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Cultura > Teatro e danza

Da Bach a Stravinsky con la danza di Emanuel Gat

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Tre creazioni del coreografo franco-israeliano, col titolo “Bach to Sacre”, chiudono la 44° edizione di Oriente Occidente Dance Festival di Rovereto

Emanuel Gat Dance (ph Julia Gat)

In chiusura della 44° edizione di Oriente Occidente Dance Festival di Rovereto, è stato un vero piacere poter rivedere a distanza di anni dal suo debutto (2004), Sacre, l’originalissima versione in salsa style (la danza caraibica di origine cubana) del coreografo israeliano Emanuel Gat, della celebre partitura di Igor Stravinsky La Sagra della primavera. Accanto a Sacre, anche Silent Ballet, un altro cult del repertorio di Gat, e una novità, Bach, racchiusi nel titolo della serata Bach to Sacre (coproduzione Oriente Occidente).

Le sacre du Printemps – Bach to Sacre (Ph.Monia Pavoni)

Residente, dal 2007, a Istres nel sud della Francia alla guida della compagnia che porta il suo nome, Gat è un grande conoscitore della musica (dopo essersi formato alla Rubin Academy of Music il suo sogno era diventare direttore d’orchestra). Numerose le sue opere coreografiche nate su celebri composizioni musicali, classiche, pop o contemporanee (l’ultima, Five Days in the Sun, è sulla Quinta Sinfonia di Gustav Mahler. Tra queste non poteva mancare la partitura stravinskiana.

Bach to Sacre (Ph.Monia Pavoni)

Nelle mani di Gat, il tema del rito pagano sacrificale si trasforma in una coreografia che vede tre donne e due uomini impegnati in un ballo di coppie con scambio di partner, lasciando sempre, a turno, una donna ballare da sola. Le movenze di ballo latino, contaminate dal vocabolario contemporaneo, si svolgono sopra e intorno ad un tappeto rettangolare illuminato da una luce rossa. Lo spazio ristretto costringe ad un contatto continuo tra i corpi, salvo poi separarsi e allargarsi sul restante palcoscenico vuoto. Qui, modificando con altri movimenti il rito fluido e sensuale della salsa e dello swing, il gruppo si disperde. La trama gestuale si sviluppa tra brevi soste per guardarsi nella danza del singolo, rincorrersi, rientrare nel tappeto, plasmare altri intrecci tra di loro i cui movimenti, nel frattempo, si sono aperti ad altre posture e sequenze: come il fronteggiarsi tra i due uomini quasi in lotta, l’accovacciarsi e stendersi tutti a terra, rialzarsi e riprendere a ballare fino a quando rimane solo una donna in scena mentre si allontana. Ecco l’atto sacrificale: la solitudine.

Bach to Sacre (Ph.Monia Pavoni)

Ipnotico e spiazzante, Sacre è uno spettacolo che si vorrebbe vedere e rivedere. Silent Ballet, lo esprime lo stesso titolo: una coreografia danzata nel più assoluto silenzio. Sul palcoscenico vuoto brillano le dinamiche di 7 danzatori i cui movimenti astratti, il suono dei loro passi, dei respiri, del mormorio dei corpi, generano quella musica interiore che li plasma e li unisce. La danza è un continuo fluire raggruppandosi, disperdendosi, placandosi in improvvise soste, osservare assoli, comporre file, gruppi, sequenze all’unisono, transizioni e ripetizioni, tra gesti nervosi, sferzanti, ondeggiamenti e accelerazioni.

Una prima assoluta il duetto Bach, pezzo d’apertura del trittico, danzato dagli splendidi Emma Bogerd e Noah Oost, un piccolo gioiello coreografico costruito sulla celebre Chaccone, Partita n.2 in D minor, e sull’Adagio, Sonata n.3 del compositore tedesco (brani tratti da un’incisione del 1986 del violinista Itzhak Perlman). Vestiti di un costume rosso che li copre appena, e con l’aggiunta successiva di un baroccheggiante gonnellino che scende dal petto, i due interpreti gemmano continui gesti musicali anche nel loro reciproco guardarsi, compiacersi del movimento dell’altro, riprenderlo e tessere un dialogo di braccia, gambe e posture minimali, dapprima sfiorandosi, poi intrecciandosi, infine formando un unico corpo. Lei prende lui su di sé sollevandolo in avanti sul suo petto, ed escono di scena.

“Bach to Sacre”, aprirà la stagione di Orbita|Spellbound il 15 gennaio 2027 al Teatro Palladium di Roma.

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