state prese d’assalto con lunghe ed estenuanti code. Bloccate numerose strade da agricoltori, autotrasportatori, ma anche pescatori e pendolari, che denunciano una situazione economica insostenibile da Crotone a Isola Capo Rizzuto, da Pizzo a Davoli Marina. La protesta riguarda anche l’aumento generale dei costi di produzione, gli scarsi introiti delle aziende agricole rispetto ai prezzi finali di frutta e verdura. I cittadini manifestano inoltre per il costo della vita divenuto insostenibile. Per protesta, a Davoli Marina e a Spezzano Albanese, sono state bruciate le tessere elettorali.

Puglia: distributori chiusi. Protestano anche gli olivicoltori

Nei negozi dove facciamo la spesa, i prezzi di frutta, verdura e olio sono aumentati tantissimo. Ai produttori, tuttavia, vanno solo le briciole. Si sta preparando così, in Puglia, la “tempesta perfetta”. Alle proteste per il caro carburanti a Foggia, Bari e Brindisi, infatti si sono unite quelle degli olivicoltori, per il crollo del prezzo dell’olio. Con tir e trattori sono state bloccate strade e svincoli autostradali e sono stati organizzati presidi davanti alle sedi istituzionali. Ai manifestanti per il caro carburanti si sono uniti gli scioperi degli ex lavoratori dell’Ilva di Taranto. Le proteste riguardano anche l’aumento dei costi dei fertlizzanti.

In Campania si è celebrato il funerale dell’agricoltura italiana

La protesta più eclatante, in Campania, si è avuta ad Avellino, dove sono state bruciate le tessere elettorali perché i lavoratori si sentono abbandonati dalla politica. Nei giorni scorsi, nonostante il maltempo, si è svolto il corteo funebre, con tanto di bara, dell’agricoltura italiana. Le piccole e medie imprese agricole campane stanno fallendo, ma gli agricoltori non vengono ascoltati. Ecco perché in molti, durante le proteste, si sono incatenati ai trattori. Proteste anche lungo le arterie di collegamento con le altre regioni, mentre a Napoli ci sono stati presidi e manifestazioni, con il lancio di uova contro i vigili urbani e la protesta dei tassisti, che hanno aderito al 90% alla mobilitazione che ha bloccato il centro cittadino.

Molise: l’intervento della Regione a sostegno delle categorie più colpite

Per giorni, in Molise, agricoltori e autotrasportatori hanno protestato per il caro carburante, ma anche per l’aumento dei fertilizzanti e dei mangimi. Dopo aver bloccato strade e l’accesso totale alla dorsale adriatica, è intervenuto il consiglio regionale, che con un provvedimento sottoscritto da tutte le forze politiche si è impegnato a intervenire presso il governo per ridurre i costi dei carburanti e a sollecitare interventi a sostegno delle famiglie, delle imprese e delle reti di distribuzione locali.

22 ottobre: sciopero nazionale della pesca

Le proteste riguardano anche regioni come Lazio, dove a Roma si sono mobilitati i tassisti, la Toscana, con proteste dei lavoratori del comparto manifatturiero livornese, e la costa adriatica, dal Friuli Venezia Giulia alla Puglia. Dopo giorni di agitazione, è stato confermato per il 22 ottobre lo sciopero nazionale della pesca, che coinvolgerà oltre 43 marinerie italiane. Non è bastato un incontro con il Ministero dell’Agricoltura e della Pesca. Il 22 ottobre le imbarcazioni resteranno ormeggiate nei porti e si terranno presidi per informare la popolazione dei disagi vissuti. Oltre agli alti costi energetici, i pescatori di Emilia Romagna e Veneto denunciano anche gravi problemi ambientali, che stanno decimando vongole e mitili. 

 

 

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