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Italia > Segni

Economia di guerra, il tempo si è fatto breve

di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

Ad Alba un incontro pubblico per prendere sul serio l’invito del cardinale di Torino Repole sull’alternativa alla produzione bellica. Una singolare coincidenza con l’inaugurazione nel capoluogo piemontese della sede della joint venture italo britannico giapponese promossa per costruire il cacciabombardiere di sesta generazione.

Militari impegnati in una esercitazione NATO in Romania nel 2025 ANSA EPA/ROBERT GHEMENT

“Quale modello di economia stiamo costruendo?”  È questo il titolo di una tavola rotonda che si è svolta ad Alba la sera del 12 ottobre 2026 per riprendere la domanda posta dal cardinale  di Torino Roberto Repole lo scorso primo maggio in una lettera aperta alla città. Torino non vuol dire solo Piemonte ma l’Italia e l’Europa intera chiamata come dice il segretario della Nato Mark Rutte ad “assumere una mentalità da guerra” mentre i vertici della Ue promuovono una “trasformazione dell’economia in assetto di guerra”.

Il trauma dell’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022 al culmine di una tensione permanente che si trascinava dalla caduta del blocco sovietico ha segnato il passaggio ad uno scenario sempre più cupo.

 È incerto e secretato il numero dei morti dispersi al fronte. Parlando di recente alla festa de Il Foglio il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di 30 mila soldati russi morti o dispersi ogni mese. Le cronache giornaliere riportano lo stillicidio di civili ucraini trucidati dagli attacchi aerei di ogni genere in uno scontro mirato a fiaccare il nemico.

Militari russi marciano nel Giorno della Vittoria a Mosca,9 maggio 2026
ANSA EPA/MAXIM SHIPENKOV

È un’ecatombe che permette agli esperti di tecnologia bellica di entrambe le parti di testare le armi sul campo per poter poi accreditare le proprie aziende sui mercati internazionali dei sistemi d’arma. Come è avvenuto lo scorso febbraio 2026 al gigantesco World Defense Show che si è tenuto, regolarmente ogni due anni, in Arabia Saudita con gli espositori di ogni provenienza, aziende russe comprese oltre i maggiori player occidentali tra cui l’italiana Leonardo.

Appare strano agli ingenui, ma mentre si consuma una strage che alterna alta tecnologia all’usura delle trincee, i rappresentanti delle grandi aziende di armi si ritrovano fianco a fianco negli Expo aperti ai potenziali clienti come avviene per ogni tipologia merceologica. È istruttiva in questo senso la lettura del lungo rapporto della Fiera saudita sul numero di aprile 2026 della Rivista italiana di Difesa. Lo storico periodico specializzato in strategia militare  contiene anche una relazione sul Defense Tech di Tel Aviv da cui si può capire il vantaggio competitivo dell’industria israeliana fondato su una prova sul campo effettuata dagli stessi ricercatori ed esperti richiamati periodicamente quale forza di riserva militare nelle numerose zone di conflitto, da Gaza al Libano e all’Iran, dove il loro Paese è coinvolto.  Da tale “eccellenza” nascono poi le grandi commesse come quelle esistenti con la Germania che ha preso la rincorsa per conquistare, come annunciato dal cancelliere Merz, la leadership militare in Europa.

Il Cancelliere federale tedesco Friedrich Merz con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
ANSA EPA/OLIVIER HOSLET

Il mondo va così, come si dice. Ma è un destino segnato davanti al quale possiamo alienarci con qualche predica consolatoria sulla pace?

Torino tornerà ad essere la città delle armi?  Lo fu al tempo del primo conflitto mondiale, quando un’intera generazione precipitò nel mattatoio dell’ “inutile strage”, e ancor di più con il sostegno della Fiat e del grande capitale allo sforzo bellico richiesto dal regime fascista per prepararsi alla seconda guerra mondiale combattuta al fianco dei nazisti e dell’impero giapponese.

Il falso realismo

Repole ha rotto il tabù davanti a quello che papa Leone chiama “il falso realismo della guerra”, per sollecitare una proposta alternativa da parte della società intera.

