È un giorno di festa a Loppiano (FI). Il focolare di Casa Agape si riempie di persone: focolarine, focolarini e familiari arrivano l’uno dopo l’altro per festeggiare i 101 anni di Violetta Sartori, fra le prime ad aver seguito il carisma dell’unità che, con Chiara Lubich, fondatrice dell’Opera di Maria, vedeva i suoi albori nei primi anni ’40, in una Trento martoriata dalla Seconda guerra mondiale.
Fiori, saluti e sorrisi vengono dati in dono prima di iniziare la celebrazione eucaristica, in cui si ringrazia per la vita di Violetta. C’è commozione e gratitudine, ci sono i canti e i ricordi: «Grazie a lei sono nate tante vocazioni», «Se io sono cui è grazie a lei», commentano alcuni dei presenti.
La guerra e l’incontro con Chiara Lubich
Nata a Rovereto nel 1925, prima di 5 figlie, Viola, da tutti conosciuta come Violetta, ha 20 anni quando conosce l’ideale dell’unità. Il conflitto bellico aveva messo a dura prova la popolazione, costretta a rifugiarsi dai bombardamenti e a tentare di sopravvivere con le scarse risorse rimaste a disposizione. Lì impara ad apprezzare l’essenziale. «La guerra infuriava, si cercava come tutti di trovare un posto il più sicuro possibile. Abbiamo lasciato il nostro quartiere e siamo andati ad abitare nel centro città, in una casa antica, facendo altre amicizie». Così aveva scritto una volta, quando la vista ancora glielo permetteva, parlando di sé e del suo papà, con cui lavorava in ufficio occupandosi delle fatture, al tempo stesso che faceva la commessa in un negozio per mantenere la famiglia. Nel frattempo, la mamma e le sorelle trovano riparo a Molveno, nelle montagne. Poi il pericolo passa e i Sartori si ritrovano nuovamente insieme.
La guerra è appena finita e Violetta viene invitata tramite una donna dai frati francescani per partecipare ad un incontro con un gruppo di giovani di Trento che cercano di vivere secondo il Vangelo. Da quel momento rimane folgorata dalla vivacità con cui quelle ragazze parlano della loro spiritualità.
Guardo Violetta, seduta sulla sua sedia a rotelle mentre mi racconta con dettaglio e lucidità quello che 80 anni fa è stato un prima e un dopo nella sua vita. Riprendiamo alcune lettere scritte da lei in passato che riportano il suo primo incontro con Chiara Lubich e le leggiamo ad alta voce:
«Lei parlava e il suo dire entrava direttamente nel cuore, nell’anima. Non so spiegarlo, perché lei non parlava di un Vangelo nuovo, io conoscevo tutto perché venivo da una famiglia cristiana. Eppure, per me era tutto nuovo, luminoso, forte, da farmi sentire unicamente davanti a Dio nel più profondo incontro. Ed è stato breve, ma ha molto scavato nella mia anima. Ha spazzato via le vanità e me stessa, il modo di vedere la religione vissuta fino a quel momento, piuttosto tutta basata sul negativo. Adesso mi faceva respirare un’aria nuova nell’amore e nel positivo».
«Com’è stato quel momento?», le chiedo. Allora attingiamo sempre dai suoi scritti e continuiamo a scavare nel profondo della sua anima:
«Quando ci penso, sento in me la commozione, una grande riconoscenza a Gesù, che via via si è sempre manifestato ed ha cambiato non solo me, ma anche tutta la mia famiglia».
Mi racconta che all’inizio non era capita a casa sua, ma pian piano anche i suoi genitori e le sue sorelle sono stati toccati da questo Ideale.
La consacrazione della sua vita a Dio

