Ogni anno, il 5 ottobre, ricorre la Giornata internazionale degli insegnanti istituita nel 1994 dall’Unesco e dall’Organizzazione internazionale del lavoro. La data ricorda il 5 ottobre 1966, quando venne redatta a Parigi la Raccomandazione concernente lo Status dei Docenti (Recommendation concerning the Status of Teachers), di cui oggi si celebra il 60º anniversario. Essa costituisce una sorta di Carta degli insegnanti di tutto il mondo in cui vengono sottolineate e specificate «la considerazione o il prestigio loro accordati, come dimostrato dal livello di apprezzamento dell’importanza della loro funzione e della loro competenza nello svolgerla, sia le condizioni di lavoro, la retribuzione e gli altri benefici materiali loro accordati rispetto ad altri gruppi professionali».
Per l’occasione oggi il ministro Valditara ha incontra una delegazione di 30 insegnanti lombardi e il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) in prefettura. A margine dell’incontro ha voluto sottolineare «quella che è probabilmente la parola più bella che ha caratterizzato nella storia l’insegnante, cioè il maestro, che deriva da magister, “colui che ne sa di più”. E allora dobbiamo riconoscere l’autorevolezza degli insegnanti, di coloro che sono una guida culturale ma anche morale per i nostri figli e svolgono il lavoro più bello del mondo, cioè il lavoro di costruire un futuro per i giovani». Con un post sui social ha mandato «Un ringraziamento di cuore per tutto ciò che fate per i nostri giovani». Ma i commenti su Facebook non sono molto lusinghieri e incalzano il ministro dell’Istruzione sugli stipendi non adeguati alla media europea, sui colleghi precari sempre in ansia per una convocazione o una nomina, sui diritti del personale ata…
È di pochi giorni fa l’ultimo rapporto dell’Ocse Education at a Glance 2026, secondo cui «in Italia gli insegnanti guadagnano molto meno rispetto ad altri lavoratori in possesso di un titolo di studio universitario. Quelli della scuola dell’infanzia il 36% in meno e quelli della secondaria di primo grado il 33%». Lo scorso 3 ottobre è stato invece organizzato davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito a viale Trastevere a Roma, e in contemporanea in altre città, un flash mob di docenti e personale Ata per chiedere «adeguamento degli stipendi, difesa della Carta del docente, riconoscimento del lavoro aggiuntivo e delle uscite didattiche, buoni pasto. Lo slogan è: “Basta col lamento, comincia il movimento!”».
D’altra parte l’Italia risulta essere il terzultimo Paese in Europa per spesa in istruzione sul Pil. Nel 2023 è stata pari al 3,6% del Pil, inferiore alla media Ocse, che è del 4,2%. Quelli che destinano più fondi all’istruzione sono Svezia, Danimarca, Belgio, Finlandia, Islanda, Norvegia e Israele con oltre il 5% del Pil alla scuola. In Italia si premiano e incentivano gli insegnanti a suon di bonus, come la Carta del docente, anche per i supplenti, da richiedere sull’apposita piattaforma, per acquistare:
- libri, riviste, pubblicazioni e testi, anche in formato digitale;
- corsi di formazione e aggiornamento professionale, purché presso enti accreditati o qualificati;
- iniziative culturali quali ingressi a musei, mostre, spettacoli teatrali, concerti e cinema;
- servizi di trasporto per le persone, come biglietti e abbonamenti dei mezzi pubblici;
- strumenti musicali;
- hardware e software.
Poi ci sono la convenzione NoiPa, che consente di richiedere liquidità extra, con condizioni agevolate, e gli sconti tramite la Piattaforma Welfare del MIM su:
- Trasporti: Riduzioni su Trenitalia, Italo e ITA Airways.
- Spesa e beni: Sconti su GDO (Coop, Carrefour), abbigliamento, elettronica, elettrodomestici e occhiali da vista (fino al 30%).
- Servizi: Assicurazioni sanitarie, pacchetti vacanza e centri estivi.
Per molti sono supporti che distraggono dal problema prioritario, l’aumento del costo della vita e il reale calo del potere d’acquisto, soprattutto pensando che riguardano professionisti che segnano e motivano alla vita e alla cultura tutte le generazioni a venire.