Ma la risposta tarda ad arrivare e prendere forma.  Anche le persone di buona volontà, amanti della pace, sono infatti smarrite e incerte come tanta parte della popolazione davanti ad uno scenario mondiale sempre più instabile e incerto. Nel frattempo proprio a Torino il 9 ottobre è avvenuta in pompa magna l’apertura della sede italiana della società  Edgewind, una joint venture internazionale creata con la missione di  progettare e sviluppare il “Global Combat Air Programme” (GCAP), cioè un sistema complesso definito in sintesi il cacciabombardiere di sesta generazione. Un progetto condiviso finora da  Leonardo, BAE Systems e Mitsubishi Heavy Industries anche se molti altri attori industriali di diversi Paesi sono in lista di attesa per entrare a farne parte, come ad esempio l’Arabia Saudita che porterebbe in dote grandi capacità finanziarie.

La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni (e la prima Ministra giapponese Sanae Takaichi, Roma giugno 2026 ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

La concorrenza armata

Resta da capire come sia possibile prospettare l’idea di una Difesa comune europea per poi osservare la concorrenza del Gcap (che vede assieme finora Italia, Regno Unito e Giappone) con il Future Combat Air System (o SCAF) cioè con il progetto franco tedesco ormai fallito a giugno 2026 ma di certo pronto a riprendere vita in altra maniera viste le ambizioni di Germania e Francia.

Senza dimenticare poi, soprattutto, gli Stati Uniti che detengono il primato assoluto nel campo degli armamenti e hanno ragioni per imporre il predominio del loro progetto Next Generation Air Dominance (NGAD o caccia F47) affidato alla Boeing.

A chi conviene che vengano spesi cifre immense in progetti che si fanno la concorrenza tra Paesi formalmente alleati tra loro? Il presidente Eisenhower era convinto, da ex comandante in capo delle forze alleate in Europa, della necessità di avere buone armi, ma nel 1961 denunciò il potere pervasivo del complesso di potere militare e industriale invocando come argine l’opposizione di un’opinione pubblica e consapevole.

L’enorme massa di denaro attratto dalla corsa agli armamenti finisce inevitabilmente per sottrarre risorse ad altre voci dei bilanci pubblici, come sanità e istruzione.

Un vento gelido

Sembrano discorsi lontani dalla vita ordinaria della “gente”, in particolare in una città come Alba conosciuta per l’eccellenza internazionale della Ferrero e dei suoi vini e  preziosi tartufi che attirano turisti abbienti dalla vicina Francia e dal nord Europa.

Ma, come si sa, il vento gelido della guerra che soffia in Europa è capace di spazzare via ogni certezza. Alba è, poi, la terra di Beppe Fenoglio, cioè di una narrazione cruda e antiretorica della Resistenza come ragione esistenziale di opposizione al male che spezza le vite e ogni legame.

Ecco perché la pastorale sociale della diocesi, diretta da don Giovanni Manzone, noto esperto di Dottrina sociale cristiana, ha promosso un incontro pubblico per offrire in prima battuta, con la professoressa Germana Tappero Merlo uno sguardo sulla realtà geopolitica dei conflitti in corso segnati dal caos rappresentato dalla figura inquietante di Trump che l’esperta ha definito, in un suo recente libro, “Il Messia armato”. Alberto Chiara, giornalista di grande esperienza maturata nella redazione d’avanguardia di Famiglia cristiana, ha illustrato i punti salienti della recente nota pastorale della Cei sull’educazione alla pace disarmata e disarmante. Parliamo di un testo molto chiaro che invita al ripudio della guerra e all’obiezione di coscienza anche della produzione bellica, ad investire nella finanza libera da ogni compromissione con il mercato delle armi e delle fonti fossili.

A partire da queste premesse si è cercato di affrontare il nodo della pace a partire dalle scelte economiche.

È intervenuto l’ambasciatore Stefano Pontecorvo che ha ricoperto per tre anni, dal 2023 al maggio 2026, la carica di presidente di Leonardo su nomina del governo Meloni. L’ex Finmeccanica è infatti sotto controllo del ministero dell’Economia che detiene il 30,2 % del capitale.

