Anche 41 studenti per classe, alcuni senza sedie né banchi, costretti a sedersi per terra per ore. Lezioni fino alle 20, ragazzi costretti a cambiare più volte classe in pochi giorni, aule irraggiungibili per i disabili… Il ritorno a scuola, nel liceo Theodore-Monod di Le Rheu (Ille-et-Vilaine), a tre ore da Parigi, era stato definito “infernale”. I primi a protestare, il 3 settembre, erano stati i docenti, che avevano denunciato la disorganizzazione regnante. Poi, il 7 settembre i ragazzi avevano bloccato le lezioni. Il giorno seguente era scattato lo sciopero, al quale aveva aderito anche parte degli insegnanti e del personale amministrativo. La situazione, raccontano i quotidiani 20minutes e Ouest France, si era poi risolta, ma quella protesta è stata la miccia che ha portato alla mobilitazione degli studenti in tutta la Francia. A loro si sono uniti gli universitari, gli insegnanti e i lavoratori pubblici, che il 29 settembre hanno manifestato in oltre 300 mila. Non sono mancati episodi eclatanti, come gli scontri tra poliziotti e pompieri, con questi ultimi che si sono opposti alle cariche degli agenti con gli idranti. E ci sono stati gli agricoltori, che hanno riversato il letame sull’ingresso dell’Ufficio delle imposte.

Protesta dei pompieri e dei lavoratori pubblici in Francia, Ansa EPA/GUILLAUME HORCAJUELO
Sono purtroppo state archiviate in tutta fretta le immagini di una Parigi allegra e colorata, straripante di fedeli per accogliere papa Leone, venerdì e sabato scorsi. La Chiesa francese aveva fatto appello ai cattolici di tutto il Paese, che erano accorsi riempendo la capitale. Pochi giorni dopo, la devastazione. Un fatto è innegabile: il gusto per la rivoluzione sarà rimasto, e quando protestano i francesi fanno sul serio. Nel 2020, per esempio, lo sciopero dei dipendenti pubblici durò più di un mese. E se il comportamenti dei grandi diventa insegnamento per i giovani, è lecito aspettarsi che le manifestazioni studentesche (e dei lavoratori) contro la manovra del governo Lecornu siano destinate a durare fino ad un accordo risolutivo. Finora, i tentativi di conciliazione del governo non sono bastati: la mobilitazione continua.
Nessun preside cosparso di benzina
Innanzi tutto, smontiamo una fake news: nessun preside è stato ricoperto di benzina. A diffondere la bufala ha contribuito anche il ministro dell’Educazione Édouard Geffray in un post sui social. Il ministro aveva ripreso un comunicato della Regione del Sud-PACA (Provenza, Alpi e Costa Azzurra) che parlava di studenti che avevano cosparso di benzina il preside del liceo Victor Hugo a Marsiglia. A smentire la notizia hanno successivamente provveduto la Prefettura delle Bocche del Rodano e il Rettorato (simile al nostro Ufficio scolastico regionale). In pratica, è stato spiegato, il preside e alcuni collaboratori sono stati raggiunti involontariamente dagli schizzi della benzina che alcuni ragazzi versavano su dei cassonetti. Un atto illegale e inammissibile, ma ben diverso da un tentativo di omicidio. Il quotidiano Liberation riporta la comunicazione del Rettorato a CheckNews: «I membri dello staff non sono stati spruzzati, sono stati inavvertitamente schizzati da un giovane che aveva una bottiglia in mano ed era un po’ spintonato». Dire “spruzzato”, sottolineano dal rettorato, «significherebbe che era un atto volontario, quando non lo era. Le parole sono importanti».

Protesta degli studenti in Francia, Ansa, EPA/Firas Abdullah
I motivi della protesta di studenti e docenti
La protesta nel liceo Theodore-Monod si era diffusa attraverso i social e da lì è partita, seppur gradualmente, la mobilitazione, diventata nazionale il 17 settembre, quando prima i docenti e poi gli studenti hanno scioperato nel liceo Saint-Exupéry di Créteil, alla periferia sud-est di Parigi, per la mancanza di insegnanti e di fondi. Sotto accusa anche i tirocini obbligatori che gli studenti devono fare, in aziende trovate dai genitori, attraverso le loro conoscenze. Per gli studenti che non riescono a trovare gli stage, lo Stato propone tirocini in altri Ministeri, ma sono molti quelli che restano “parcheggiati” a scuola a seguire conferenze o a fare orientamento digitale. Gli studenti ritengono questi tirocini discriminatori: i ragazzi ricchi fanno esperienze che li aiutano per l’università, i poveri magari fanno le fotocopie nel negozio sotto casa. E non sono mancati tragici incidenti mortali.
In una settimana, dunque, è divampata la protesta, che ha coinvolto centinaia di scuole superiori. Guardando i video degli studenti, si comprendono le ragioni: grossi ratti li precedono nei corridoi, in alcuni bagni manca il soffitto e ci sono crolli di intonaco. In oltre il 70% delle scuole medie e superiori c’è l’amianto. Se in alcune aule si punta il dito sul muro esce l’acqua, a causa delle infiltrazioni. E poi mancano i docenti e questo ha portato a classi con una quarantina di studenti, privi di banchi e di sedie. Naturalmente, i bagni sono impraticabili poi ci sono le mense: costi troppo alti e poca igiene, con ratti e scarafaggi che scorrazzano. Inoltre, il governo voleva far pagare i BTS, corsi professionali al momento gratuiti. Questi corsi sono frequentati dagli studenti più poveri per imparare un lavoro: da qui il divampare delle proteste nelle banlieue e nelle periferie.