Violetta Sartori (in centro), insieme alla sorella Franca e ad altre focolarine nel giorno del suo 101esimo compleanno. Loppiano, 3 ottobre 2026. Foto: Candela Copparoni
Infatti, è sua sorella Dina (comunemente conosciuta come Marita) la prima a decidere di lasciare tutto e seguire la strada delle ragazze di Trento, consacrando la sua vita a Dio. Un anno dopo la raggiunge anche Violetta, entrando a far parte del primo focolare di Rovereto. «Me lo ricordo ancora – mi dice –. A un certo punto, nella chiesa dei frati francescani, ho sentito forte dentro di me che Dio mi chiamava a donarmi tutta a Lui come focolarina. È stato il momento della mia vita in cui ho sentito più forte la Sua presenza. Ho lasciato la famiglia, il lavoro, tutto…, e sono entrata vicino a Chiara». Più tardi, anche Maria Grazia segue i passi delle sorelle maggiori.
A contatto con Chiara, dice Violetta, «sentivo che mi dava costantemente Dio. Questa era la cosa più bella». Dentro di sé sentiva la gioia di essere cristiana e, avendo riscoperto la Parola del Vangelo, inizia da subito a fare apostolato.
Il viaggio in Brasile
Dopo vari anni in Italia, parte per una delle prime missioni oltreoceano. Con altri 7 focolarini, Violetta si trasferisce in Brasile con l’obiettivo di diffondere il carisma dell’unità, radicato su uno stile di vita evangelico. Di quel viaggio, Violetta ricorda con umorismo questo episodio: «Ho passato tutta la notte a studiare portoghese, quasi non ho dormito! Quando siamo arrivati, una delle persone che ci ascoltava si è avvicinata e mi ha detto: “Ho capito tutto il suo italiano”». Lo sforzo lì per lì sembrava essere stato vano.
Era il 5 novembre 1959 quando sono sbarcati a Recife. Lì hanno stabilito il primo focolare, per poi aprirne altri a San Paolo e perfino nell’Amazzonia! Infatti, ancora oggi sono attivi i focolari amazzonici di Óbidos e Juruti. Il loro lavoro consisteva nell’offrire aiuti materiali agli abitanti locali segnati da una condizione di vita di forte degrado, povertà e disuguaglianze, e con esso un supporto spirituale che li reggesse e gli permettesse di andare avanti. La comunità cresceva sempre di più e nascevano tante vocazioni.
La missione in Africa
Violetta rimane in Brasile per 24 anni, dopodiché inizia per lei una nuova tappa. Un nuovo Paese, un nuovo continente, un’altra cultura la attendono. Arriva in Kenya, e inizia anche lì a spargere la comunità dei Focolari e il carisma dell’unità. Dopo qualche anno, nasce la Mariapoli Piero, un punto di incontro, dialogo e formazione vicino a Nairobi.
Dal Kenya, Violetta si trasferisce in Sudafrica, e lì ancora una volta è tutto diverso. Trova difficile diffondere l’Ideale dovuto alle radicate antipatie e inimicizie che i vari popoli del Paese coltivavano fra di loro, conseguenza di un marcato razzismo. Davanti ai numerosi conflitti, la focolarina vive intensamente il rapporto con Gesù Abbandonato, cioè solo di fronte alla morte nella più grande sofferenza. «Ogni dolore si abbraccia e si supera, perché è simile a quello di Gesù sulla croce – afferma –. Questo è il tesoro, il segreto del nostro andare avanti».
Nel 2002 arriva per lei un’ulteriore missione africana: l’Angola. Ricorda come se fosse oggi la fondazione a Luanda del Centro Mariapoli “O Ressuscitado”: «Siamo andate a cercare la terra con alcune focolarine e ne abbiamo trovato una bellissima, in alto, da cui si vedeva il mare. Abbiamo subito messo una medaglietta per terra e abbiamo detto: “Questa è la terra del Centro Mariapoli”. Ma dopo, di ritorno, mi sono accorta che la strada aveva tante curve ed era pericolosa per portarvi tutte le persone a cui si voleva invitare a conoscere l’Ideale. Ho trovato un’altra terra, non così grande, ma abbastanza, e lì subito abbiamo cominciato a costruire».
Violetta era ad Angola quando è giunta la notizia della morte di Chiara Lubich, ricevuta con tanto dolore ma anche tanta gratitudine per quanto Dio aveva operato attraverso di lei. «La vita di Chiara è stata tutta e sempre straordinaria nella normalità della vita umana – continuiamo a leggere fra le lettere di Violetta –. Ci sono state certamente tante grazie per il grande carisma che ha ricevuto Chiara per l’umanità intera».

Celebrazione eucaristica in occasione del 101esimo compleanno di Violetta Sartori. Loppiano, 3 ottobre 2026. Foto: Candela Copparoni
Il rientro in Italia
Poco dopo, trascorsi 50 anni all’estero, Violetta ritorna in Italia, a Loppiano, la cittadella internazionale del Movimento dei Focolari. E qui comincia il suo attuale “lavoro”: «Le mie giornate sono piene di preghiere, da quando mi sveglio la mattina. Prego un rosario dietro l’altro, tutto il giorno… Tutto riempio col rosario». Lamenta non avere più forze per trasmettere con energia l’Ideale, ma chi vive con lei le fa notare che anche con la sua testimonianza di vita fa apostolato. Come l’ultima volta che i giovani sono andati a trovarla e hanno espresso la loro allegria nel vedere, guardando lei, che si può essere felici fino alla fine.

Benedizione di papa Leone XIV per Violetta Sartori nel giorno del suo 100esimo compleanno. Foto: Candela Copparoni
Violetta Sartori ha anche accolto la stima e l’affetto dei pontefici: prima ha salutato papa Giovanni Paolo II, poi nel 2018 ha incontrato a Loppiano papa Francesco, mentre per il suo 100esimo compleanno ha ricevuto la benedizione di papa Leone XIV. Anche l’allora sindaco di Figline e Incisa Valdarno, Valerio Pianigiani, e il vescovo di Fiesole, Stefano Manetti, si erano presentati per farle gli auguri personalmente.
Oggi, un anno dopo, il clima è più intimo, ma ugualmente gioioso. Tutti attorno a lei celebrano con semplicità e riconoscenza la sua vita. Violetta sembra fiera e colma di gratitudine per il regalo dei suoi 101 anni.
Un messaggio dal cuore
Dopo aver parlato a lungo sulle missioni in Sudamerica e in Africa, le chiedo: «Ce l’hai un posto del cuore?». «Cerco di amare Dio con tutto il cuore, la mente, le forze, ogni istante della mia vita – mi risponde –. Questo è quello che più mi sta a cuore, per non perdere tempo. Penso che questa sia la cosa più grande: amare Dio con tutta l’anima e amare ogni prossimo che ci passa vicino».

