«Non si vede la fine!», sento esclamare da una bambina in braccio alla mamma durante il corteo di Roma che dal Colosseo ha percorso il centro storico fino ad arrivare a piazzale Aldo Moro, davanti all’Università La Sapienza. Effettivamente, nonostante il meteo incerto, sono state centinaia di migliaia le persone, soprattutto studenti, che hanno voluto sfilare, ancora una volta, in Italia e in tutta Europa, per continuare a chiedere lo sblocco degli aiuti alla popolazione della Striscia di Gaza e quindi il ritiro dell’esercito di occupazione dai territori palestinesi.
Migliaia di persone invocano la fine del genocidio nei giorni che ricordano l’inizio della rivalsa da parte del governo di Israele all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Un genocidio che continua anche dopo il “cessate il fuoco”, sia perché nell’ultimo anno gli attacchi aerei e le sparatorie delle forze militari israeliane hanno ucciso altri 1400 palestinesi tra cui 327 bambini, sia per le condizioni di vita in cui vessano i palestinesi in edifici danneggiati e pericolanti o nelle tende con tutto quello che comporta.
In questi stessi giorni è stato anche assegnato il premio Nobel per la pace a Navanethem “Navi” Pillay, che, fino a poco tempo fa, ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e «ha svolto un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio vengano perseguiti», come recita l’incipit dell’annuncio del Comitato norvegese. Una ulteriore conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che le attuali restrizioni subite dai palestinesi perpetuano il crimine di genocidio da parte del governo israeliano, a cui da tempo assistiamo “in streaming”.
Il presidente Trump e il presidente Netanyahu non hanno reagito positivamente all’assegnazione di questo Nobel per la pace, anzi. Durante un comizio a Syracuse, nello Stato di New York, Trump ha attaccato la Norvegia dicendo che «gli Usa, rappresentati da me, avrebbero dovuto ricevere il premio Nobel per la pace, ma non l’hanno ricevuto. E questa è una macchia indelebile sulla Norvegia e su quelle persone che hanno preso una decisione così vergognosa e imbarazzante». Invece Netanyahu ha affermato che «il Comitato ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels (braccio destro di Hitler, ndr) sta certamente applaudendo dall’inferno».
Gli studenti in marcia
I fantocci di Trump e Netanyahu, che avevano aperto e guidato la sfilata a Torino, sono stati bruciati alla fine della manifestazione in piazza Vittorio Veneto, dopo aver subito simbolicamente un “processo popolare” a suon di pomodori marci, calci e pugni. Quella di Torino, delle circa 50 manifestazioni organizzate il 10 ottobre, è stata l’unica a registrare inizialmente uno scontro con le forze dell’ordine. A quanto pare, il prefetto voleva impedire l’accesso a piazza Castello, luogo del raduno del corteo, a causa delle misure straordinarie per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza. Era stato infatti intercettato e cercato di trattenere un furgone del centro sociale Askatasuna dotato di impianto audio, non conforme alle direttive concordate. Quindi è stato forzato il blocco e il corteo ha preso finalmente inizio.
In tutta Italia, le migliaia di giovani che hanno percorso le strade dei centri storici hanno manifestato pacificamente accompagnati dalle principali realtà palestinesi in Italia (tra cui il Movimento Studenti Palestinesi, i Giovani Palestinesi d’Italia e l’Unione Democratica Arabo-Palestinese) e da centinaia di collettivi studenteschi, sigle sindacali e associazioni.
A Napoli c’era anche Greta Thunberg per il corteo in solidarietà con la popolazione di Gaza, nonostante la pioggia. L’attivista svedese ha raggiunto i manifestanti nell’area intorno alla stazione ferroviaria, percorrendo insieme a loro la piazza e intrattenendosi brevemente con alcune delle persone presenti. Il giorno dopo con la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha partecipato alla presentazione dell’ultima installazione di “Liberi”, dove un’edicola dismessa è stata riadattata a uno spazio di dialogo e confronto sull’attualità, in particolare questa volta il tema era l’inquinamento ambientale, con particolare attenzione alla situazione di Bagnoli e alla mancata restituzione del litorale alla cittadinanza.