Foto 2023, da destra Stefano Pontecorvo allora presidente di Leonardo , Roberto Cingolani allora amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo e Adolfo Urso Ministro delle Imprese e del Made in Italy
ANSA

Pontecorvo ha ricoperto ruoli molto importanti in campo diplomatico in diversi Paesi, tra cui la Russia, di cui conosce molto bene la lingua, e da ultimo il Pakistan e l’Afghanistan come rappresentante Nato, in tale veste ha dovuto gestire la situazione caotica che si è venuta a creare nel 2021 con l’applicazione degli accordi definiti da Trump e poi realizzati da Biden con l’evacuazione frettolosa della presenza occidentale dopo 20 anni di guerra e la riconsegna del Paese nelle mani dei Talebani. Insomma, un esempio di servitore dello Stato che la diplomazia italiana continua ad offrire e che quindi nel caso di Leonardo è stato attento a perseguire la mission aziendale.

Cosa deve costruire Leonardo?

Leonardo è un grande patrimonio pubblico per competenze e realtà tecnologica. Fa parte di quelle società rilevanti, come Eni e Fincantieri, dove una forte presenza pubblica permette di poter parlare di politica industriale cioè di cosa, dove, come e per chi produrre.

La vera questione in gioco riguarda perciò la governance di Leonardo e cioè la definizione delle priorità degli obiettivi da perseguire con target e risultati da rendicontare.

Nell’intenso dibattito che si è svolto tra Pontecorvo con chi scrive queste note e Gianni Alioti di The Weapon Watch, esperto di politiche industriali e riconversione, a lungo responsabile dell’ufficio internazionale della Fim Cisl, è emerso il nodo della scelta strategica operata politicamente in maniera trasversale negli ultimi 30 anni della progressiva concentrazione e sviluppo delle attività di Finmeccanica ora Leonardo nel settore della Difesa.

Ha moderato il confronto Alessandro Svaluto Ferro cioè il direttore della pastorale sociale della diocesi di Torino che, assieme, al responsabile regionale Gaetano Quadrelli, ha avviato un processo di approfondimento aperto alle forze sociali e culturali per prendere sul serio l’invito del cardinale Repole.

Si tratta di recuperare anni di formazione mancata contro l’assuefazione verso un’informazione prevalente che, ad esempio, non pone attenzione al fatto che dal 13 ottobre è iniziata in Italia “Steadfast Noon“, una grande esercitazione militare della Nato che si protrarrà fino al 20 ottobre con la finalità di addestrare i piloti dell’Alleanza a scenari di attacco nucleare simulato. Anche a livello parlamentare sono sconosciuti i termini della dottrina nucleare della Nato che impone al nostro Paese di non aderire al Trattato di abolizione delle armi nucleari siglato all’Onu nel 2017, mentre decine di bombe nucleari statunitensi sono presenti nelle basi militari di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone).

Caccia F35 italiani in volo sopra l’islanda impiegati nell’operazione NATO Northern Lightning, Keflavik (ISL) 10 Ottobre 2019. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Prepararsi alla guerra

Di quanto è emerso dal dibattito del 12 ottobre ad Alba parleremo in un successivo articolo, anche con riferimento alla marcia della pace di fine anno organizzata dalla Cei con diverse associazioni e movimenti che si svolgerà a Cuneo per confrontarsi sulle scelte urgenti da compiere in un mondo che sembra destinato alla guerra.

Mentre, infatti, in Italia si cerca di dare spazio alla Nota sulla pace disarmata e disarmante, la chiesa cattolica tedesca assieme alle confessioni evangeliche hanno emanato note pratiche circa la gestione concreta dell’emergenza in caso di guerra con tanto di previsione dell’assistenza religiosa delle salme dei soldati e civili destinati a perire. In Germania è molto acceso il dibattito sulle conseguenze dell’applicazione dell’articolo 5 del Trattato della Nato che prevede il coinvolgimento del Paese all’avverarsi del casus belli. Una grande campagna pubblica per l’arruolamento volontario dei giovani nell’Esercito sta però riscontrando una forte opposizione con manifestazioni spontanee di protesta e un grande evento in preparazione per il 20 novembre.

Il tempo si è fatto breve

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