Si chiamava Andrea Moretti aveva 22 anni ed è morto il 23 settembre mentre lavorava nel Colosseo, il monumento simbolo della gloria romana e della crudeltà delle sfide all’ultimo sangue nell’arena. E crudele è stata anche la sua morte: è caduto da un’altezza di dieci metri e nonostante i tentativi di soccorso, nessuno ha potuto aiutarlo.
Andrea amava i cavalli e la natura. Era di Crognaleto, in provincia di Teramo, Abruzzo. Ora la sua famiglia e l’intera comunità piangono la sua scomparsa. Andrea non era un numero, ma una persona, con i suoi affetti e la sua dignità.
Secondo gli investigatori, il giovane aveva indosso la regolare imbracatura di sicurezza, ma non era agganciata. Le indagini dovranno scoprire per quali motivi, per appurare le cause della sua morte.
A causa dell’incidente mortale, il ministro della Cultura, Alessandro Giulio, insieme alla direzione del Parco Archeologico del Colosseo, guidata da Simone Quilici, ha predisposto la chiusura dell’Anfiteatro Flavio, lasciando così gli ingressi chiusi ai numerosi turisti che sin dal mattino si erano affollati davanti al monumento. I biglietti saranno rimborsati automaticamente agli utenti alle biglietterie del Colosseo.
Anche i lavoratori si sono mobilitati, con un presidio davanti al movimento e lo sciopero proclamato dall’USB. I lavoratori presenti all’interno hanno invece lavorato con una fascia nera al braccio in segno di lutto.
Le cause del decesso di Andrea saranno accertate, ma la tragedia non cambia. E non solo perché era giovanissimo. Semplicemente, non si può morire di lavoro.
Eppure, accade ancora. Proprio nei giorni scorsi, l’Inail ha presentato in Parlamento la Relazione annuale relativa al 2025. «Nel 2025 le denunce di infortunio complessive sono state 600mila (+1,2% rispetto al 2024), di cui 519mila riguardanti lavoratori (l’80% in occasione di lavoro e il 20% in itinere, queste ultime in crescita del 2,4%) e 81mila relative agli studenti. Le denunce con esito mortale si sono attestate a 1.198 (1.189 per i lavoratori e nove per gli studenti), in calo del 3,3% rispetto alle 1.239 dell’anno precedente. I comparti manifatturiero, costruzioni, sanità, trasporti e commercio raccolgono oltre il 70% del totale delle denunce in occasione di lavoro della gestione Industria e servizi, con quasi il 60% dei decessi concentrato nelle costruzioni, nel manifatturiero e nei trasporti». Purtroppo, ha commentato il presidente dell’Istituto, Fabrizio D’Ascenzo, «i settori più rischiosi sono sempre gli stessi e su questi dobbiamo insistere con ancora più efficaci e mirati interventi di prevenzione».
Stando ai dati Inail, «l’Italia registra per gli infortuni non mortali 991 casi per 100mila occupati, a fronte di una media UE-27 di 1.300. Per i casi mortali, il tasso italiano si attesta a 1,20 decessi per 100mila occupati, in linea con la media europea (1,23) e con la Spagna (1,18), ma ampiamente inferiore al tasso della Francia (3,50) e superiore a quello della Germania (0,53)».
Sul fronte delle malattie professionali, le denunce hanno raggiunto quota 98.312, in forte aumento rispetto alle 88.338 del 2024 (+11,3%). Il dato del 2025 è il più alto degli ultimi 26 anni e quadruplica i valori registrati nel 2000.