Protesta dei pompieri in Francia, Ansa, EPA/Firas Abdullah
Le accuse a La France Insoumise
La protesta è stata perlopiù pacifica. I docenti hanno spesso manifestato con gli studenti, formando anche delle catene umane per separare i loro ragazzi dalle forze dell’ordine, come i docenti del liceo Paul Éluard di Saint Denis. In questo Comune della periferia Nord di Parigi ha fatto scalpore il sostegno dato dal sindaco Bally Bagayoko agli studenti. Esponente del partito di sinistra La France insoumise (LFI) guidato da Jean-Luc Mélenchon, il sindaco ha affermato che le richieste degli studenti erano legittime, in quanto nei quartieri popolari, più svantaggiati, arrivano meno fondi per l’istruzione rispetto a quelli ricchi. La presenza del sindaco vicino agli studenti, mentre bruciavano dei cassonetti, ha scatenato le proteste del governo contro LFI, accusata di fomentare le rivolte. Questo anche perché, a livello generale, il partito ritiene che le richieste degli studenti siano giuste. Comunque, tornando a Saint Denis, il prefetto ha denunciato il sindaco, che si è difeso spiegando che voleva solo proteggere gli studenti e mediare tra loro e le forze dell’ordine.

Protesta degli studenti in Francia, Ansa, EPA/Firas Abdullah
I danni delle proteste
Il bilancio delle proteste è, al momento, pesantissimo: hanno subito danni oltre 100 scuole, con qualche tentativo di incendio. Circa 400 scuole hanno avviato la didattica a distanza, ci sono stati feriti tra dipendenti scolastici, studenti e forze dell’ordine, e blocchi stradali. Circa 5 mila gli studenti fermati. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha affermato che vuole far pagare i danni alle famiglie. Fa poi discutere il caso di Belfort, tra Lione e Strasburgo. Venerdì un dirigente della polizia in borghese, con in mano un manganello telescopico, è stato picchiato da alcuni studenti vicino al liceo Gustave-Courbet. Secondo gli aggressori, che hanno diffuso i loro video sui social, poco prima l’uomo avrebbe fermato un loro compagno sul fiume, immergendogli la testa nell’acqua, senza farlo respirare. Il poliziotto è stato perciò buttato a terra e picchiato. Un atto gravissimo, per cui gli aggressori sono ora accusati di tentato omicidio.

Protesta dei pompieri in Francia, Ansa EPA/GUILLAUME HORCAJUELO
Pompieri contro poliziotti: la protesta dirompente dei lavoratori
I primi lavoratori pubblici a scioperare sono stati i pompieri. Li abbiamo visti in azione anche noi, quest’estate, per sedare gli incendi che hanno bruciato a lungo la Francia. Operazioni nelle quali sono morti 6 pompieri e quasi un centinaio sono rimasti feriti. Ebbene, i vigili del fuoco hanno avviato la mobilitazione nazionale l’8 settembre a causa della gravissima carenza di personale e mezzi. Chiedono inoltre il riconoscimento e la copertura delle malattie professionali (tumori e patologie respiratorie). Il 29 settembre i pompieri si sono uniti allo sciopero generale del pubblico impiego, dando vita a proteste spettacolari. A Tolosa si sono sdraiati sulla strada. A Parigi sono arrivati in 8 mila da tutto il Paese e non si sono fermati, nonostante venissero spintonati dai poliziotti. Poi, l’incredibile: agli agenti in tenuta antisommossa che usavano i lacrimogeni per impedire loro di raggiungere le sedi del governo, i pompieri hanno risposto con il getto degli idranti. Ha raggiunto livelli di provocazione molto alti anche la protesta degli agricoltori. A Guyancour, a una ventina di km a Sud dal centro di Parigi, alcuni contadini hanno riversato letame e scarti agricoli sull’ingresso dell’Ufficio delle imposte, per protestare contro l’inflazione e l’aumento dei carburanti. Il prossimo sciopero nazionale si svolgerà il 6 ottobre, quando parteciperanno anche i lavoratori del settore manifatturiero e quelli delle fabbriche.

Protesta dei pompieri in Francia, Ansa EPA/GUILLAUME HORCAJUELO
Le trattative del governo
Dopo il divampare delle proteste degli studenti, il ministro dell’Educazione ha annunciato che non avrebbero più fatto pagare i corsi professionali BTS. Ha poi incontrato i sindacati degli studenti, affermando che le loro richieste – dalle condizioni degli edifici alle mense, alle classi pollaio – sono legittime e devono essere ascoltate. Ha annunciato misure concrete e ha denunciato che la protesta è stata “chiaramente presa in ostaggio da gruppuscoli ultraviolenti” estranei al mondo scolastico, come testimoniato da molti docenti. Poi si è appellato ai genitori, affinché non facciano partecipare i figli alle manifestazioni, per la loro sicurezza.
Le violenze della polizia e gli appelli alla calma
In due casi, gli studenti hanno documentato con video l’utilizzo da parte delle forze dell’ordine della tecnica dello “strangolamento”, chiamata anche “chiave al collo”: quando si blocca il collo di una persona col braccio e la mano. La tecnica è vietata in Francia dal 2021, ma è stata usata nei confronti di una ragazzina di 14 anni e di una diciottenne. Ciò ha provocato interrogazioni e proteste anche da parte delle forze politiche. Numerosi gli appelli alla calma verso tutti. Oltre a quello del ministro, è diventato virale l’appello su TikTok di un giovane influencer, che ha lanciato un appello ai manifestanti ad essere intelligenti: «Avete sfasciato tutto, avete bruciato tutto. Ma chi è che pagherà? Lo Stato, cioè le tasse. E le tasse le pagano i vostri genitori. In questo modo state colpendo le vostre stesse famiglie. Siate solo intelligenti».
